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mercoledì 5 novembre 2014

BRAZAN 2001 (140 mesi) - Collio Goriziano D.O.C. - I Clivi


Il Tocai 140 mesi de I Clivi... la "naturale" classe di un vino con la stoffa del campione...



Durante una delle poche giornate assolate di questa estate uggiosa (almeno qui al nord), mi sono recato per un paio di giorni a girovagar nel Collio, in transito direzione ex Jugoslavia. Quando é stato il momento di scegliere a quale porta (o meglio cantina) andare a bussare non ho avuto dubbi... Sono così riuscito a prendere appuntamento con Ferdinando Zanusso de I Clivi, e mi sono immerso in uno spettacolare anfiteatro di vigneti in località Gramogliano a Corno di Rosazzo, una manciata di chilometri a nord di Cormons, considerata la capitale enologica del Collio. Ho così passato un paio d'ore con Ferdinando sotto il portico della sua bella cascina ristrutturata, situata sopra la cantina e soprattutto in cima ad una collina da cui si gode una delle più belle viste della zona. 

Con il senno di poi sono contento della scelta fatta... ed il primo motivo a farmelo pensare sono proprio i vigneti... in due giorni su e giù tra Italia e Slovenia ho avuto modo di osservare splendidi vigneti di collina, ma anche vigneti di pianura che si perdono all'orizzonte, immensi, e soprattutto in questa annata difficile, un continuo via vai di trattori tra i filari a spruzzare porzioni magiche, con vigneti completamente diserbati, dove é impossibile trovare un solo filo d'erba. 

Qui dai Zanusso (Ferdinando gestisce l'azienda agricola insieme al figlio Mario, purtroppo non presente) le vigne emozionano... condotte a regime biologico, sono rigogliose di erba e vegetazione, raggiungono i 60-70 anni di età e possono essere accudite solo manualmente. Una parte di esse (tocai, ribolla, verduzzo, malvasia, merlot) per 8 ettari in totale, sono situate intorno alla cantina, mentre altri 4 ettari sono a pochi chilometri di distanza, "dietro quella collina che si vede all'orizzonte" mi dice Ferdinando. Il che significa parte nei Colli Orientali del Friuli e parte nel Collio Goriziano (seguirà chiacchierata sulle questioni amministrative e burocratiche che sembrano essere il coltello nella piaga di ogni vignaiolo..).

Capelli e barba bianchi, occhi azzurri vispi, all'aspetto più "lupo di mare" in congedo che vignaiolo, Ferdinando mi racconta la sua storia, da semplice appassionato a vignaiolo, quando nel '94 decide di stabilirsi in Friuli, terra natia della moglie, acquistando cascina e vigneti. Le sue idee sono semplici ma chiare e con un unico fine... fare vini bevibili e senza forzature, in grado di esprimere il vitigno e il terroir di provenienza. Quindi nessuna ideologia o filosofia "vinnaturista" alla base, ma la volontà di agire "naturalmente" per ottenere grandi vini di territorio... Quindi vecchie vigne autoctone, rese basse (20/30 ql/ha), zero chimica, nessuna irrigazione, potature corte, inerbimento spontaneo... insomma ottenere la qualità massima da un territorio ad altissima vocazione vitivinicola (giustamente Ferdinando sottolinea l'importanza del terreno, il famoso flysch, un multistrato di marne e arenarie eoceniche). Con un frutto di partenza di così alto livello, gli interventi in cantina sono ridotti al minimo indispensabile, attraverso procedimenti lenti e mai invasivi. I vini fermentano sui propri lieviti e fanno solo acciaio (per Ferdinando é il miglior contenitore per il vino perché non ne altera le caratteristiche). Soprattutto (essendo in Friuli é giusto sottolinearlo) niente bianchi macerati. Piccole presse, fermentazioni a basse temperature, nessuna filtrtura, chiarifiche per sedimentazione, imbottigliamento manuale e per gravità. Circa tre anni dalla vendemmia prima della commercializzazione. Vini buoni ed espressivi, ma anche belli da vedere, puliti, eleganti e con gradazioni alcoliche contenute. Circa 35.000 bottiglie in tutto.

Non mi dilungo troppo così avrò altro da raccontarvi quando stapperò e vi racconterò gli altri vini de I Clivi che mi sono portato a casa. Nonostante mi piace sempre partire dai così detti vini "quotidiani", preso dall'entusiasmo ho deciso (anche perché smanettando su Google mi sembra che nessuno ne abbia ancora parlato) di stappare per primo il Brazan 2001 "special edition"... I tredici anni di vita già vi fanno capire che si tratta di una tiratura limitata piuttosto particolare.

Il Brazan prende il nome dal vigneto di provenienza situato sul versante sud del Monte Quarin a Brazzano. Zona umida e più fredda, con forti escursioni termiche, ed un'esposizione sud, sud-est, verso il golfo di Trieste che soffia sul vigneto le sue brezze marine. Il vino é un Friulano (ex Tocai) con aggiunta di Malvasia e viene vinificato in acciaio. Fermentato sui propri lieviti, svolge fermentazione malolattica spontanea e affinato per 2 anni sulle sue fecce fini in acciaio e per 1 anno in bottiglia niente legno, nessuna filtrazione, niente macerazione. Questo é il processo produttivo del Brazan "classico", mentre per questa riserva speciale del 2001 che vado a stappare, la fase di affinamento é prolungata a  ben 140 mesi. Il che mi incuriosisce molto.

Peccato aver scoperto questo vino solo durante i saluti, mentre Ferdinando mi elencava i vini che mi aveva messo nella scatola, avrei sicuramente chiesto delucidazioni in merito... non so quindi se si tratta di un esperimento o di una scelta ponderata, non posso nemmeno dirvi se questa riserva speciale avrà un seguito anche nelle annate successive al 2001... posso però raccontarvi come é andata la bevuta... 


Il Brazan 2001 si presenta carico di un giallo intenso color oro. Brillante e pulito, al primo impatto, visivamente mi ricorda certi bianchi “tropicalisti”. Poi infilo il naso nel bicchiere, in continuazione... operazione che ripeterò prima di ogni sorso, fino all’ultimo bicchiere. E’ troppa la curiosità esplorativa nei confronti di questo calidoscopico e mutante Friulano. Fin da subito è chiaro che i frutti esotici non sono tipici del Friuli, grazie al cielo, il resto è un viaggio senza meta… Persistente e lungo, complesso, varietale, ricco di suggestioni mutanti e in continua progressione. Tridimensionale. Un leggero fondo amarognolo che intriga... idrocarburi, agrumi come il pompelmo con il suo dolce/amaro, erbe officinale, sottobosco, un mazzo di fiori selvatici, camomilla, lavanda, sbuffi minerali, sapidità… mai scontato ognuno può trovarci del suo e rendervi l'idea a parole é davvero complesso. Mai un accenno di resa, mai una perdita di tensione… non pensate però ad un vino verticale, teso e affilato come una lama di rasoio… 140 mesi non passano inosservati e si fanno sentire… ne hanno placato il fervore giovanile, arrotondando gli spigoli e conferendo equilibrio, consegnandoci  un vino pieno, ricco, importante. 

A chiudere il cerchio di un Tocai in stato di grazia, un sorso pazzesco che è l’arma in più di questo Brazan. Da un vino così complesso, intenso, strutturato, ti aspetteresti una beva piuttosto impegnativa, un vino da sorseggiare in degustazione più che da “sgargarozzare” a tavola… Invece mentre tutto quel "popò" di roba che ho scritto sopra vi rimane inchiodato alle papille gustative per interminabili secondi di piacere, il vino scivola via pulito, grazie ad un’acidità naturale e una mineralità levigata, che conferisce una leggerezza e una bevibilità disarmante, per un vino così pieno e profondo, che sa essere anche molto piacevole grazie ad una sensazione di calore alcolico, avvolgenza e pienezza. 

Vino di grande personalità con la naturalezza e il tocco tipico dei grandi campioni. Raramente si bevono bianchi così importanti e complessi con tanto piacere, gusto e facilità. Incredibile anche per longevità... forse mi sono lasciato ingannare dall'annata vecchiotta e l'ho stappato prima di tutti, ma avrebbero meritato un ulteriore invecchiamento in bottiglia, anche se l'ho già trovato decisamente pronto.

Non so dove si possa recuperare questa riserva (a parte su dai I Clivi), sappiate comunque che ha un prezzo impegnativo (30 euro), ma é una di quelle eccellenze a tiratura limitata, che ogni eno invasato ricercatore di rarità dovrebbe possedere (e bere). Per tutti gli altri ripiegate tranquillamente sul resto della batteria a marca I Clivi... avrò modo di parlarne in futuro ma posso già garantirvi che sono tra le più interessanti bevute che si possono fare nel Collio... Nel frattempo il Brazan 2001 si candida prepotentemente per la top ten di fine anno.  

mercoledì 9 luglio 2014

FRIULANO 2009 - Collio D.O.C. - Doro Princic


...persona carismatica, braccia “agricole”, sguardo fiero, baffo d'altri tempi, esattamente l’aspetto che ti immagini pensando ad un vignaiolo di queste zone... potrebbe tranquillamente essere un personaggio uscito da Zoran o da qualche film di Kusturica… 


Bottiglia acquistata quasi casualmente, visto che avevo optato per l'ultima bottiglia di Pithos bianco di COS, rimasta in enoteca. Purtroppo tappo difettoso e vino a rischio... meglio trovare un sostituto... e allora passo da un estremo all’altro, dalla Sicilia al Friuli, dal Grecanico al Tocai Friulano, che nei momenti di indecisione (...mmm... non so cosa prendere...) é sempre un rifugio sicuro per bevute che non deludono mai. La casualità sta anche nel aver scelto questo vino senza vedere l’etichetta, così quando ho letto Friulano Princic ho subito pensato a Dario Princic, produttore di cui già avevo assaggiato qualcosa a Cerea, invece poi mi sono ritrovato con Doro Princic… insomma con il senno di poi, avrei dovevo intuire che non era Dario, ma comunque poco male, produttore e vino che non ho mai assaggiato prima, il che è sempre uno stimolo per il sottoscritto.

Siamo a Cormos la capitale enologica del Collio, in località Pradis, qui Doro Princic da vita alla sua azienda agricola e da autodidatta produce i classici vini friulani. Attualmente la cantina è gestita da Alessandro (Sandro) Princic erede di Doro (essendo il figlio), e attualmente si avvia alla terza generazione. Sandro é indubbiamente persona carismatica, braccia “agricole”, sguardo fiero, baffo austro-ungarico, esattamente l’aspetto che ti immagini pensando ad un vignaiolo di queste zone... potrebbe tranquillamente essere un personaggio uscito da Zoran o da qualche film di Kusturica… il che mi ispira molta simpatia… 

Comunque come avrete capito, la famiglia Princic dal 1950, vendemmia dopo vendemmia, ha fatto scuola qui nel Collio, attraverso una conduzione familiare fortemente legata alle tradizioni e al territorio. Una decina gli ettari vitati e una produzione annua di circa 60.000 bottiglie, che spaziano dai classici bianchi come Friulano, Pinot Bianco, Sauvignon, Malvasia e Pino Grigio ai rossi Cabernet e Merlot.

I vini di Sandro sono realizzati con semplicità... non c’è spazio per gli esperimenti, si fa tutto artigianalmente, sfruttando i piccoli segreti imparati sul campo da papà Doro… con un terroir così “pregiato” l’unica cosa da fare è valorizzare il frutto e la spiccata mineralità conferita dalla caratteristica “ponca” del Collio…. Quindi solo vini in purezza da tradizionale vinificazione in bianco… rese basse in vigna (circa 40ql/ha) e solo acciaio. Dimenticatevi, legno, anfore, macerazioni estreme, blend, orange wine e chi più ne a più ne metta… l’unico obiettivo è lasciare esprimere ogni singolo vitigno con le sue peculiarità. Ne derivano vini caratteriali, netti e definiti, in grado di esprimere le sfumature di ogni singolo vitigno.

Passando al Friulano che ho stappato... ovviamente Tocai del Friuli in purezza... giallo paglierino non troppo carico, fluido e scattante, visivamente si ha la sensazione di un vino “leggero”, ma non per questo poco espressivo... Infatti al naso sprigiona un ventaglio olfattivo di buona persistenza ed intensità, con un bel equilibrio tra il frutto (agrumi e richiami tropical) e le note vegetali di biancospino, camomilla, fiori di campo, oltre alle suggestioni minerali che allungano la “sniffata”, riscaldata da un buon tenore alcolico (13.5%vol.) comunque mai sopra le righe. Il meglio al palato, grazie anche all’annata non proprio recentissima (2009), che ha permesso al vino di ammorbidirsi un po', raggiungendo un equilibrio perfetto. Acidità e mineralità che mi aspettavo decisamente su di giri, risultano integrate con un frutto vivo e croccante, accompagnato da una stuzzicante sapidità, ma soprattutto a convincere é una beva asciutta, pulita e fresca, sempre vibrante, al cospetto di un vino di carattere e dalla struttura importante. Buona persistenza finale con retrogusto amarognolo e ammandorlato al palato.


In conclusione vino davvero amabile e piacevole, ottimo anche bevuto fresco, eccellente nella sua interpretazione del vitigno. Un grande classico che non delude, anche se a gusto personale, gli manca quel tocco di originalità che invece ritrovo (ad esempio) nei bianchi macerati (che si sa nel Friuli sono maestri), così come gli manca l’eleganza e la finezza dei bianchi in barriques (ad esempio) di Borgo del Tiglio

Indubbiamente un gran bel vino e direi anche a prezzi abbordabili per la zona, circa 15 euro per questo Friulano, che posso garantirvi lascia ampiamente soddisfatti, insomma se andate alla ricerca di un classico del Collio, con i vini di Alessandro Princic non sbagliate un colpo... E' come ascoltare un grande classico (ad esempio) di Dylan... tipo una "Like a Rolling Stones" o i Velvet Underground di "I'm Waiting For The Man", o chi volete voi (una "London Calling" dei Clash?), l'avete ascoltata e ballata milioni di volte... ma non siete ancora stufi e ogni volta che parte il pezzo... é impossibile resistergli!!

N.B. AGGIORNAMENTO >> Ho passato un week end nel Collio ad inizio agosto.. Bevuto il suo Pinot Bianco... pur mantenendo la linea stilistica di questo Friulano, il vino si è dimostrato addirittura superiore per freschezza, piacevolezza e finezza. Davvero un grandissimo Pinot Bianco... il numero uno sia tra i vini di Princic, sia tra i Pinot Bianchi provati ad oggi... e come sempre il prezzo è un buon affare...

mercoledì 8 gennaio 2014

FRIULANO 2011 - Colli Orientali del Friuli D.O.C. - Aquila del Torre

...Una giornata di sole invernale, un tiepido calore che annuncia la primavera che verrà, é materia viva che scalda e appaga, ma non é ancora tempo, l'aria é tesa e tagliente, aria che gonfia i polmoni e ci fa sentire vivi, freschi, giovani...


4 icone stampate sulla retro etichetta  di questo Friulano sono sufficienti per comprendere l'essenza dei vini di Aquila del Torre. La Coccinella, simbolo della lotta integrata, di pratiche agronomiche biologiche e una ricca biodiversità, con boschi, erbe spontanee, insetti... un ripida e meravigliosa collina di 450 metri, incastonata in una verde oasi naturale, oggi riconosciuta dal WWF. La Conchiglia, simbolo dei fossili che arricchiscono il terreno su cui sorgono i vigneti... definito Flysch (stratificazione) consiste in marne e arenarie dell'epoca Eocenica. E' questa particolare caratteristica a garantire la freschezza e la mineralità dei loro vini. La Nuvola, simbolo del vento, elemento non sottovalutabile nella viticoltura, soprattutto in una terra spazzata dai venti come quella friulana. Le Alpi Giulie proteggono i vigneti dalle fredde correnti del nord, mentre sono ventilati dalle più calde correnti provenienti da sud. La Collina, simbolo del vigneto, disposto su pendio scosceso attraverso terrazzamenti a monofilare. Una forma di esposizione che garantisce uniforme insolazione e perfetta maturità alle uve. Partire da queste 4 icone e fondamentale per capire il progetto di Aquila del Torre, i suoi protagonisti e il loro vino.

Cantina con oltre un secolo di storia alle spalle, é situata a Savorgnano del Torre, in provincia di Udine, nome derivante dal torrente Torre che attraversa queste zone; enologicamente riconosciute come territorio di eccellenza per la produzione del Picolit. Aquila del Torre come la conosciamo oggi, nasce verso la metà dei novanta, quando la famiglia Ciani decide di vendere l'officina meccanica di Udine ed investire in questa Tenuta. Una scelta di vita e la volonta di chi prova a realizzare un sogno, che oggi si può dire compiuto, in virtù dei 18 ettari vitati e quasi 80.000 bottiglie prodotte, oltre ad un bad & breakfast e il progetto Oasi Picolit. Si lavora in ambito familiare e in grande armonia con la natura circostante nel rispetto della biodiversità. La conversione a biologico del 2011, é il risultato di questo "rispettoso" lavoro di salvaguardia del territorio.

Un progetto conoscitivo e formativo quello portato avanti da Claudio e Francesca, oggi aiutati dai figli, per valorizzare ed ottenere il meglio dai vigneti a base di Friulano, Sauvignon Blanc, Refosco, Picolit, Riesling, Verduzzo e Merlot. Tre le linee di vini proposti, la At che rappresenta i vini base della cantina, eleganti nella loro essenziale quanto intrigante veste grafica,  la linea selezione che può vantare (unico nel suo genere) un bianco secco a base Picolit, e i due cru a base Friulano e Sauvignon Blanc ricavati da due piccole parcelle. 

Oggi vado a stappare il loro Friulano At, annata 2011, 100% Tocai friulano (conosciuto oggi con il solo nome "Friulano" per non confondersi con il Tokaj ungherese), proveniente da un vigneto con circa 11 anni di età contornato dal bosco, con inerbimento spontaneo e trattamenti limitati a rame e zolfo. Vinificazione e affinamento avvengono in acciaio inox. La fermantazione é eseguita con lieviti selezionati (che diventeranno indigeni dal 2012) e la maturazione avviene sulle fecce per 9 mesi. Segue una leggera chiarifica e filtrazione, prima di andare in bottiglia e rimanerci un paio di mesi. Produzione di circa 8000 bottiglie nel 2012, gradazione alcolica di 13° e prezzo medio in enoteca sulle 13-15 euro.

Il vino come mi aspettavo si presenta di un giallo paglierino scarico scheggiato d'oro, limpido e solare, dinamico ed essenziale. Un acquerello su tela, pennellate delicate ed eleganti disegnano campi di fiori bianchi, mandorli fioriti e cestini di frutta estiva. Una giornata di sole invernale, un tiepido calore ad annunciare la primavera che verrà, é materia viva che scalda e appaga, ma non é ancora tempo, l'aria é tesa e tagliente, aria che gonfia i polmoni e ci fa sentire vivi, freschi, giovani. Le labbra si asciugano e con la punta della lingua ne avverto il sapore sapido e acidulo, di rocciosa salinità... chiudo la bocca e ne assaporo la saliva dolce e amarognola. 

E' vino equilibrato e leggiadro, con una bella e vitale tensione gustativa. La semplicità dell'aria fresca in una giornata di sole invernale. Lo consiglio a chi vuole bere una bottiglia buona e ben fatta senza doversi impegnare troppo. Davvero un vino che ti fa stare bene e di cui vorresti abusare... durante un aperitivo, con un piatto di verdure croccanti, una frittatina alle erbette, una pasta con le seppie o più semplicemente... per godervi un momento di relax (e di riflessione) mentre Sufjan Stevens canta To be alone with you. Segnatevi questa nome.

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Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

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da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.