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mercoledì 2 gennaio 2013

NERO NE' 2005 - Taurasi D.O.C.G. - Il Cancelliere

...una continua e presente sensazione di rusticità. Pur avendo a che fare con un vino nobile, si é scelto di presentare un prodotto autentico e artigianale... un vino possente e vibrante, che sa essere (anche nelle sbavature) la perfetta sintesi del terroir e della cultura vitivinicola di provenienza.


Proseguendo il racconto sulle bevute natalizie, passo dalla "selezione del suocero" targata Asinone di Poliziano, alla scelta personale, che mi porta dritto dritto nella terra dei Lupi e più esattamente a Montemarano, dove a sede l'Az. Vitivinicola Il Cancelliere, una delle più interessanti e apprezzate realtà uscite negli ultimi anni quando si parla di Taurasi. 

Ammetto di aver acquistato questa bottiglia circa un anno fa, quasi per caso... volevo comprare un sign. Taurasi e alla fine, senza raccogliere troppe informazioni,  il mio sesto senso (e anche il settimo, ovvero il portafoglio e l'ottavo, ovvero mi piaceva l'etichetta!!) mi hanno spinto verso questa cantina, che avrò l'occasione di incontrare ai banchi d'assaggio della "Sorgente del Vino" di Agazzano. 

Parlare de "Il Cancelliere" significa innanzi tutto, parlare di una piccola cantina a conduzione familiare, con 7 ettari di vigneti e una produzione che si aggira sulle 25.000 bottiglie. Ma soprattutto significa parlare di una realtà che sorge in una delle zone di eccellenza dell'Aglianico e che si é specializzata nell'esclusiva produzione di vini provenienti da questo vigneto autoctono. Quindi piccola produzione, ottimo terroir, cultura contadina, approccio naturale e tradizionale, a cui si aggiunge la consulenza enologica di Antonio Di Gruttola (di cui ho già parlato nella recensione del Sophia di Cantina Giardino), uno dei personaggi più eclettici e stimati nel panorama dei così detti "vini naturali". A gestire il tutto la famiglia Romano, con papà Soccorso (soprannominato Cancelliere, da qui il nome della cantina) uomo di vigna, coaudiovato dalla moglie, i figli e la cognata Rita. Proprio la qualità delle uve provenienti da quest'area particolarmente vocata e la semplice, quanto faticosa, gestione "naturale" della vigna oltre ad una gestione della cantina "senza trucchi", sono i punti di forza de "Il Cancelliere". Come si dice... "il vino buono si fa in vigna" e questa cantina ne é un'ottima dimostrazione. 

Il Nero Nè 2005 prodotto in sole 3400 bottiglie é ovviamente composto da uve Aglianico in purezza, coltivate a 550 metri di altezza su suolo calcareo-argilloso, con resa di 60 ql/ha. Vandemmiata manualmente nella prima settimana di novembre, la fermentazione avviene con lieviti naturali e una macerazione di 25 giorni senza alcun controllo della temperatura. La torchiatura é manuale mentre per l'affinamento si utilizzano legni usati per circa 24 mesi. A conclusione l'imbottigliamento senza chiarifiche ne filtrazioni, con 12 mesi riposo nelle bottiglie.

Di un rosso rubino scuro e cupo, tendente all'inchiostrato, ma con una bellissima unghia porpora, leggermente denso e di buona eleganza, anche se non di grande pulizia. Il naso é eccellente, consistente e persistente, lungo e vinoso con sentore alcolico (14%vol.) in bella mostra. Devo aspettarlo qualche minuto (nonostante la stappatura della bottiglia con largo anticipo), poi esce fuori un bouquet ricco e vibrante, con note vive di frutta rossa e nera, sensazioni dolciastre cioccolatose, vaniglia, liquirizia ma anche tabacco, sentori fumè e terrosi. Non pensate però ad un naso tutto rotondità e calore, c'è una piacevole acidità di fondo che dona tonicità e freschezza al tutto. Spinge. Al palato conferma le sue caratteristiche, un vino possente e austero, di corpo e struttura, con un tanninno ancora vivo a confermare un Aglianico mai domo. Una buona iniezione di freschezza e dinamicità che vanno a favorire una beva importante, verso un finale lungo e profondo. Tutto questo trasforma un palato pieno, caldo e polposo, ricco di frutta rossa, in una beva succosa e croccante, quasi carnosa, di grande soddisfazione e appagamento. Un vino che sa emozionare. 

Detto questo, quello che vorrei evidenziare del Nero Nè (almeno per questo millesimo) è una continua e presente sensazione di rusticità. Pur avendo a che fare con un vino nobile, si é scelto di presentare un prodotto autentico e artigianale, sicuramente non sempre in perfetto equilibrio e con qualche imperfezione stilistica, ma va bene così, non é di certo finezza ed eleganza l'obbiettivo ultimo de "Il Cancelliere", piuttosto regalarci un vino possente e vibrante, che sa essere (anche nelle sbavature) la perfetta sintesi del terroir e della cultura vitivinicola di provenienza. Resta comunque la sensazione di un vino dal grande potenziale, che può ulteriormente migliorare, non ho altre bottiglie delle annate succesive da poter stapapre, ma ho letto ottime impressioni in merito, mi attendo quindi di ritrovare (chissà quando..) un Nero Nè ancora più centrato, in grado di diventare, con un po' di finezza, il miglior Taurasi sulla piazza, soprattutto nelle annate migliori, visto quanto é importante il lavoro in vigna e la qualità dell'uva nel processo produttivo de "Il Cancelliere". 

Davvero una realtà interessante, di quelle che ci riconciliano con il "pianeta" vino più artigianale e rurale, dimostrando ancora una volta, che i produttori naturali sanno fare anche i grandi vini e con un'idea diversa di "grande" vino, ben lontana dall'omologazione a cui certe cantine ci hanno abituato (e purtroppo anche certe scelte "discutibili" di alcuni consorzi). 

Prezzo di acquisto di 20euro per questa annata, ma credo che per le successive (anche in virtù dei numerosi riconoscimenti da parte di pubblico e critica specializzata), il prezzo sia lievitato. Stappate con un bel anticipo, fatelo ossigenare per bene e fate attenzione al fondo (la mia bottiglia ne era piena anche lungo le pareti). Quindi non agitate troppo la bottiglia in fase di mescita e se l'avete coricate in cantina per un po' di tempo come ho fatto io, ricordatevi di riportarla in posizione verticale per qualche ora (meglio il giorno prima se avete già deciso che é arrivato il suo momento), per favorirne il deposito sul fondo della bottiglia. Bella presenza anche sulla tavola, nella sua bella veste grafica che paga l'occhio.

Da abbinare a piatti importanti e magari anche ad un disco importante come Ten dei Pearl Jam. Uno di quei lavori che ti prende dentro, ricco di viscerale carica emotiva, senza disdegnare la componente "energia" che in un disco rock non deve mai mancare. Un capolavoro non fine a se stesso, ma che ha tracciato la linea guida e il futuro di una delle più importanti rock band degli ultimi 20 anni. Un po' come il Nero Nè de "Il Cancelliere" energico e viscerale, probabilmente anche per lui, il futuro sarà da protagonista. Le premesse ci sono tutte.

lunedì 1 ottobre 2012

TAURASI "LE SURTE" 2002 - D.O.C.G. - Macchialupa



...é come quando nei concerti live si continua ad alzare il volume di ogni singolo strumento per "farlo uscire fuori", anziché abbassare quelli che tendono a sovrastare gli altri. Conclusione... si satura il tutto, il suono non esce pulito e risulta un gran fracasso. Ho reso l'idea? Ecco questo é un vino che ha una bella complessità, un bel insieme di sensazioni gusto-olfattive, ma tendono tutte verso l'alto, quasi a volerci impressionare. 

 
Iniziamo dalla fine, ovvero dai ringraziamenti per il mio socio Franky che mi ha omaggiato con questa bottiglia. Un Taurasi del 2002 credo sia regalo assai gradito a tutti gli amanti del buon bere, anche se, in tutta onesta, stappo solo oggi il Taurasi di questo produttore. 

Come molti di voi ben sanno, il Taurasi é principalmente prodotto da uve di Aglianico (con possibile aggiunta di altre uve rosse della zona fino ad un massimo del 15%) coltivate nei comuni designati dalla disciplinare, tutti in provincia di Avellino. Nella fattispecie la cantina Macchialupa si trova a San Pietro Irpino di Chianche, nella Valle del Sabato, al confine tra le prov. di Avellino e Benevento. Questa é terra di grande tradizione vinicola, da cui si ricavano due tra i più famosi bianchi del sud, come il Fiano e il Greco di Tufo, oltre ovviamente al Tuarasi di cui vi scrivo.  

Macchialupa é una piccola azienda fondata nel 2001 da Giuseppe Ferrara (proprietario) e l’enologo Angelo Valentino, costituita da circa 16 ettari vitati e 120.000 bottiglie prodotte l'anno.Circa il 60% delle uve vengono acquistate, mentre il restante 40% proviene da vigneti di proprietà che sorgono a 450 metri di altitudine con esposizione sud-est  su terreni composti da tufo e argilla. Possiamo quindi affermare che si tratta di un'azienda vitivinicola relativamente giovane, ma che ha saputo bruciare le tappe e porsi all'attenzione della critica eno-gastronomica, grazie anche ad una particolare cura dei vigneti, con concimazioni naturali, l'assenza di agenti chimici per il diserbo e l'utilizzo di lieviti indigeni e selezionati. 

Oggi assaggio il loro Taurasi, uno dei migliori vini rossi del sud d'Italia, ma probabilmente sono i freschi e minerali Greco e Fiano i vini meglio riusciti di Macchialupa. La produzione comprende 8 tipologie di vini, compresi i 3 della linea "Le Surte" (Taurasi, Fiano e il passito Esotica sempre da uve Fiano), che possiamo definire la linea "prestige" della cantina. Il Taurasi D.O.C.G. annata 2002, viene prodotto in circa 7.000 unità, con un prezzo medio in enoteca tra le 25-30 euro. Prodotto con uve Aglianico in purezza, la fermentazione con macerazione ha una durata di circa 18 giorni, con rimontaggi giornalieri. L'affinamento avviene in barriques di rovere francese per 12 mesi (solo in parte nuove), a cui seguono 24 mesi in bottiglia. 

Di colore rosso rubino intenso con unghia granata, profondo, leggermente denso, visivamente elegante. Al naso é esplosivo, con un bouquet variegato ed etereo. Vinoso e persistente, esprime una marcata vena alcolica (13.5%vol.) a sostegno dei profumi fruttati (sottobosco rosso e nero) e delle note speziate. Sono proprio quest'ultime a colpire maggiormente, un naso pungente e pepato, complesso, con richiami floreali, ma soprattutto pepe, cannella, menta peperita, tabacco, vaniglia. Alla beva é secco e caldo, persistente ed intenso, ha grande struttura e una trama tannica serrata. Riempe bene la bocca, avvolge e scalda, se ne apprezza polpa e rotondità, ma anche una buona mineralità e acidità che lo rendono fluido e scorrevole, verso un finale lungo e pungente, saturato da una costante sensazione "alcolica" che sovrasta il retrogusto fruttato-speziato. 

Nel complesso un vino più che soddisfacente, ha lo stile e la struttura del "sign. vino", ma é come se volesse "stupirci" eccedendo in "carica agonistica", perdendo in equilibrio, eleganza e piacevolezza di beva. Non so se siete esperti di sound-check, ma giusto per fare un paragone eno-musicale (che tanto mi piace) é come quando nei concerti live si continua ad alzare il volume di ogni singolo strumento per "farlo uscire fuori", anziché abbassare quelli che tendono a sovrastare gli altri. Conclusione... si satura il tutto, il suono non esce pulito e risulta un gran fracasso. Ho reso l'idea? Ecco questo é un vino che ha una bella complessità, un bel insieme di sensazioni gusto-olfattive, ma tendono tutte verso l'alto, quasi a volerci impressionare. 

Comunque rimane un buon Taurasi, una buona dimostrazione del carattere importante e della complessità di questa tipologia di vino. Da abbinare sicuramente a piatti rustici e saporiti. Nota dolente (non per me, essendo un regalo) rimane il prezzo, carico come il vino che ho appena assaggiato. Non che trenta euro sia un prezzo scandaloso, anzi diciamo che é il prezzo di mercato per un Taurasi "importante", ma in rapporto qualità/prezzo e a titolo puramente personale, consiglierei a chi vuol provare un sign. Taurasi il Nero Nè de Il Cancelliere o l'Opera Mia della Tenuta Cavalier Pepe, vini ottimi sulle 20 euro... se poi volete proprio esagerare, la mono-etichetta di Luigi Tecce, il Pholiphemo rimane un vino che non teme confronti. 

Rimane un vinone, ma non dimenticatevi di mettere nel lettore cd qualcosa dei System of a Down e di essere in buona forma... "robba" per stomaci forti!!

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Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

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da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

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...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.