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martedì 17 marzo 2015

MONTECUCCO SANGIOVESE RISERVA 2010 - D.O.C. - Az. Agr. Parmoleto

La Maremma, troppo spesso terra di conquista.. ritrova la sua autenticità in realtà rurali e tipicamente toscane come quella di Duilio Sodi


Ogni anno prima di avviarmi in direzione Leoncavallo per l'imperdibile appuntamento con La Terra Trema, mi stampo la lista dei partecipanti e ne evidenzio una decina che non voglio perdermi… ai quali ovviamente si aggiungono gli amici da cui si passa per un saluto e un bicchiere, più alcuni assaggi casuali da fine fiera. Purtroppo il resto si salta, qualcuo ovviamente già si conosce... ma tante altre interessanti realtà che meriterebbero attenzione, rimangono inesplorate.

Il Critical Wine milanese, rappresenta un appuntamento fisso per il sottoscritto e anche per amici, non vengono quindi a mancare nei mesi successivi, i momenti "gambe sotto il tavolo", dove gustare qualche acquisto "critico" direttamente dalla rassegna milanese, permettendomi così di recuperare alcuni assaggi mancati. 

Va così, che il buon Chicco acquista e mi omaggia di questa bottiglia di Montecucco Riserva della cantina Parmoleto, da cui non mi ero mai fermato per un assaggio... quindi novità a Simo diVino. Eppure devo ammettere che tralasciando le più conosciute e blasonate denominazioni, proprio dalla provincia di Grosseto e dalla D.O.C. Montecucco, arrivano alcune delle più interessanti bevute "toscane" fatte ultimamente. Una terra fantastica in cui tutti vorrebbero vivere, incastonata tra Montalcino, la Val d'Orcia, il monte Amiata, ma che, come ho già rimarcato in passato, ha perso in "toscanità" a causa di eno-investitori milionari, sempre più indirizzati alla conquista della Maremma. Resistono ancora fortunatamente, alcune realtà più piccole ed artigianali, che stanno tenendo alto il nome di questo territorio, grazie ad un approccio più rurale e meno "brandizzato", puntando soprattutto sui prodotti autoctoni e fortemente territoriali. 

Ho già scritto su questo blog di alcune realtà interessanti di queste parti... cantine e produttori che meritano la vostra visita durante le vacanze estive, quando da turisti andrete alla ricerca dei prodotti buoni e genuini, tipicamente toscani, senza essere presi in giro... sono queste alcune realtà da segnarvi sul taccuino... Prato al Pozzo a Cinigiano, poco distante l'Az. Agr. Sant'Anna, ma mi sono piaciuti molto anche i vini di Campi Nuovi e oggi eccomi qui a segnalarvi l'Az. Agr. Parmoleto.

In questo splendido paesaggio collinare sorge l'azienda agricola di Duilio Sodi (comune di Montenero d'Orcia), produttori soprattutto di cereali come orzo, avena, grano, ma anche viti e ulivi, senza dimenticare l'allevamento dei suini e da una decina di anni anche agriturismo. Concentrandoci sulle questioni enoiche, si producono soprattutto vini fedeli alla D.O.C. Montecucco, senza dimenticare un Syrah in purezza e due I.G.T., tra cui il Cabatto, unico bianco realizzato con un mix di Trebbiano, Malvasia e Chardonnay. 

Il vino che vado a raccontarvi é la loro Riserva di Montecucco, annata 2010, realizzato con uve sangiovese in purezza. I vigneti sorgono su terreni principalmente argillosi. In totale sono all'incirca 5 gli ettari vitati, situati in collina ad un'altezza di 250m. Ad occuparsi del vino é soprattutto il figlio Leonardo, con una gestione attenta ai ritmi della natura. Come prevede la disciplinare, per la riserva, dopo la vinificazione in inox, 24 mesi di affinamento in legno (barriques) e 6 mesi in bottiglia. 3000 bottiglie di riserva, sulle circa 20.000 prodotte. 

Il vino é di un rubino scuro dalle sfumature brillanti, compatto, intenso, attacca vinoso, leggermente alcolico (15%vol.), caldo, pungente, penetrante... Beva mai doma, sempre in bella tensione, come se le barriques non avessero plasmato troppo il carattere da sangiovese purosangue e questo é un bene. Non vi nego che appena letta la retro-etichetta, vista l'alta gradazione alcolica e le piccole botti di rovere, temevo il classico rosso toscano tendente al "super", invece il vino non eccede in legno e in grassezze, non scade mai nell'autocompiacimento, preferendo mostrare il suo carattere fortemente territoriale, piacevolmente sapido, gradevolmente fruttato e di bella presa tannica, ancora verdeggiante, ma già ben integrata. Alla fine rimane un sorso pieno, gratificante e comunque importante... per un vino che sicuramente saprà sfidare il tempo. 

Bevuta interessante e di carattere, così come é interessantissimo il rapporto qualità/prezzo (siamo sotto le 15euro). Consigliato.

sabato 25 gennaio 2014

ARPAGONE RISERVA 2007 - Montecucco Sangiovese D.O.C. - Prato al Pozzo

Un grande Montecucco riserva che merita tutta la vostra attenzione... mediaticamente pochi ne parlano, ma quella di Prato al Pozzo é una delle più interessanti "piccole" realtà sorte in terra di Maremma.



Devo obbligatoriamente iniziare questo post con 2 ringraziamenti. Il primo va a Stefano, mio caro amico per avermi fatto conoscere Francesca Quiriconi e i suoi vini, il secondo va ai ragazzi del Folletto25603,  organizzatori de La Terra Trema per aver portato a Milano Prato al Pozzo e i suoi prodotti. Per un varesino come me, sarebbe stato impossibile scoprire questa interessante realtà agricola, mediaticamente poco "chiacchierata"... nessuna traccia nelle guide in mio possesso, nessun sito internet (almeno fino a poco tempo fa) e per gusto personale, tra migliaia di interessanti bottiglie, diventa difficile investire sulla Maremma "a scatola chiusa", ultimamente terra di conquista per investitori stranieri e business man, che legano i propri interessi economici a quelli del vino... 

Anche questa é una forma di eno-snobbismo, ok, perché effettivamente all'interno di questa babilonia di vitigni internazionali e tanto brand, ci sono denominazioni come quella di Montecucco, che annoverano cantine di sicuro interesse e ottime prospettive future, persone che producono vino con grande passione e amore per la terra, agricoltori a loro modo resistenti e dissidenti, nella salvaguardia della cultura rurale della campagna Toscana. Fatto sta che nel 2011 (se non ricordo male) mi sono recato al Leoncavallo e dopo un assaggio e due chiacchiere ho acquistato questa bottiglia di Arpagone Riserva, il pezzo "pregiato" della produzione di Prato al Pozzo. 

Non sono nuovo a questa denominazione, ho già assaggiato in passato la riserva di ColleMassari, ma soprattutto ho avuto modo di scrivere delle versioni dell' Az. Agr. Sant'Anna e di Campi Nuovi. Con l'Arpagone Riserva alziamo ulteriormente il tiro, anche a livello qualitativo.

Francesca Quiriconi (e marito), ha realizzato il suo sogno nel 2003 diventando contadina e vignaiola. La sua azienda ha preso il nome di Prato al Pozzo e annovera 11 ettari coltivati tra oliveto, seminativi e vigneti (circa 1,5 ettari). Il tutto a Cinigiano, nell’alta Maremma Toscana, alle pendici del monte Amiata sulla collina a sud di Montalcino, nel cuore della denominazione Montecucco. Siamo quindi al cospetto di una cantina a produzione familiare e artigianale, ma che può vantare nel suo piccolo, uve di assoluta qualità, grazie all'ottima esposizione dei vigneti, una giusta ventilazione e alla composizione argillo-calcarea del terreno. Come si dice... il vino buono si fa i vigna, é li che il vignaiolo deve lavorare con il massimo della cura e delle attenzioni, in cantina poi bisogna solo evitare di rovinare il frutto della terra. A Prato al Pozzo lo sanno bene, per questo le piante hanno rese basse e non subiscono alcun intervento chimico, solo trattamenti a base di rame e zolfo, con utilizzo di letame come fertilizzante. In cantina niente trucchi, macerazioni senza controllo delle temperature e fermentazioni spontanee. La stessa scelta di non concentrare tutti gli sforzi nella monocoltura della vite, guarda al mantenimento della bio-diversità, così come il progetto "Amiata Responsabile" a cui aderiscono, guarda ad un'agricoltura sociale, strumento per favorire la coesione sociale, la sostenibilità e la partecipazione ai processi di sviluppo locale.

La produzione vinicola di Prato al Pozzo poggia soprattutto sul Sangiovese, uvaggio tipico di questa zona, da cui si ricava il vino più rappresentativo, ovvero il Montecucco Sangiovese Arpagone. Nelle annate migliori viene realizzata anche la versione Riserva. A completare la batteria abbiamo anche il Piede Rosso, un I.G.T. a base di Cabernet Sauvignon e un Vermentino in purezza, unico bianco della cantina. 

Lo stappato di oggi é l'Arpagone Riserva 2007, e prende il nome da "L'Avaro" di Moliere, così come il vigneto, per via della scarsità della sua produzione. Per questo vino vengono utilizzate solo le migliori uve attraverso un' attenta selezione e solo le annate ritenute "qualitativamente" adeguate, ne permettono la produzione. Come previsto dalla disciplinare del Montrecucco Sangiovese D.O.C. (se non sbaglio D.O.C.G. dal 2011)  vengono impiegate uve Sangiovese per il 90%, mentre a completamento si utilizza il Cabernet Sauvignon. La vendemmia manuale avviene verso fine settembre, con 15 giorni di macerazione e 30 mesi di affinamento, 24 in piccole botti di rovere e 6 in bottiglia. 

Si presenta vestito di un rubino scuro con sfumature granato. Vino consistente, vivo e discretamente elegante, con bordo netto e "lacrime" lente. Il resto é proprio quello che ti aspetti da un Montecucco senza fronzoli... naso di grande intensità e persistenza, con ventaglio olfattivo ampio e caratteristico dei Sangiovesi invecchiati a lungo nelle barriques. Rotondo e caldo, con (almeno inizialmente) una pungente  componente alcolica (14%vol.) che spinge un frutto rosso (lampone e ciliegia) ben maturo, accompagnato da sensazioni speziate, bacche di cannella, di vaniglia e di liquirizia, profumo di torrefazione, cacao in polvere, accenni fumè e richiami terrosi. Alla beve riesce a colpire per corpo e avvolgenza, vino caldo e tondo dalla trama tannica robusta ma vellutata. Appagante e succoso, grazie ad una piacevole sapidità, che riesce ad evitare un'eccesso di "polposità", mantenendo scorrevole e piacevole il sorso, che si spegne lungo e persistente con ritorno delle note di frutto e spezie dolci che ci lasciano "piacevolmente" appagati. Struttura, corpo, longevità, robustezza complessità aromatica, stilisticamente si attesta di diritto nella cerchia dei grandi rossi di Toscana.

A voler fargli le pulci, manca un po' di eleganza, finezza e mistero... da una vignaiola forse ci si attendeva un vino dal taglio più "femminile", mentre l'Arpagone si dimostra decisamente "maschio"... A differenza dei vini più fini, dove predominano le note eteree e sussurrate, é vino a cui piace svelarsi senza timidezze ed esprimersi con tutta la sua carica gusto-olfattiva. E questo come dico sempre, é una cosa positiva se ne rappresenta senza filtri il carattere del territorio, la ruralità e l'artigianalità del suo vignaioli, soprattutto oggi, in cui molti prendono ad esempio l'impronta stilistica della Borgogna, finendo per "sgrassare" i vini a tutti i costi. Altra nota... 24 mesi di barriques si fanno sicuramente sentire, quindi pur senza avvertire forzature, bisogna onestamente ammettere che é un vino indicato soprattutto per gli amanti del genere, posso comunque garantire anche per il resto del popolo enoico amante della botte grande... non abbiate pregiudizi perché ne vale comunque la pena. 

Prezzo di acquisto al banco assaggi (3 anni fa), di 16 euro, non pochissimi tenendo conto che si tratta (almeno in teoria) del prezzo sorgente, ma posso garantirvi che vini toscani di questo livello ve li fanno trovare in enoteca a non meno di 25-30 euro, quindi esborso più che giusto. Da appassionato e conservatore di bottiglie, mi permetto un appunto (per quanto superfluo) sulla veste grafica dell'etichetta che non rende giustizia all'importanza del vino. Ma vabbè... anche alcuni degli album più belli della storia hanno avuto copertine orrende... quindi fa niente, al di la dell'idea grafica credo sia la carta effetto lucido a sminuirne il valore. (Giudizio da consumatore, diciamo che se non lo conoscessi, affiancato ad altre decine di bottiglie non mi attirerebbe).

Prima di concludere una tirata di orecchie ai miei compagni/colleghi wine-blogger, ai giornalisti di settore, a chi organizza le fiere, scrive le guide... e mi rivolgo soprattutto a chi come me bazzica nel circuito più "artigianale" se così possiamo chiamarlo... é un peccato che solo i ragazzi de La Terra Trema abbiano dato la giusta attenzione mediatica a questa cantina... in un contesto (basta fare un giro su Google) dove in pochi ne parlano... soprattutto per il valore etico del progetto agricolo di Francesca oltre che per la qualità dei vini proposti (per non parlare dell'ottimo extravergine).

I loro vini non sono facili da reperire, ma da poco é on-line il sito internet di Prato al Pozzo, quindi contattateli o ancora meglio andate a trovarli alla Terra Trema o perché no a Cinigiano, meritano la vostra attenzione e sono sicuro che scoprirete una piccola grande cantina che non vi deluderà. Per la serie "Grandi vini di piccole Cantine".

lunedì 10 dicembre 2012

MONTECUCCO SANGIOVESE 2009 - D.O.C. - Campi Nuovi


Un vino che consiglio di provare perché é la dimostrazione di una D.O.C. in crescita  e di un terroir costellato da tanti piccoli vignaioli che lo stanno valorizzando, a discapito di tanti produttori falcoltosi, che vogliono fare della Maremma la nuova patria del taglio bordolese.


Se avete “sconvolto” i parenti abbinando agli antipasti il Sophia di Cantina Giardino, è arrivato il momento di riequilibrare le bevute del vostro Natale biodinamico e stappare un buon rosso che sappia far pace con il proprio “senso del gusto”. Se il Sophia aveva oltrepassato la mia personale soglia "gustativa", con questo Montecucco Sangiovese di Campi Nuovi rientro nella sfera di quei vini che sanno convincermi e piacermi, sia perché prodotti in maniera eticamente rispettabile e condivisibile, sia perché sanno essere sia particolari che assai piacevoli e soddisfacenti alla beva. 

Quella di Campi Nuovi è per me una nuova  scoperta, di cui scrivo molto volentieri, una delle realtà più interessanti che mi siano capitate nel bicchiere per quanto riguarda la D.O.C. Montecucco (insieme all’Arpagone di Prato al Pozzo e Salustri) per questa D.O.C. toscana che negli ultimi anni sembra ricevere sempre maggiori consensi. Trattasi di un' azienda agricola di Cinigiano (Grosseto), 7 ettari vitati tra l'Amiata e il mare, gestiti dalle sapienti mani di Daniele Rosselli e Nadia Riguccini.  Dopo anni di lavoro presso altre cantine e maturata la necessaria esperienza, nel 2000 danno origine alla loro nuova avventura, una scelta di vita ma anche una scelta radicale nel condurre un'agricoltura il più naturale e sostenibile possibile, per ottenere vini autentici e dal carattere marcato, in grado di esprimere quanto più possibile il connubio tra la vigna e il suo vignaiolo. 

La cura dei vigneti avviene secondo il metodo biodinamico, con certificazione biologica dal 2006, vigneti principalmente a base Sangiovese con alta densità d'impianto, tutti ottimamente esposti a sud-sud ovest, su terreni di sabbie argillose e ciotoli di origine calcarea e ferrosa. La cantina che é associata alla Renaissance des Appellations, produce all'incirca 15.000 bottiglie l'anno, con la D.O.C. Montecucco grande protagonista, oltre ad un Ansonica da vendemmia tardiva. 

La bottiglia che stappo e consiglio per il vostro Natale biodinamico é il Montecucco D.O.C. 2009  prodotto con uve Sangiovese in purezza. Oltre ad una gestione "natur" delle vigne, anche il lavoro in cantina punta su un percorso spontaneo e "senza trucchi". Il vino viene lasciato a fermentare naturalmente in tini tronco-conici di rovere, mentre l'affinamento avviene in botti da 20hl (assolutamente no barriques) per circa 12 mesi prima di essere imbottigliato manualmente senza alcuna filtrazione. Ne deriva un vino che riesce ad esprimere le caratteristiche dell'annata al meglio, risultando estremamente vivo e presente nel bicchiere Se possiamo definire quella del 2009 una buona annata, con frutti maturi, concentrati e ricchi di zuccheri, posso altrettanto affermare che questo Sangiovese ne é degna rappresentazione. 

Già nel bicchiere spicca un rosso rubino intenso e concentrato, profondo e scuro, ma senza risultare denso e pesante, lasciando intravedere una buona dose di eleganza, pulizia e leggerezza. Al naso troviamo un vino intenso e caldo, maturo, con una interessante spinta alcolica (14%vol.) a sostenere un bouquet non molto fine o elegante, ma bello pieno e variegato. C'è forza e armonia, con note di frutta rossa matura in primis a scaldarci il cuore (amarene), accenni terrosi e leggermente salmastri (quelli che spesso capita di incontrare nei rossi biodinamici) prima di un finale vegetale e balsamico che profuma di bosco e Maremma. Al palato é un bel "groviglio" gustativo. Entra subito sul pezzo, pieno, caldo, di corpo, leggermente tannico, ma ben equilibrato da una bella sapidità, una vena minerale che dona dinamicità e ci spinge verso un finale discretamente lungo, pulito e piacevole. 

Questo permette di avere a che fare con un vino avvolgente e dalla "bocca piena", ma senza mai sedersi su se stesso o eccedere in rusticità, mantenendo una buona facilità di beva, una piacevole fluidità e acidità, che danno quel tocco di finezza ed eleganza che equilibra il tutto rendendolo succoso. Se mi passate il termine lo definirei un vino sincero, per la sua capacità di essere rustico e "contadino", ma senza risultare mai pesante o inespressivo. 

E' un rosso apparentemente semplice, ma che alla fine sa intrigare e ci fa tornare frequentemente sul bicchiere per coglierne le molteplici sfaccettature. Si sente che su queste uve hanno lavorato mani sapienti ed esperte. Un vino che consiglio di provare perché é l'esempio di una D.O.C. in crescita (lo dimostra anche la recente qualifica a D.O.C.G. a partire dalla vendemmia 2011), oltre che di un terroir costellato da tanti piccoli vignaioli che lo stanno valorizzando, alla faccia di tanti produttori facoltosi che vogliono fare della Maremma la nuova patria del taglio bordolese. 

Prezzo di acquisto in enoteca sulle 13-15 euro, spesi decisamente bene in rapporto alla qualità del bevuto. Davvero un rosso consigliabile per il Natale Biodinamico... si farà apprezzare senza risultare mai banale, e ben si adatta ai classici secondi natalizi (tipo tacchina ripiena e polpettoni vari...) e in generale, da il suo meglio su una bella tavola imbandita. 

Una chicca interessante questa di Avionblu... che posso solo consigliare. Ancora una volta la dimostrazione (o meglio la conferma) che quando si ha rispetto per la terra, si ottengono buoni frutti.

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Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

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da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

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...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.