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venerdì 2 gennaio 2015

3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2014.... ECCO LA PLAYLIST!!

Uno sguardo al passato per affrontare il futuro. Il 2015 enoico a Simo diVino parte da qui, con i doverosi auguri di buon anno. Come ho già fatto negli anni passati, mi diverto a riassumere in un piccolo "The best of....", le più interessanti "stappate" dell'anno appena trascorso prendendo in considerazione solo le bottiglie recensite su questo blog. Non si tratta di una classifica e non ha pretese esaustive, non ho tenuto conto di assaggi volanti, fiere mercato e tavolate gogliardiche. Diciamo che si tratta di una selezione dei vini assaggiati dalla prima all'ultima goccia, vini di cui ho potuto farmi un'idea precisa e per molti di essi parlarne anche con i produttori. Probabilmente non si tratta nemmeno dei più buoni in assoluto (diciamo a livello organolettico), ma quelli che per un'insieme di motivazioni mi hanno maggiormente convinto e coinvolto. Eccovi i 10 che hanno segnato l'anno appena trascorso. Alcuni di voi li conoscono molto bene, per tutti gli altri qualche buon consiglio per gli eno-acquisti del 2015 !!. (clicca sul nome del vino per leggere la recensione completa!!)

 

> BRAZAN 2001 (140 mesi) - Collio Goriziano D.O.C. - I Clivi
Cosa aspettarsi da un Tocai che passa 140 mesi sui lieviti? Tiratura limitata per un vino in stato di grazia, un sorso pazzesco che è l’arma in più di questo Brazan e che ben rappresenta l'anima de "I Clivi". Da un vino così complesso, intenso, strutturato, ti aspetteresti una beva piuttosto impegnativa, da sorseggiare in degustazione più che da “sgargarozzare” a tavola… Invece mentre tutto quel "popò" di roba che troverete nel bicchiere vi rimarrà inchiodata alle papille gustative per interminabili secondi di piacere, il vino scivola via pulito, grazie ad un’acidità naturale e una mineralità levigata, che conferisce una leggerezza e una bevibilità disarmante...
Non vincerò il premio "originalità 2014", ma devo essere onesto con il mio palato ed inserire questo vino “contenitore” nella top ten. Qui trovate tutto quello che vorreste trovare in un vino bianco... ricco, pieno, variegato ed intenso. Parla e non sussurra… sa essere carico e solare, maturo e materico, come ti aspetteresti da un vino del sud... il frutto é pieno e ricco, bilanciato da una ventata nordista... quindi tensione, mineralità, acidità rinfrescante, note floreali ed erbacee, sapidità marina e aromi mediterranei. Vino di grande bevibilità, verticale, fluido ma anche di grande piacere gustativo, croccante e masticabile. E’ un continuo susseguirsi di suggestioni dolci/amare di bella intensità e profondità. Piacevole, pulito, appagante, preciso, incisivo e a tratti rinfrescante.

Per me questa é una delle scoperte più interessanti del 2014. Ecco un esempio di come deve essere un bianco macerato. Un'esplosione complessa e assai piacevole che appaga i sensi a 360° tra profumi vegetali, spezie piccanti, note sapide, frutta polposa e dolciastra, senza dimenticare un tocco ossidativo che piace. Una fusione d'insieme caleidoscopica, pieno e tondeggiante, ha buon corpo e struttura, senza perdere in allungo, nerbo e sapidità. Come spesso accade le sorprese più sorprendenti, spesso arrivano dalle denominazioni meno conosciute.
Anche quest'anno un bianco ligure sugli scudi. Un grande vino che bisogna saper aspettare, perché dimostra grandi capacità evolutive. E allora ecco saltar fuori le suggestioni liguri che volevo. Varietale, con la delicatezza e l’eleganza dei vini che amano farsi scoprire per non lasciarti indifferente. Il giallo inizia ad attenuarsi per lasciar spazio al verde della macchia mediterranea, dei pini marittimi e della resina, del timo e della salvia, alloro, basilico e lavanda, fino al cedro, il pompelmo e il lime. Il sorso sale di tono, e pur mantenendo una bella pulizia e una piacevolissima sensazione materica, acquista tensione gustativa, con acidità leggera e mai sopra le righe, mineralità e sapidità fini e ben integrate che conferiscono al sorso allungo e scorrevolezza verso un finale lungo e tipicamente amarognolo che sfocia nella frutta secca.

Il più grande vino che abbiamo in Italia non può mancare in una top ten di fine anno, soprattutto se la firma é illustre come quella di Giovanni Canonica. Vigneron tradizionalista e dissidente, perché alla tradizione contadina e piemontese è legato, lontano da qualsivoglia concetto di marketing. Il sorso "ruspante" é ancora saturo di giovanil furore, ma se é vero che il 2010 barolista é anno di grazia, ne goderemo assai in futuro (fortunatamente ho fatto scorta). Il sorso é incredibilmente teso e pulito, si beve con gusto grazie ad una "ruvida" scorrevolezza dettata dalla sua grana "imperfetta" che conferisce un tocco fortemente artigianale, contadino e anarchico. Nel complesso mondo del Barolo, il Paiagallo è una piccola (grande) chicca che non può mancare sul tavolo di ogni appassionato che sa bere con il cuore.

L'altra Franciacorta... artigianale e rurale, ben lontana dallo stile dei grandi nomi a cui i più sono abituati e che a sorpresa mi entusiasma con un rosso di ottima leggerezza espressiva... tanto da "sverniciare" i piatti di una cucina stellata... Un intrigante mix di frutta rossa, note balsamiche, rimandi erbacei, eucalipto, sottobosco e spezie piccanti, il tutto avvolto da una leggera affumicatura. Un eccellente equilibrio tra tannini, alcool e acidità, con un frutto vivo e succoso che ti rimane li attaccato al palato dopo un finale appagante e pulito. La Beccaccia mi entusiasma per la sua leggerezza espressiva... riesce ad essere un vino assolutamente "godereccio" senza rinunciare ad una naturale eleganza, un'intrigante complessità e un tocco di austerità.

> CAMPORENZO 2009 - Valpolicella Classico Superiore D.O.C. - Monte Dall'Ora
Quella di Monte Dall'Ora é una di storia contadina e "dissidente", di quelle che fanno innamorare noi che di vino scriviamo e il loro Camporenzo é un vino di quelli che ti prendono "emotivamente", costringendomi a mangiare solo per il piacere di accompagnare questo rosso buonissimo. Un Valpolicella vivo e vigoroso, al naso come al palato, dove si contraddistingue per un ingresso discreto, quasi fresco, prima di esplodere energico e succoso, ricco e materico, gustoso, con una trama tannica ben integrata, che scivola via grazie ad una interessante vena acido-sapida che rendono il sorso vivo e mai sulle gambe, verso un allungo finale di grande appagamento. E' un vino che da grandi soddisfazioni... non so bene come spiegare questo concetto, bisogna berlo per capirlo, ma é una cosa che capita solo con i vini "naturali".

> SASSELLA ROCCE ROSSE RISERVA 2001 - Valtellina Superiore D.O.C.G. - Ar.Pe.Pe

Questa non vuole essere una classifica, ma se lo fosse, ecco a voi il vincitore. Un perfetto pezzo "folk" di razza pura e cristallina... un caleidoscopico ventaglio di sfumature aromatiche e suggestioni che ne fanno un vino di grande espressività territoriale e grande eleganza, dalla beva "tridimensionale". Vino per palati fini, che richiede attenzione e che deve essere capito...  Se devo dirvela proprio fuori dai denti... se non capite la grandezza di questo Rocce Rosse forse non siete in sintonia con questo blog e vi meritate un "vino frutto" consigliato da Luca Maroni!!

> MONTEPULCIANO D'ABRUZZO 2003 - D.O.C. - Emidio Pepe
Annata 2003, contraddittoria per via di un'estate particolarmente calda che ha consegnato hai posteri vini decisamente "cotti"... Non é il caso di questo Triple A del mitico Emidio Pepe, prodotto con la stessa artigianalità di sessant'anni fa. Bicchiere dopo bicchiere ci svela le sue molteplici sfaccettature... così a random... fiori appassiti, ciliegia e frutta rossa macerata, spezie piccanti, noce moscata, cuoio, erba bagnata, respiro animale, note minerali, balsamiche e una piacevole sensazione di calore. Spirito "giovanile" nonostante gli undici anni di età e una piacevole freschezza che rendono il vino snello e incredibilmente bevibile. Struttura e longevità sono impressionanti, tannicità e morbidezza sono ben equilibrati, carnoso e potente, compatto, ma con quel filo di acidità che snellisce il tutto e rende "semplicemente" straordinaria la beva. E' come se il tempo da queste parti si fosse fermato e racchiuso in un Montepulciano d'Abruzzo tutt'altro che moderno. 

> CHIANTI CLASSICO 2010 - D.O.C.G. - Monteraponi
Non é un vino tirato, ma una semplice quanto ricca rappresentazione di un territorio, di un luogo, dove le viti sono abbracciate dagli ulivi e dal bosco. Così solare nel suo frutto succoso e dolce, nei profumi estivi di macchia mediterranea e prati in fiori; così intrigante nella sua texture piacevole e pulita al palato, quasi snella, ma dalla suggestioni polverose e terrose, una grana fatta di elegante rusticità. La beva di incantevole piacevolezza, senza grassezze e forzature, nessuna pesantezza... ha un tiro verticale e minerale, un allungo teso e vibrante, una ventata di fresca acidità sostenuta da un tenore alcolico che scalda, su una trama tannica smussata e perfettamente integrata. Bravo Michele Braganti, i suoi vini sanno parlarti di un luogo, hanno carattere, vibrano, sanno dimostrarsi rustici ed artigianali con l'eleganza e l'equilibrio di chi sa fare il proprio mestiere molto bene.




OUTSIDER 2014
Concludo menzionando una serie di vini che per i più svariati motivi hanno saputo convincere il mio palato, ma che ho dovuto escludere dalla lista, per non sforare... Devo partire ovviamente da Alfiano Natta dove ha sede Crealto, già protagonista nelle passate top ten di fine anno con il loro Marcaleone (ribevuto un'altrettanto sublime 2011!!). Quest'anno sono i primi degli esclusi con ben due vini a dir poco entusiasmanti realizzati a quattro mani e che potete scoprire qui. Il Crevijn é un zero solfiti realizzato mixando le proprie uve di Grignolino, con quelle di Cascina Tavijn, mentre il Flora, é un quasi "orange" realizzato macerando in maniera meno "strong" le uve di Sauvignon fornite da Tenuta Grillo. Proseguendo con i bianchi, convince sempre un best seller della viticoltura naturale come il Fontanasanta Manzoni Bianco di Elisabetta Foradori, così come é splendida la semplicità espressiva del Friulano di Doro Princic, autentico vignaiolo di Cormos. Tornando ai rossi, sugli scudi la leggerezza scarnificata del nebbiolo di montagna, marca distintiva del Sassi Solivi della Cooperativa di Triasso e Sassella, a cui si contrappone la gustosissima surmaturazione del Poiema di Eugenio Rosi, da anni é probabilmente il miglior marzemino in circolazione. Rimanendo in regione, colpisce il Pigeno il Blauburgunder di Stroblhof, vino fine, pulito e preciso, mai banale. Scendendo in direzione sud vi segnalo le ultime due "figate" del 2014... un toscano natur di alta classe che può far impallidire molti costosi e chiaccherati "super" della zona, come il Montecucco Riserva Arpagone di Prato al Pozzo, e il Sagrantino Colle Grimaldesco di Giampaolo Tabarrini, tra le più belle bevute di sempre all'interno di una denominazione con cui fatico ad entrare in sintonia.

Ora se ne avete le forze... riavvolgete il nastro e sfoderate la vostra playlist....
Leggi la top ten dell'anno scorso:

giovedì 26 giugno 2014

FONTANASANTA MANZONI BIANCO 2011 - Vigneti delle Dolomiti I.G.T. - Foradori


...una simbiosi tra uomo, natura, terra e cielo, in un contesto agricolo dove regna la biodiversità... espressione di un territorio che Elisabetta come pochi, ha saputo interpretare.



Devo prenderla un po' alla larga la recensione di questo vino, perché prima voglio parlarvi del locale in cui l'ho bevuto. Molti appassionati di vino già conoscono l' Osteria Rosso di Sera, a Castelletto Ticino (NO)... io ci sono stato per la prima volta una settimana fa e sono rimasto particolarmente colpito sia dalla cucina, con una proposta semplice ma curata (come piace a me!!), ma soprattutto (e finalmente!!) il piacere di sfogliare un'esaltante carta dei vini, che sfoggia 900 etichette, con un'interessante panoramica sui "vini naturali". Il Capocollo di maialino Iberico Pata Negra arrosto, con zucchine saltate e salsa agro é una delizia per il palato, mentre in sala si gioca con vinosi assaggi "alla cieca" proposti da Daniele Gramegna. Al momento la più interessante carta dei vini che abbia mai sfogliato, alta qualità al giusto prezzo, con ricarichi contenuti. Il problema davanti a tante etichette é scegliere, ed io non ho sicuramente puntato sull'originalità... ma dopo aver assaggiato i vini di Elisabetta Foradori alle fiere (con grande entusiasmo...), volevo provare il suo Manzoni Bianco, tra gli ultimi nati essendo il 2010 l'anno del suo esordio.

Tanto si é scritto in merito alla "Signora del Teroldego", io vico solo che oggi la cantina di Mezzolombardo, conta 26 ettari di vigna, l’80% a Teroldego, il 15% a Manzoni Bianco e il 5% a Nosiola, per produrre in media 160.000 bottiglie ogni anno: 90.000 di Foradori, 20.000 di Granato, 20.000 di Fontanasanta Manzoni Bianco, 8.000 di Fontanasanta Nosiola e 10.000 per ciascuno dei vecchi vigneti di Teroldego Sgarzon e Morei. Numeri importanti e percorso in costante "trasformazione" che ha portato all'agricoltura biodinamica e alla sperimentazione della anfore, fino alla valorizzazione di un intero territorio attraverso l'esperienza collettiva dei Dolomitici, pongono di diritto  Elisabetta Foradori tra le più conosciute e giustamente apprezzate realtà nel panorama dei "vini naturali" e non solo. 

Devo ammettere di avere un debole per Elisabetta e i suoi vini, per cui provo una profonda ammirazione. E' un piacere ascoltarla mentre racconta con composta eleganza e fare materno dei suo vigneti, con sguardo fiero e sicurezza la sua storia, fatta di scelte e cambiamenti coraggiosi, attraverso l'abbandono delle pratiche enologiche e l'ascolto della natura, non più agricoltura interventista, ma una simbiosi tra uomo, terra e cielo, in un contesto agricolo dove regna la biodiversità e da cui si ricavano vini in grado di rispecchiare a pieno, il carattere della sua vignaiola.

Se il vino simbolo di Foradori é indubbiamente il Granato (100% Teroldego), personalmente apprezzo molto anche la batteria dei bianchi e la scelta é ricaduta sul suo Incrocio Manzoni Bianco, vitigno che nasce dall'incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco. E' allevato sulle colline argilloso-calcaree di Cognola, Sopra trento, tre ettari divisi in diverse parcelle. Le uve maturano verso fine settembre, quindi fermentazione con macerazione di una settimana in vasca di cemento e successivo affinamento in botti di acacia per 12 mesi

Vi dico subito che il vino mi è piaciuto parecchio… oserei definirlo “bello da bere” grazie ad un’impronta caleidoscopica, che lo rende ricco di sfaccettature. Come Elisabetta sa esprime con grazia ed eleganza un dinamismo che non ti aspetti. Giallo vivo e naso piuttosto fine, quasi a voler nascondere (e quindi costringerci a scoprirlo) un’insieme di “profumi” sottotraccia originali e intriganti, dalle mele ai fiori di campo, i prati di montagna e il miele, vegetale e minerale, sbuffi di incenso… un soffio teso e sottile. Olfatto in crescendo e sempre più esuberante. Palato piacevole e assai bevibile, amabile e di grande appagamento, fresco e pulito, dinamico, mantenendo verticalità e tensione con un sorso vivo e vibrante, grazie ad una acidità rinfrescante e rocciosa, leggermente amarognola a contrastare le note più calde e dolci che richiamano in chiusura le spezie e la frutta secca. Bello, succoso, mai scontato.

Sulle 15 euro in enoteca, valore alcolico contenuto a 12.5%vol, bottiglia importante e "massiccia" e buona propensione a qualche anno di invecchiamento. Se lo bevete adesso che è estate, non esagerate con il secchiello del ghiaccio… va bevuto fresco ma non troppo… altrimenti rischiate di perdervi un sacco di sfumature che lo contraddistinguono.

Una gran bella bottiglia, ma é tutta la gamma Foradori ad eccellere, e non a caso abbiamo a che fare con una delle più importanti donne del vino italiano… senza il suo lavoro e il suo approccio “filosofico” alla natura oggi non saremmo qui a deliziarci con i suoi vini delle Dolomiti, espressione di un territorio che Elisabetta come pochi, ha saputo interpretare.
 

mercoledì 7 marzo 2012

SORGENTE DEL VINO LIVE 2012 - AGAZZANO - Il vino naturale é femmina !?

Quest'anno ce l'ho fatta !! Mattinata lavorativa, pranzo, doccia, borsa per "l'eno-spesa", penna, blocchetto e via, from Varese to Agazzano... seguo le indicazioni stradali che "snobbano l'autostrada", il che significa uscire a Pero e spararsi 60 km di statale... direzione Val Tidone, va bé ci metterò di più, ma é una bella giornata assolata e preferisco godermi il panorama agricolo, piuttosto che sgasare in autostrada. In verità a parte gli ultimi 20km (diciamo da Castel San Giovanni in poi..) non é che ci sia proprio da stropicciarsi gli occhi.... comunque, verso le 16, con tre edizioni di ritardo, riesco finalmente a raggiungere la rocca di Agazzano (PC) per la quarta edizione della Sorgente del Vino Live.

Giusto per chi non avesse mai sentito parlare di questa eno-iniziativa si tratta di una "mostra dei vini naturali di territorio e tradizione". Ovvero un centinaio di produttori "naturali" provenienti dalle varie regioni d'Italia pronti a raccontarci la loro esperienza di vignaioli e a farci assaporare i frutti del loro lavoro. Come è riportato sulla home page del sito Sorgentedelvinolive, "Tre giorni in cui il protagonista indiscusso è il vino, la sua storia, la sua tradizione, il suo territorio e soprattutto il suo essere “naturalmente originale” ...vini nati dalla consapevolezza di un territorio e dalla disciplina che questo richiede: attenzione all’ambiente e coltivazione naturale dei vigneti, rispetto dei tempi necessari perché un vino sia davvero punta di diamante di una determinata area geografica". 

Arrivo alla rocca e c'è già un bel movimento, pago le 15 euro di ingresso, "recupero" un bicchiere e si parte...I banchi di assaggio sono dislocati su due piani all’interno delle varie stanze della rocca. Location suggestiva, anche se a volte le dimensioni piuttosto piccole delle stanze creano qualche problemino di “traffico”. Un pomeriggio non è assolutamente sufficiente per assaggiare tutto quello che meriterebbe di essere assaggiato, ragion per cui ho dato un occhio alla lista delle cantine partecipanti per decidere da chi andare. Poi come al solito, finisco all’interno di una spirale alcolica dalla quale ne uscirò (vivo e contento come sempre) alle 19.30, quando ormai la “festa” è finita da un pezzo e anche gli ultimi vignaioli rimasti si dirigono verso l’uscita.

Tra nuove cantine da scoprire, facce conosciute e qualche “famoso” esponente dei vini naturali, posso comunque ritenermi molto soddisfatto della rassegna e senza voler stilare classifiche (che avrebbero poco senso) tutti gli "assaggi" si sono dimostrati assolutamente all’altezza, sia per la qualità e l'originalità dei vini proposti, sia per la disponibilità dimostrata da tutti nel raccontarceli. E questo è un altro (a mio avviso fondamentale) punto a favore di queste rassegne  enologiche. La comunicazione diretta (e acquisti diretti!) con i vignaioli. Sinergie e scambi di opinione tra produttore e consumatore. L’idea di essere ad una degustazione ma anche ad una festa, ad un momento di partecipazione collettiva. Insomma si respira un'aria più da "festival" che da "degustazione seria". Un approccio molto più "popular" e "social", magari meno tecnico, ma la cosa mi piace molto e mi fa sentire a mio agio.

Nonostante quanto scritto sopra, anche qui becchi i sapientoni che si incollano al banco assaggi e straparlano al produttore con filosofiche astrazioni e immaginifiche considerazioni sul bevuto, ti vien voglia di dargli una puntinata sugli stinchi e invitarlo a non prendersi troppo sul serio... che magari un grazie, una stretta di mano e una battuta spiritosa, possono bastare. Scusate la divagazione sul tema.. ma ne ho beccati un paio davvero insopportabili.

Passiamo agli assaggi che é meglio... il piano é poche cantine ma fatte bene, assaggiare tutto quello che hanno sul tavolo...se possibile. Parto dalle mie personali new entry, ovvero vini che non avevo mai assaggiato prima, di vignaioli che poco conosco.. Pian dell'Orino, da Montalcino, si parte con il fresco e giovane Sangiovese in purezza Piandorino, prima di passare al Rosso e alle due "eccellenti" versioni di Brunello 2005 e il nuovo 2007 (di grande prospettiva). Al banco assaggi adiacente incontro la realtà vinicola Rendondel, piccola azienda di 3 ettari in piana rotaliana. Dalle "anziane" vigne ecco in primis il Dannato, un vino che affina più in bottiglia (12 mesi) che in botte, meno concentrato e più "facile" del Beatome, il loro vino più importante. Come dire, piccoli ma belli...e grazie per l'invito in cantina...Tra i nuovi assaggi c'è anche l'interessantissima realtà calabrese dell'Acino. Ringrazio Dino (se non ricordo male) per avermi spiegato tutto senza neanche bisogno di fare domande. Buono il Chora ma ad incuriosirmi (e stupirmi) sono i due vini (rosso e bianco), ottenuti in purezza dal recupero di due vigneti particolari come il Magliocco e il Mantonico. Direi una chicca, e alla fine non posso rinunciare ad una delle 1800 bottiglie di Mantonicoz prodotte.

Da una novità ad un classico targato Valpolicella. Il giro é d'obbligo al banco assaggi di Monte dall'Ora, tanto da resistere alle visionarie considerazioni, di uno che a quanto pare "la sa lunga" o forse é un "poeta del vino". Alla fine riesco ad assaggiare tutto, dal Valpolicella Classico all'Amarone. Succosi e aromatici sono vini che convincono subito, anche a scucirmi 15 euro per una bottiglia di Valpolicella Superiore... ma solo perché l'Amarone costa troppo... vista la grafica é proprio il caso di dire "Su le mani per Monte dall'Ora". Passo nella stanza successiva e ritrovo Campi di Fonterenza. Avevo già conosciuto le due sorelle Padovani qualche anno fa a La Terra Trema, dove avevo assaggiato l'anteprima del loro Brunello. Qui ad Agazzano riprovo il Brunello (annata 2007) e il Rosso 2009, che mi colpisce per freschezza e succosità, tanto da convincermi all'acquisto.

Proseguendo con le conoscenze "milanesi" un salto da Corinna dell'agricola Il Cerchio , per una bottiglia di Ansonica ed una più chiaccherata sosta da Guido Zampaglione della Tenuta Grillo. Assaggio i suoi vini in serie e mi stupisce cogliere al palato un retrogusto particolare, difficile da spiegare (vicino al terroso), che accomuna e contraddsitingue tutti i suoi vini. Un marchio di fabbrica che li rende unici, emozionanti e mai semplici. O li ami o li odi. Io li amo e chi segue questo blog già conosce il Baccabianca.

Passo ai "pezzi forti" alle cantine "famose"... siamo in Emilia e una sosta alla Stoppa é obbligatoria. Precursori dei vini naturali, mi lancio all'assaggio dei loro Macchiona, Ageno e Stoppa. Anche qui c'è una forte identità, uno stile riconoscibile che accomuna i vini della Stoppa. Ecco come in Emilia, con uve meno "nobili", ma ben accudite, si possono ottenere eccellenti vini territoriali ed Elena Pantaleoni ce lo dimostra con successo da anni. Di fronte alla Stoppa ecco Emidio Pepe, o meglio la figlia Sofia, assaggio 3 annate del loro "mitico" e "discusso" Montepulciano d'Abruzzo. Tripla AAA per questo vino, che non può non invecchiare nella mia cantina. Prendo un 2003 e dio solo sa quando lo stapperò. Poco più avanti eccoti le sorelle Conti, diciamo le più vicine a casa mia, sia per chilometraggio, che per alcuni amici in comune (un saluto a Quilici e Bottanza); oltre che per la mia unica fede chiamata Nebbiolo. Dopo tanto chiaccherare, non posso lasciare due donne del vino come Elena e Paola, senza acquistare il loro "Rosso delle Donne", alla lettera Boca, dolce ed intrigante come solo un vino "al femminile" può essere.

Se Nebbiolo deve essere, che lo sia fino in fondo, quindi dalla prima all'ultima non mi perdo una goccia del Nebbiolo di montagna proposto da AR.PE.PE. Dal più semplice Rosso di Valtellina al Sassella Ultimi Raggi é un viaggio in crescendo. C'è feeling con il ragazzo del banco assaggi, così nessun tecnicismo e degustazione passata a parlare di sbronze e rischio di ritiro patenti!! Anche senza spiegazioni in merito, l'assaggio é stato sufficientemente convincente, tanto da farmi sganciare 40 carte per due versioni di Sassella. Rimanendo tra i grandi del vino naturale, non potevo non deliziarmi con la serie completa dei dolomitici di Elisabetta Foradori. Scherzosamente e con un cordialissimo sorriso sulle labbra, la ragazza del banco assaggi mi informa su tutto quello che assaggiamo e si rende disponibilissima nel rispondere alle mie curiosità sulla macerazione in anfora. Purtroppo nessun vino in vendita, peccato, ma detto con tanta gentilezza, mi evita la sensazione di rammarico. Sia i due bianchi che i rossi, si sono dimostrati vini di grande stile ed eleganza. Mi rimane un goccio di Taurasi Nero Nè dal Cancelliere (giusto perché ho una bottiglia in cantina e volevo provare un'anticipazione...) e mentre quasi tutti stanno sbaraccando, riesco a trovare la sala del "cibo", in tempo per assaggiare ed acquistare le ultime fette di torta alla nocciola della Pasticceria Quilico (come fanno le torte alla nocciola in Piemonte non ce né...) e un caprino "che si scioglie in bocca" dell'azienda bio Le Ramate.

Barcollante e appesantito dalle sette bottiglie di vino acquistate, torno alla macchina, mentre ormai il cielo é buio e tira un bel venticello fresco (e traditore visto il mio attuale mal di gola...). E' stata sicuramente una bellisima "festa del vino", una rassegna che ho apprezzato sia per la qualità dei produttori partecipanti, sia per la grande disponibilità degli stessi nel raccontare i loro vini e un po' se stessi. Ripensandoci é stata soprattutto una giornata molto femminile. Non solo perché ero in compagnia della Betta e tra il pubblico pagante ho notato molte donzelle (o meglio damigelle vista la location), ma soprattutto perché su tredici banchi assaggi passati in rassegna, in ben otto (9 contando Ar.Pe.Pe) ho trovato gentilissime signore e signorine... Posso quindi trarre la conclusione, che il vino naturale é femmina?? Ben venga....

Permettetemi un paio di appunti, giusto per non sembrare un parente dell'organizzatore capo... per la prossima edizione una sacca porta bicchiere. Esteticamente li appesa al collo é pessima, lo so, ma risulta di un comodo... sarà anche colpa dell'alcool, ma dovendo appoggiare il calice al tavolo per prendere appunti, o sfogliare la brochure, ho dimenticato il bicchiere in almeno 5 banchi assaggi!!

E poi un appello agli organizzatori e soprattutto alle aziende vinicole partecipanti, e non mi riferisco solo alla Sorgente del Vino ma a quasi tutte le mostre enologiche... visto che si paga l'ingresso e che alla fine anche a questo giro, in cambio dell'ambito nettare ho alleggerito il mio conto corrente di oltre 150 euro... ma un misero cestino con due grissini non potevate metterlo a libero consumo del degustatore? Ogni volta bisogna ricordarsi di portarsi qualcosa da casa, altrimenti come in questo caso, mi sono dovuto passare in rassegna 13 banchi assaggi al completo senza una briciola di pane per spezzare e rendere più piacevole la degustazione. Vi garantisco che non sono l'unico ad aver notato questa cosa...nessuno pretende la degustazione classica con tavolo, sedia, sommelier che versa ecc... non mi piacerebbe nemmeno... ma almeno un po' di pane... non costa mica così tanto....

La mia giornata si conclude nel buio delle colline piacentine, mentre mi perdo su sconnesse stradine tra le vigne in direzione Ziano Piacentino. Giusto il tempo di raggiungere la località Casa Bella, riempire la "panza" con massicce dosi di culatello e gnocco fritto, prima di ripartire in direzione Varese, mentre la Betta dorme e il sottoscritto si ripassa la discografia dei Godsmack. Il risveglio domenicale sarà easy (potere dei vini naturali..), giusto il tempo di sistemare in cantina le bottiglie (sicuro che quando le stapperò, mi ricorderò della bella giornata passata ad Agazzano), prima di ripartire con un il mio sport preferito, ovvero Chianti Classico e fiorentina...

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Se avete passato uggiosi pomeriggi a consumare i vinili di Joy division, The Cure, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus... non potete rimanere indifferenti al pinot nero di Voltumna.

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Uno dei migliori assaggi della Riviera Ligure di Ponente... uno di quei casi in cui è il vino nel bicchiere che parla (...anche al posto del vignaiolo...)

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RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

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Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

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...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello
Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia
...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori
...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.