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martedì 7 ottobre 2014

CREALTO SOUND SYSTEM... FLORA & CREVIJN DUE NEW ENTRY DA SCOPRIRE...

Avevo un debito natalizio da assolvere e così in un assolato sabato di fine estate, tutti a Crealto che sto giro offro io!!
Che mi piacciono i vini di Eleonora e Gigi lo sapete, avendo già dedicato spazio su questo blog al grignolino "Marcaleone" e alla barbera "La Svolta". Mi mancava da "gustare" la barbera "VIS" affinata in anfora, oltre, ovviamente, una passeggiata tra i filari di grignolino e "addentare" la cucina di Andrea ed Elisa, che si dimostrerà, con le sue tinte liguri, semplice, leggera, fresca e gustosa, grazie all'acurata scelta di materie prime di qualità. 

Alla fine niente VIS (riesco comunque a portarmi a casa una delle poche bottiglie rimaste, vi saprò dire...), ma a mia insaputa (per la serie trovarsi nel posto giusto al momento giusto...)  direttamente dalla cantina ecco in arrivo due new entry che non mi aspettavo... un nuovo grignolino e un sauvignon macerato. Ovviamente non mi faccio scappare l'occasione della novità e pranzo in loro compagnia. 

Manco a dirlo mi piacciono entrambi e faccio spesa, le tengo in cantina un paio di settimane e poi cedo alla tentazione... in quanto indie blogger fai da te, racconto spesso eno-esperienze di cui si é già scritto a profusione, ma forse questa volta riesco ad essere il primo a raccontarvi queste due nuove bottiglie prodotte a quattro mani... ecco i nuovi singoli di Crealto featuring Tenuta Grillo e Cascina Tavijn.

FLORA
Mi viene in mente un lavoro alla Dj Shadow, il re delle contaminazioni e del taglia e cuci (in senso musicale). Prendere un pezzo più o meno noto, rivisitarlo, sezionarlo, remixarlo e tirarne fuori una canzone che ha quelle radici, ma che riesce a suonare originale e con personalità, in cui si nota la tua impronta. Hip hop sperimentale che sfocia in mille sfumature funk, rock, ambient, jazz, soul, trip hop.  Questo mi ha stimolato il Flora... un perfetto taglia e cuci alla Dj Shadow... Si parte da una certezza... il sauvignon di Guido Zampaglione alias Tenuta Grillo (di cui ho già scritto qui e qui) uno dei capisaldi della viticoltura naturale e se vogliamo estrema. Un anarchico delle macerazioni. Cosa fanno a Crealto? Pigliano le uve sauvignon di Guido le chiudono in cantina e dopo una sola settimana di remix sulle bucce ne tirano fuori il loro primo bianco macerato. Quasi una versione light del Solleone di Grillo, che invece sosta 60 giorni e poi riposa altri due anni sui sedimenti. 

Quello che ti aspetti da un macerato non troppo spinto qui lo ritrovi ed é goduria pura. Come nei remix di Shadow la base é solida, é ricca e da sostanza al pezzo. Il colore a buccia di cipolla non lascia dubbi, densità e velature non mancano... la grana é grossa, ma il trattamento pur rientrando nei canoni gustativi dei macerati (devo ancora chiarire a me stesso se le macerazioni rendono giustizia al vitigno o ne offuschino le peculiarità...) é soft e ricco di atmosfere... Può piacere ai rappusa più cazzuti e intransigenti, così come agli amanti del jazz quando vogliono fare gli alternativi. Per me é un vino gradevolissimo nella sua articolata semplicità ricca di sfumature. Un gioco di chiaro-scuri, dolce-amaro, sapidità e nerbo, forma e sostanza. Chissà se rimarrà una chicca per collezionisti da fiera del vinile o prenderà forma negli anni a venire. 13.5% vol. e se non ricordo male 12 euro in cantina. Se passate da Fornovo chiedete delucidazioni al banco assaggi e provatelo. Ascoltatevi questo pezzo Midnight in a Perfect World e capirete di cosa sto parlando. 

CREVIJN
Copio-incollo da wikipedia... Un mash-up (altrimenti mash up o mashup) è una canzone o composizione realizzata unendo fra loro due o più brani pre-registrati, spesso sovrapponendo la parte vocale di una traccia a quella strumentale di un'altra... Il Crevijn è a tutti gli effetti un mash-up enoico molto ben riuscito, originale e postmoderno. Ma soprattutto è il frutto di un'amicizia tra i ragazzi di Crealto e Cascina Tavijn… Una collaborazione che si materializza in questa bottiglia… Il nome CRE(alto)-(ta)VIJN non lascia dubbi sul sodalizio, così come la carinissima etichetta…  Un mash up di uve grignolino provenienti dai vigneti delle due cantine, per realizzarne un prodotto unico nel suo genere, almeno per quanto ne so io, il primo grignolino a quattro mani, senza solfiti e dal tappo a corona. Solo acciaio.

Rispetto al Marcaleone che tanto mi aveva entusiasmato per leggerezza e freschezza, scarno e beverino, aranciato e molto femminile, il Crevijn é un grignolino più “strong”… lo si nota già dal colore più carico, nella sua impronta alcolica (14%vol.), nella sua trama olfattiva, più concentrata e pungente, terrosa, rustica, animale, speziata…  Al palato è lineare, teso, agile… scivola che è una meraviglia, senza mai annoiare e senza cali di tensione. Superbeva. Un grignolino più “masculo” e meno "dissetante", ma anche più originale ed intrigante, bevibile anche su piatti più ruspanti. Il Crevijn é materia viva, che evolve nel bicchiere e stimola il bevitore. Difficile farvelo capire a parole… dovete provarlo… e basta!! Mi é piaciuto un sacco. Se non ricordo male.. 15 euro in cantina… Bravi davvero… con questa bottiglia che ho osato definire "postmoderna" siete riusciti a dare giovanil furore ad un vino di tradizione (e per alcuni vecchio stampo) come il grignolino, con una bottiglia che ben figura nelle migliori enoteche “vinnaturiste” di città. Amanti del genere... so che siete pochi, ma anche in questo caso... tappa obbligata se passate da Fornovo.


Particolarità... entrambi i vini a bassa tiratura, non presentano in etichetta l'annata (trattasi comunque della 2013)... non so dirvi se si tratta di un progetto collaterale ed estemporaneo o se avrà un futuro... assetati di tutta Italia incrociate le dita. Se nel frattempo Eleonora (ma anche Nadia e Guido) vogliono "illuminarci" in merito a queste nuove creature... siete i benvenuti!!

Comunque su a Crealto... tutti promossi a pieni voti, per qualità dell'offerta ma soprattutto per simpatia e accoglienza. Quando in un posto ti senti a tuo agio é un valore aggiunto di non secondaria importanza. A differenza di quanto scritto nel precedente post... qui l'appassionato é rispettato... Vignaioli così ce ne vorrebbero di più... Sostenete la causa compañieros...
 

mercoledì 28 novembre 2012

LA TERRA TREMA 2012 [Tengo la posizione]


"Tengo la posizione, cavalco gru e tralicci, conquisto i tetti di cie e recinzioni. Stringo in mano la pietra e l'arancia, curo la vigna e il campo, sfido il tuo cemento".

Frase semplice ma intensa che racchiude l’essenza della Terra Trema, imperdibile appuntamento di fine novembre presso lo spazio pubblico autogestito del Leoncavallo di Milano. Siamo alla sesta edizione della rassegna organizzata da "il Folletto 25603" di Abbiategrasso e come ogni anno anche il sottoscritto e compagnia é presente e partecipe all’iniziativa...“Tengo la posizione” é il motto di quest’anno e della bellissima locandina disegnata da Simone Massi. 

L'iniziativa é cresciuta nel corso degli anni, ma senza mai cambiare pelle, un filo conduttore che parte da Veronelli e il suo progetto Critical Wine, per una festa contadina che più di ogni altra ne ha saputo cogliere l'eredità e la sostanza. Nel mio ruolo di fruitore e divulgatore attraverso questo blog, spero anch'io di dare il mio piccolo contributo a “far tremare la terra”, raccontando e promuovendo questa iniziativa, a cui partecipo dalla prima edizione, acquistando vini e prodotti... ben felice di versare le 8 euro di sottoscrizione. Da sempre vi sostengo e sempre lo farò.

Alla Terra Trema i tecnicismi passano in secondo piano, poco importa se devi scaldare il bicchiere perché i rossi sono troppo freddi, quello che conta è esserci, sentirsi partecipi di un piccolo evento popolare e di grande partecipazione collettiva, una fiera mercato dove tutti si sentono (chi più chi meno) protagonisti. E' una festa per gli agricoltori ma anche per gli appassionati, entrambi uniti nell'approcio "critico e antagonista" di porsi al sistema produttivo. Sarà la sua informalità, sarà l'atmosfera "partecipata" del pubblico, sarà che il Leo é stato (ed è ancora anche se con meno frequenza) il luogo di molte serata di gioventù, sarà che non mi sono mai perso un’edizione, sarà il suo taglio "politico"... ma la Terra Trema rimane la rassegna eno-gastronomica che più sento e mi porto nel cuore. 

"Agricoltori, vignaioli, spazi occupati – autogestiti e indipendenti -  pratiche di r-esistenza nei territori: in questo meraviglioso e pazzo incontro sono racchiuse la forza e la necessità stessa de La Terra Trema". e ancora "Da 6 anni La Terra Trema porta nel cuore di Milano le mille narrazioni delle agricolture partigiane e ribelli; le molteplici storie di rivolta di chi abita territori assediati da cemento, capannoni, infrastrutture devastanti calate dall’alto e di chi vive territori con specificità paesaggistiche e produttive uniche e straordinarie. La Terra Trema è manifestazione dedicata all’agricoltura di qualità, quella che in Italia quotidianamente lotta per tutelare suolo e socialità, colture e cultura, enogastronomia non elitaria e un’idea differente di sviluppo."

Quest’anno "tengo la posizione" e non manco all’appuntamento, ma anziché presentarmi all’apertura del venerdì, decido di presidiare alla chiusura della domenica sera… giusto per testare la resistenza dei vignaioli dopo 3 giorni intensi di fiera! Arrivo che sono ormai le 17, ho 3 ore di tempo prima della chiusura e decido di prendermela “easy”… salutare un po’ di persone che nella ressa di Fornovo avevo saltato e poi assaggi di qua e di la non proprio programmati. Garantito come sempre il colpo d’occhio ad effetto del salone centrale... rispetto al venerdì dell’anno scorso c’è meno gente, il che rende l’ambiente più vivibile e facilita chiacchiere e degustazioni ai banchi d'assaggio. Lo zoccolo duro dei vignaioli è sempre presente, ci mancherebbe… devo ammettere ho incontrato qualche faccia nuova, non so se si tratta di una scelta ponderata o di sostituzioni causa defezioni, ma bene così… (peccato mancassero i ragazzi di Crealto, loro qui ci stavano alla grande!)

Parto proprio da una “new entry”, ovvero Carlo Tabarrini di Cantina Margò… ho assaggiato tutto il suo "armamentario", davvero interessante considerando la giovane età della cantina… mi porto a casa il suo rosso 2010 da uve Sangiovese… bell'esempio di freschezza e beva gagliarda, non ancora del tutto pronto, ma il futuro è dalla sua parte e può solo migliorarsi… passo da un'altra "new entry", ovvero l'Acino, ma vedo Dino impegnato in chiacchiere e con poche bottiglie sul tavolo, si vede che i ragazzi non si sono risparmiati nei giorni precedenti... ripasso dopo, ma Dino non c'è più e il banchetto é in stato di semi-abbandonato... pazienza vi saluto da qui. Rimango in Calabria per un assaggio di Cirò da  Sergio Arcuri, peccato non essere riuscito a parlarci, ho trovato il suo Aris da uve Gaglioppo davvero notevole. Elegante già alla vista, si traveste da grande ma con ottima bevibilità. Rapporto qualità/prezzo invidiabile. 

Faccio il giro dei rossi de "La Basia", vini del Garda bresciano, principalmente a base Groppello, ma ad intrigarmi é soprattutto il "Predefitte", prodotto con uve Rebo e Barbera... mai provato prima... bella scoperta... Rimango in regione ma salgo di quota e arrivo in Valtellina, per conoscere "Triasso e Sassella", una piccola cooperativa agricola di 5 produttori con un'unica fede... ovvero il Sassella... da nebbiolista porto a casa una bottiglia, la posizione al fianco del "Stella Retica" di Ar.Pe.Pe giù in cantina e tra qualche anno si vedrà... Da Nebbiolo... a Nebbiolo con la "N" maiuscola per un assaggio di Pié Rupestris da Cappellano e un sorso del suo mitico Barolo Chinato... quasi una medicina che mi rimette in pista, spezie a mille per un vino davvero unico. 

A proposito di vini particolari, ringrazio Federico "Legno" per avermi portato al banco assaggi di Calcabrina, il suo Montefalco Rosso biodinamico da uve Sagrantino in purezza é davvero una bella scoperta, a partire dalla veste grafica originale, al vino decisamente piacevole... succoso e quasi balsamico al naso. Forse eccede in dolcezza e necessita ancora un paio di annetti in cantina... non posso non comprare una bottiglia... ne sono sicuro... mi gusterò un vino che spacca. Un salto da Cascina Zerbetta, non male il rosso e la Barbera, ma senza entusiasmare, tanto che alla fine, mi intriga maggiormente il loro bianco Quattrocento a base Sauvignon. Decido di saltare qualche "mostro" sacro della Terra Trema, giusto per non andare sempre dai soliti... quindi quest'anno niente Amarone da Aldrighetti, ma salto anche marchigiani, toscani e veneti... e passo direttamente al giro dei saluti... non prima di una breve sosta da Brunnenhof Mazzon, che come avrete dedotto arriva dall'Alto Adige e produce un Pinot Noir riserva davvero notevole, fine e ricco di frutta. Davvero ottimo, prenoto già una bottiglia per l'anno prossimo, perché ho appena fatto spesa dalla Dalzocchio a Fornovo.

Parto da Cantina Conti… giro di assaggi e un inchino al super-Boca del ’91, 20 anni e non sentirli. Elena e Paola sempre in gran forma… direi quasi “esplosive” (e chi ha sentito il botto di sabato sa che non mi riferisco solo a loro), baci-abbracci, foto di rito e alla fine me ne vado con i loro biscottini preparati dalla sapienti mani di Daniele Marziali (da scrivere con la A cerchiata… che purtroppo non riuscirò ad incontrare), non prima di un'incursione volante di Daniela "La Marca di San Michele" piuttosto "Capovolta".. ma é rimasto solo il Pigro 2010 e quando passo da loro hanno già "sbaraccato". Dall'alto Piemonte al Monferrato per incontrare Guido "Grillo" Zampaglione. Basta avvicinare il naso al bicchiere per riconoscere i suoi vini anche alla ceca. Rifaccio il giro degli assaggi perché mi piacciono tutti, prima di farmi sorprendere dalla chicca "sottobanco"... un bianco a base Sauvignon ancora senza nome e ancora non pronto, ma che promette molto bene, fresco, aromatico e apparentemente molto più semplice e snello rispetto al resto della linea, da bersi giovane. Il nuovo jolly di Tenuta Grillo... Alla fine me ne vado con un pacco di riso "Carnaroli" e per ringraziare, racconto a Guido che in quel salone vidi un indimenticabile concerto dei Fugazi nel 1999.

L'ora é tarda, il vino in corpo ad un buon livello e la panza é ancora vuota... non posso mollare il salone senza un salto dai Quat Gat, assaggio la sorprendentemente buona Vespolina in purezza di Matteo, prima di virare sui Gattinara. Saluto Luca e mi faccio aprire una bottiglia di Gattinara 2006 per la cena. Come sempre darà soddisfazioni... pieno, rustico, caldo... l'eleganza non abita qui... ma nessuno la stava cercando! Nel frattempo (per gli amanti della cronaca), l'Agricola Garella si aggiudica l'ambita Roncola d'Oro, mentre a noi rimane solo il tempo di far tavolata in cucina Pop, con l'aggiunta di due ottimi formaggi dell'agricola Il Tasso, giusto per ricordarci che anche nella mia provincia ci sono realtà interessanti con prodotti qualitativamente validi (favoloso il gorgonzola di capra). E poi sono di Piero... un luogo magico che i freak del varesotto ben conoscono.

A grappino ultimato e Leoncavallo svuotato metto la parola fine alla mia Terra Trema 2012... anche quest'anno i trattori hanno invaso la città... agricoltori, vignaioli, scrittori, enogastronomi, appassionati, spazi resistenti, cittadini, paesani, partigiani... in alto i calici, in attesa che la Terra torni a Tremare nel 2013.... si sente già in lontanza il rombo dei trattori...

lunedì 16 luglio 2012

PECORANERA 2003 - Monferrato D.O.C. - Tenuta Grillo

...Come avevo già scritto, per me Tenuta Grillo equivale ai Fugazi nel rock alternative, sempre e comunque per la loro strada, vino o musica che sia... senza compromessi.
 

A volte capita di tornare sul luogo del delitto. Vuoi per una serie di casualità (mi riferisco ai più grandi e conosciuti produttori, che… volenti o nolenti… ogni tanto una bottiglia ti capita sulla tavola), vuoi perché ci innamoriamo di una cantina e dei suoi vini e ci piace provare tutta la loro gamma. 

E' quindi un immenso piacere tornare a scrivere un post dedicato alla Tenuta Grillo e al suo mentore Guido Zampaglione, sicuramente uno dei più coraggiosi (per le sue scelte senza compromessi..) ed interessanti vignaioli in circolazione, già attivo dagli anni '90 in Irpinia con l'azienda agricola Il Tufiello e il suo Fiano Don Chisciotte e dal 2002 al lavoro in quel di Gamalero (AL). 

Le caratteristiche dei vini della Tenuta Grillo (Tornasole, Pecoranera, Baccabianca, Igiea e Protasciutto) sono similari (quando li assaggi ritrovi un comune denominatore, un marchio di fabbrica che li rende autentici e riconoscibili, anche al palato di uno poco esperto come il sottoscritto...) ma mai uguali, non esiste un metodo produttivo standar, una ricetta, ma tutto va in base a quello che si raccoglie in vendemmia, ai frutti della vigna, alle caratteristiche climatiche dell'annata. Sono vini di terroir, che possiamo definire “naturali e veri”, considerando che sia gli interventi in vigna che in cantina sono ridotti al minimo. Vini in continua evoluzione, possono passare anni prima che il vino venga commercializzato, e quando le altre bottiglie iniziano la fase discendente i vini di Guido devono ancora raggiungere la completa maturazione. Le bottiglie della Tenuta Guido sono esseri vivi e dormienti, amano essere dimenticate su qualche vecchio scaffale buio e impolverato, da riscoprire e apprezzare nel pieno della loro forza quando ormai ti sei dimenticato della loro esistenza. 

Quello che accomuna i vini della Tenuta Grillo sono alcune caratteristiche visive e gustative. Tutti i suoi vini appaiono piuttosto densi e carichi, belli tosti, quasi pastosi alla beva. Sono vini di grande longevità e capacità evolutiva. Vini che essendo ottima rappresentazione del terroir, riescono a non risultare mai similari a nessun altro vino della zona, capaci di essere curiosi e da scoprire. Come avevo già scritto in passato, per me Tenuta Grillo equivale ai Fugazi nel rock alternative, sempre e comunque per la loro strada, vino o musica che sia... senza compromessi.

Dopo avervi raccontato del bianco più rosso che mi sia capitato di bere (il Baccabianca) eccovi il Pecoranera, un blend particolare di uve rosse del Monferrato con il Freisa a farla da padrone (80% circa) e Barbera, Dolcetto e Merlot a completare il mix. Anche in questo caso, siamo di fronte ad un vino unico, radicale, estremamente territoriale, fedele espressione dell’idea di vino e della filosofia che il suo vignaiolo vuole trasmetterci. 

Passando alla bottiglia Pecoranera 2003... prima cosa da dire é fate attenzione al fondo. E' un vino non filtrato e il mio aveva un notevole deposito. Informazione di servizio... "non agitare prima dell'uso!". Vi ho già detto che si tratta di un blend, con uve provenienti da vigneti a bassa resa (circa 50-60 ql.) su terreno sabbioso-limoso. Età delle viti sui 20-30 anni coltivate a regime biologico non certificato. Trattamenti con l'esclusivo utilizzo di rame e zolfo, lieviti indigeni in cantina, con macerazione e affinamento in botti di legno di diversa capacità. Lungo affinamento in bottiglia per i circa 10.000 "esemplari" prodotti.

Nel bicchiere spicca un rosso rubino piuttosto intenso con unghia granata, consistente, velato, concentrato e carico. All'olfatto si dimostra subito energico, bello vinoso, intenso e persistente, ma al contempo piuttosto fine e molto variegato. Ci vuole qualche minuto e qualche rotazione per dare modo al vino di concedersi un po', di aprirsi in un mix carico di frutta a bacca rossa, accompagnata da una nota minerale e speziata con profumi varietali di erbe e terra. Al palato é di sicuro impatto, denso, caldo e pastoso. Non pensate però ad un vino rustico, c'è un tannino piuttosto vispo e una buona vena minerale a donare un po' di freschezza e finezza. Piuttosto polposo, ha un buon corpo e una bella struttura con un finale piuttosto lungo e persistente che rilascia sensazioni amarognole che richiamano le sensazioni terrose ed erbacee già avvertite al naso. Sicuramente un vino tosto, forte anche di una gradazione alcolica del 14.5%vol., ma al contempo assai piacevole e godibile, tanto da risultare quasi "giovane", pur parlando di un vino del 2003.

Personalmente sono rimasto colpito e se non fosse per i miei 36 anni non oserei a definirlo "vino d'altri tempi" o "vino di una volta" (vini che probabilmente non ho mai bevuto, ma questa é la suggestione che ci lascia...). Forse non può piacere a tutti e devo ammettere che arrivare a fine bottiglia può essere un po' "faticoso", ma sicuramente é un prodotto "alternativo", lontano dall'idea di vino moderno, che sa esprimere personalità e sicuramente farà discutere i vostri compagni di bicchiere.

Se non siamo sui livelli del Baccabianca che tanto mi aveva entusiasmato, ci andiamo molto vicini, anche in considerazione che il 2003 é la prima annata prodotta da Tenuta Grillo e che rimane nella memoria come una delle estati più calde in assoluto. Come per i suoi vini anche Guido da l'idea di un vignaiolo tutto di un pezzo che parte dalla tradizione e dal terroir, ma che é sempre in continua "lenta" evoluzione. Ci aspettiamo quindi altre grandi annate.

A scanso di equivoci (prima che qualcuno mi dia del "paraculo"), ci tengo a precisare che non faccio Zampaglione di cognome, che non sono un amico di Guido, che non mi presento mai come wine-blogger ai banchi d'assaggio e che non ho ricevuto i suoi vini in "omaggio degustazione". Semplicemente ho conosciuto i prodotti della Tenuta al loro banco assaggi, mi sono entusiasmato, ho pagato e portato a casa queste bottiglie, ed ora ho il piacere di raccontarle ed esprimere le mie ottime sensazioni in merito. 

La storia narra che il sottoscritto é entrato in contatto con i vini di Guido un annetto fa, a "La Terra Trema". Mi ero appuntato questo vignaiolo tra quelli da non perdere. Chiedo subito di assaggiare il Baccabianca, e dopo il primo sorso son già li ad acquistare la bottiglia. Poi assaggio il Pecoranera... stessa scena. Il bello é che Guido mi ha presentato questo vino come un Freisa... dopo una smorfia del sottoscritto alla parola Freisa, (non é il mio uvaggio preferito...) subito Guido quasi a scusarsi, mi ha informato che si trattava di una versione un po' particolare, un mix del Monferrato con quel tocco di Merlot per arrotondare il tutto... quasi un vino "esperimento"... come dire prova questo... é strano senti un po' se ti piglia... ma secondo me ben sapeva del potenziale di quella bottiglia e che non me ne sarei andato senza portarmi a casa anche il Pecoranera. 

Ecco la capacità di presentarmi e vendermi un vino in maniera così modesta, quasi indie-rock nella sua semplicità, mi ha fatto ulteriormente "rispettare" i vini della Tenuta Grillo. Come se un gruppo di ragazzini ti chiede se per piacere puoi ascoltare il loro nuovo pezzo e scopri che hanno appena composto che so... Smells like teen spirit o Enjoy the Silence...!! 

Prezzo di acquisto tra le 15 e le 18 euro. Da bere in abbinata a piatti rustici. Passione, rispetto e zero compromessi. Vignaiolo vero e vino da provare.


mercoledì 7 marzo 2012

SORGENTE DEL VINO LIVE 2012 - AGAZZANO - Il vino naturale é femmina !?

Quest'anno ce l'ho fatta !! Mattinata lavorativa, pranzo, doccia, borsa per "l'eno-spesa", penna, blocchetto e via, from Varese to Agazzano... seguo le indicazioni stradali che "snobbano l'autostrada", il che significa uscire a Pero e spararsi 60 km di statale... direzione Val Tidone, va bé ci metterò di più, ma é una bella giornata assolata e preferisco godermi il panorama agricolo, piuttosto che sgasare in autostrada. In verità a parte gli ultimi 20km (diciamo da Castel San Giovanni in poi..) non é che ci sia proprio da stropicciarsi gli occhi.... comunque, verso le 16, con tre edizioni di ritardo, riesco finalmente a raggiungere la rocca di Agazzano (PC) per la quarta edizione della Sorgente del Vino Live.

Giusto per chi non avesse mai sentito parlare di questa eno-iniziativa si tratta di una "mostra dei vini naturali di territorio e tradizione". Ovvero un centinaio di produttori "naturali" provenienti dalle varie regioni d'Italia pronti a raccontarci la loro esperienza di vignaioli e a farci assaporare i frutti del loro lavoro. Come è riportato sulla home page del sito Sorgentedelvinolive, "Tre giorni in cui il protagonista indiscusso è il vino, la sua storia, la sua tradizione, il suo territorio e soprattutto il suo essere “naturalmente originale” ...vini nati dalla consapevolezza di un territorio e dalla disciplina che questo richiede: attenzione all’ambiente e coltivazione naturale dei vigneti, rispetto dei tempi necessari perché un vino sia davvero punta di diamante di una determinata area geografica". 

Arrivo alla rocca e c'è già un bel movimento, pago le 15 euro di ingresso, "recupero" un bicchiere e si parte...I banchi di assaggio sono dislocati su due piani all’interno delle varie stanze della rocca. Location suggestiva, anche se a volte le dimensioni piuttosto piccole delle stanze creano qualche problemino di “traffico”. Un pomeriggio non è assolutamente sufficiente per assaggiare tutto quello che meriterebbe di essere assaggiato, ragion per cui ho dato un occhio alla lista delle cantine partecipanti per decidere da chi andare. Poi come al solito, finisco all’interno di una spirale alcolica dalla quale ne uscirò (vivo e contento come sempre) alle 19.30, quando ormai la “festa” è finita da un pezzo e anche gli ultimi vignaioli rimasti si dirigono verso l’uscita.

Tra nuove cantine da scoprire, facce conosciute e qualche “famoso” esponente dei vini naturali, posso comunque ritenermi molto soddisfatto della rassegna e senza voler stilare classifiche (che avrebbero poco senso) tutti gli "assaggi" si sono dimostrati assolutamente all’altezza, sia per la qualità e l'originalità dei vini proposti, sia per la disponibilità dimostrata da tutti nel raccontarceli. E questo è un altro (a mio avviso fondamentale) punto a favore di queste rassegne  enologiche. La comunicazione diretta (e acquisti diretti!) con i vignaioli. Sinergie e scambi di opinione tra produttore e consumatore. L’idea di essere ad una degustazione ma anche ad una festa, ad un momento di partecipazione collettiva. Insomma si respira un'aria più da "festival" che da "degustazione seria". Un approccio molto più "popular" e "social", magari meno tecnico, ma la cosa mi piace molto e mi fa sentire a mio agio.

Nonostante quanto scritto sopra, anche qui becchi i sapientoni che si incollano al banco assaggi e straparlano al produttore con filosofiche astrazioni e immaginifiche considerazioni sul bevuto, ti vien voglia di dargli una puntinata sugli stinchi e invitarlo a non prendersi troppo sul serio... che magari un grazie, una stretta di mano e una battuta spiritosa, possono bastare. Scusate la divagazione sul tema.. ma ne ho beccati un paio davvero insopportabili.

Passiamo agli assaggi che é meglio... il piano é poche cantine ma fatte bene, assaggiare tutto quello che hanno sul tavolo...se possibile. Parto dalle mie personali new entry, ovvero vini che non avevo mai assaggiato prima, di vignaioli che poco conosco.. Pian dell'Orino, da Montalcino, si parte con il fresco e giovane Sangiovese in purezza Piandorino, prima di passare al Rosso e alle due "eccellenti" versioni di Brunello 2005 e il nuovo 2007 (di grande prospettiva). Al banco assaggi adiacente incontro la realtà vinicola Rendondel, piccola azienda di 3 ettari in piana rotaliana. Dalle "anziane" vigne ecco in primis il Dannato, un vino che affina più in bottiglia (12 mesi) che in botte, meno concentrato e più "facile" del Beatome, il loro vino più importante. Come dire, piccoli ma belli...e grazie per l'invito in cantina...Tra i nuovi assaggi c'è anche l'interessantissima realtà calabrese dell'Acino. Ringrazio Dino (se non ricordo male) per avermi spiegato tutto senza neanche bisogno di fare domande. Buono il Chora ma ad incuriosirmi (e stupirmi) sono i due vini (rosso e bianco), ottenuti in purezza dal recupero di due vigneti particolari come il Magliocco e il Mantonico. Direi una chicca, e alla fine non posso rinunciare ad una delle 1800 bottiglie di Mantonicoz prodotte.

Da una novità ad un classico targato Valpolicella. Il giro é d'obbligo al banco assaggi di Monte dall'Ora, tanto da resistere alle visionarie considerazioni, di uno che a quanto pare "la sa lunga" o forse é un "poeta del vino". Alla fine riesco ad assaggiare tutto, dal Valpolicella Classico all'Amarone. Succosi e aromatici sono vini che convincono subito, anche a scucirmi 15 euro per una bottiglia di Valpolicella Superiore... ma solo perché l'Amarone costa troppo... vista la grafica é proprio il caso di dire "Su le mani per Monte dall'Ora". Passo nella stanza successiva e ritrovo Campi di Fonterenza. Avevo già conosciuto le due sorelle Padovani qualche anno fa a La Terra Trema, dove avevo assaggiato l'anteprima del loro Brunello. Qui ad Agazzano riprovo il Brunello (annata 2007) e il Rosso 2009, che mi colpisce per freschezza e succosità, tanto da convincermi all'acquisto.

Proseguendo con le conoscenze "milanesi" un salto da Corinna dell'agricola Il Cerchio , per una bottiglia di Ansonica ed una più chiaccherata sosta da Guido Zampaglione della Tenuta Grillo. Assaggio i suoi vini in serie e mi stupisce cogliere al palato un retrogusto particolare, difficile da spiegare (vicino al terroso), che accomuna e contraddsitingue tutti i suoi vini. Un marchio di fabbrica che li rende unici, emozionanti e mai semplici. O li ami o li odi. Io li amo e chi segue questo blog già conosce il Baccabianca.

Passo ai "pezzi forti" alle cantine "famose"... siamo in Emilia e una sosta alla Stoppa é obbligatoria. Precursori dei vini naturali, mi lancio all'assaggio dei loro Macchiona, Ageno e Stoppa. Anche qui c'è una forte identità, uno stile riconoscibile che accomuna i vini della Stoppa. Ecco come in Emilia, con uve meno "nobili", ma ben accudite, si possono ottenere eccellenti vini territoriali ed Elena Pantaleoni ce lo dimostra con successo da anni. Di fronte alla Stoppa ecco Emidio Pepe, o meglio la figlia Sofia, assaggio 3 annate del loro "mitico" e "discusso" Montepulciano d'Abruzzo. Tripla AAA per questo vino, che non può non invecchiare nella mia cantina. Prendo un 2003 e dio solo sa quando lo stapperò. Poco più avanti eccoti le sorelle Conti, diciamo le più vicine a casa mia, sia per chilometraggio, che per alcuni amici in comune (un saluto a Quilici e Bottanza); oltre che per la mia unica fede chiamata Nebbiolo. Dopo tanto chiaccherare, non posso lasciare due donne del vino come Elena e Paola, senza acquistare il loro "Rosso delle Donne", alla lettera Boca, dolce ed intrigante come solo un vino "al femminile" può essere.

Se Nebbiolo deve essere, che lo sia fino in fondo, quindi dalla prima all'ultima non mi perdo una goccia del Nebbiolo di montagna proposto da AR.PE.PE. Dal più semplice Rosso di Valtellina al Sassella Ultimi Raggi é un viaggio in crescendo. C'è feeling con il ragazzo del banco assaggi, così nessun tecnicismo e degustazione passata a parlare di sbronze e rischio di ritiro patenti!! Anche senza spiegazioni in merito, l'assaggio é stato sufficientemente convincente, tanto da farmi sganciare 40 carte per due versioni di Sassella. Rimanendo tra i grandi del vino naturale, non potevo non deliziarmi con la serie completa dei dolomitici di Elisabetta Foradori. Scherzosamente e con un cordialissimo sorriso sulle labbra, la ragazza del banco assaggi mi informa su tutto quello che assaggiamo e si rende disponibilissima nel rispondere alle mie curiosità sulla macerazione in anfora. Purtroppo nessun vino in vendita, peccato, ma detto con tanta gentilezza, mi evita la sensazione di rammarico. Sia i due bianchi che i rossi, si sono dimostrati vini di grande stile ed eleganza. Mi rimane un goccio di Taurasi Nero Nè dal Cancelliere (giusto perché ho una bottiglia in cantina e volevo provare un'anticipazione...) e mentre quasi tutti stanno sbaraccando, riesco a trovare la sala del "cibo", in tempo per assaggiare ed acquistare le ultime fette di torta alla nocciola della Pasticceria Quilico (come fanno le torte alla nocciola in Piemonte non ce né...) e un caprino "che si scioglie in bocca" dell'azienda bio Le Ramate.

Barcollante e appesantito dalle sette bottiglie di vino acquistate, torno alla macchina, mentre ormai il cielo é buio e tira un bel venticello fresco (e traditore visto il mio attuale mal di gola...). E' stata sicuramente una bellisima "festa del vino", una rassegna che ho apprezzato sia per la qualità dei produttori partecipanti, sia per la grande disponibilità degli stessi nel raccontare i loro vini e un po' se stessi. Ripensandoci é stata soprattutto una giornata molto femminile. Non solo perché ero in compagnia della Betta e tra il pubblico pagante ho notato molte donzelle (o meglio damigelle vista la location), ma soprattutto perché su tredici banchi assaggi passati in rassegna, in ben otto (9 contando Ar.Pe.Pe) ho trovato gentilissime signore e signorine... Posso quindi trarre la conclusione, che il vino naturale é femmina?? Ben venga....

Permettetemi un paio di appunti, giusto per non sembrare un parente dell'organizzatore capo... per la prossima edizione una sacca porta bicchiere. Esteticamente li appesa al collo é pessima, lo so, ma risulta di un comodo... sarà anche colpa dell'alcool, ma dovendo appoggiare il calice al tavolo per prendere appunti, o sfogliare la brochure, ho dimenticato il bicchiere in almeno 5 banchi assaggi!!

E poi un appello agli organizzatori e soprattutto alle aziende vinicole partecipanti, e non mi riferisco solo alla Sorgente del Vino ma a quasi tutte le mostre enologiche... visto che si paga l'ingresso e che alla fine anche a questo giro, in cambio dell'ambito nettare ho alleggerito il mio conto corrente di oltre 150 euro... ma un misero cestino con due grissini non potevate metterlo a libero consumo del degustatore? Ogni volta bisogna ricordarsi di portarsi qualcosa da casa, altrimenti come in questo caso, mi sono dovuto passare in rassegna 13 banchi assaggi al completo senza una briciola di pane per spezzare e rendere più piacevole la degustazione. Vi garantisco che non sono l'unico ad aver notato questa cosa...nessuno pretende la degustazione classica con tavolo, sedia, sommelier che versa ecc... non mi piacerebbe nemmeno... ma almeno un po' di pane... non costa mica così tanto....

La mia giornata si conclude nel buio delle colline piacentine, mentre mi perdo su sconnesse stradine tra le vigne in direzione Ziano Piacentino. Giusto il tempo di raggiungere la località Casa Bella, riempire la "panza" con massicce dosi di culatello e gnocco fritto, prima di ripartire in direzione Varese, mentre la Betta dorme e il sottoscritto si ripassa la discografia dei Godsmack. Il risveglio domenicale sarà easy (potere dei vini naturali..), giusto il tempo di sistemare in cantina le bottiglie (sicuro che quando le stapperò, mi ricorderò della bella giornata passata ad Agazzano), prima di ripartire con un il mio sport preferito, ovvero Chianti Classico e fiorentina...

lunedì 13 febbraio 2012

BACCABIANCA 2006 - Tenuta Grillo

...denso, ricco di “fondo”, ti aspetti un vino che è una mazzata, ed invece mostra i muscoli solo in parte, rilevandosi strepitoso nell’abbinare struttura e sensazioni olfattive-gustative particolari, senza risultare faticoso o stancante… anzi… piacevole e gustoso


Ho recentemente parlato di un produttore “naturale”  come La Stoppa e del suo Gutturnio Rosso, ora ci trasferiamo dai colli Piacentini alle colline del Monferrato, precisamente a Gamalero, presso la Tenuta Grillo di Igiea e Guido Zampaglione. Sono entrato in contatto diretto con i vini del “Grillo” alla recente edizione della Terra Trema, dove ho potuto assaggiare e acquistare un paio di bottiglie che mi avevano incuriosito, ovvero il Baccabianca di cui vi scrivo oggi e il Pecoranera, attualmente dormiente in cantina (almeno fino a quando resisto a non stapparlo…). 

Prima di raccontarvi del bevuto è doveroso introdurre l’argomento Zampaglione-Grillo-Vini Naturali, perché al di là dei pregi e difetti di ogni singola bottiglia è l’idea di vino e di come realizzarlo, a rendere questa cantina una tra le realtà più interessanti tra i produttori naturali.

Innanzi tutto c’è un filo conduttore che lega Tenuta Grillo e La Stoppa. Guido Zampaglione (che gli appassionati già conoscono per la sua piccola azienda campana “Il Tufiello” dove 2 ettari di vigneto danno vita al Don Chisciotte un Fiano che ha già riscosso parecchi consensi...) ha frequentato uno stage presso la cantina di Elena Pantaleone, dove ha conosciuto l'enologo Giulio Armani (con cui tuttora collabora), consentendo a Guido di acquisire le pratiche enologiche con cui oggi produce il suo vino e che troviamo elencate con grande semplicità sulla retro-etichetta del Baccabianca... “Prima la vigna, poi lunghe macerazioni, lieviti indigeni, non filtrato”. 

La Tenuta si estende per 32 ettari di cui 17 vitati con predominanza di uve autoctone che ben rappresentano il territorio del Monferrato, come il Cortese, il Freisa, la Barbera e il Dolcetto, dalle quali si ricavano circa 25.000 bottiglie l'anno. Tutto il processo che porta alla realizzazione di questi vini, avviene nella maniera più naturale possibile, a partire dalle vigne, coltivate a regime biologico, senza l’utilizzo di concimi e diserbanti chimici (solo rame e zolfo), con rese basse e piante sane, che regalano uve di ottima qualità. In cantina la vinificazione segue un percorso lento ma spontaneo, con macerazioni lunghissime e utilizzo di lieviti indigeni, limitando l'utilizzo di solforosa e nessuna filtrazione. Gli affinamenti sono lunghi sia durante la permanenza nelle botti di legno grande che in bottiglia. Il tutto sempre variabile a seconda delle caratteristiche di ogni singola annata, con interventi sul vino ridotti all'osso, per ottenere un prodotto che riesce ad esprimere il carattere del territorio e l'attenta cura del suo vignaiolo.

Il vino che ho stappato e che vi racconto, é il Baccabianca 2006, vino bianco prodotto con il 100% di uve Cortese vendemmiate a settembre e vinificate in rosso; quindi con lunga macerazione (circa 40-60 giorni) sulle proprie bucce, a cui segue l'affinamento in acciaio e quasi un anno in bottiglia.

Stappo con il dovuto anticipo, verso, assaggio ed entro in contatto diretto con il mondo della Tenuta Grillo, finalmente ritrovo nel bicchiere un vino che sa parlare e non racconta sempre le solite cose. 

Partiamo dal colore… é un così detto vino "aranciato"… che ricorda l’ambra, molto brillante in controluce, leggermente denso, scende viscoso lungo le pareti del bicchiere. Impossibile attraversarlo con lo sguardo, è un vino non filtrato e rimane velato, quasi intorbidito, un po' come quando guardiamo il mare attraverso la maschera da sub. Infilo lentamente il naso nel bicchiere, temo mi arrivi un bel cazzotto sul naso... invece il Baccabianca arriva lentamente, con un bouquet mai aggressivo. Inizialmente piuttosto chiuso, va lentamente ad aprirsi e a regalarci sensazioni olfattive particolari. Tendezialmente amarognolo, dato che sono le sensazioni erbacee e di fieno, di cannella... addirittura nocciola, nespole e legno di bosso a farsi notare, distinguendolo dai classici bianchi aromatici dove domina la dolciastra sensazione di frutta matura a polpa bianca. Anche al palato sa contraddistinguersi. Ovvero un bianco che sembra un rosso ma con una piacevolissima e quasi inaspettata bevibilità e digeribilità, che tradotto, significa seccare la bottiglia mentre ancora sei li che cerchi di capire fino in fondo tutte le sfumature di questo vino. Morbido, caldo e avvolgente, con spiccata tannicità, strutturato e di ottimo corpo, sa essere succoso e polposo, ritrovando qui le sensazioni di frutta matura, ma anche una vena più tostata. Un vino rustico nell’approccio ma ricco di fascino da scoprire sorso dopo sorso, con un finale lungo, persistente, amarognolo e vegetale. Ottima personalità.

Sicuramente un vino particolare, direi quasi moderno, nel suo essere "espressione" di una tecnica vinicola antica e artigianale. Forse non piacerà a tutti, soprattutto se siete amanti dei bianchi “estivi”, leggeri, freschi, dinamici e aromatici; qui la faccenda è un po’ più complessa, ci vuole maggior attenzione e voglia di sperimentare sensazioni gustative a cui non siamo abituati. 

Proprio per questi motivi ci siamo entusiasmati con questo Baccabianca, diverso dal solito bere, ha creato dibattito e ha saputo stupirci. Osservi la bottiglia in controluce e vedi questo bianco che è arancione (il mio vecchio pensava mi fosse andato a male…), denso, ricco di “fondo”, ti aspetti un vino che è una mazzata, ed invece mostra i muscoli solo in parte, rilevandosi strepitoso nell’abbinare struttura e sensazioni olfattive-gustative particolari, senza risultare faticoso o stancante… anzi… piacevole e gustoso anche grazie ad una alcolicità non elevata (12%vol) che lo rendono più leggero e digeribile. 

Io l’ho trovato ottimo servito leggermente fresco accompagnato a formaggi francesi a pasta molle ma saporiti, alternativamente anche su una gustosa Paniscia ci calza a pennello. Non é facilmente reperibile, almeno che troviate enoteche che propongono vini naturali o meglio ancora partecipate alle rassegne enologiche dedicate ai vignaioli indipendenti a cui la Tenuta Grillo é associata. Il prezzo di acquisto si aggira sulle 16 euro.

Se con il Gutturnio della Stoppa ci ascoltavo i CCCP con i vini di Zampaglione metto su 13 Songs dei Fugazi. Chi conosce i paladini della scena alternativa americana ha già capito tutto… per tutti gli altri sappiate che i Fugazi sono la parte sana ed evoluta dell'hc/punk di Washington D.C. Sempre fedeli al D.I.Y. (do it yourself), autoprodotti in tutto e per tutto, ambasciatori della filosofia straight edge nel mondo. Un rock nudo e crudo ma che ne combatte la parte malsana, con un deciso no alla violenza, all’alcool, e alle droghe, fino ai continui appelli durante i loro concerti per evitare stage diving e pogo sfrenato (ho un ricordo indelebile del loro concerto al Leoncavallo nell'ormai lontano 1999….). 

Ecco Tenuta Grillo e Baccabianca ci stanno alla grande con la band di MacKaye e Picciotto… radicali e coerenti con le loro scelte, apparentemente trasgressivi nel regalarci vini e canzoni mai omologate. Così come i brani di 13 Songs, richiedono impegno ed attenzione per essere assimilati e apprezzati, anche i vini della Tenuta Grillo richiedono predisposizione e apertura mentale. Chi li saprà capire godrà (in entrambi i casi) di prodotti longevi che più invecchiano e più ci piacciono. Entrambi vogliono realizzare qualcosa di autentico, senza compromessi e senza filtri, genuino, artigianale e faticoso, che richiede dedizione, passione e sudore. 

A entrambi del disco d’oro o del primo posto tra gli album più venduti non gli importa un fico secco. Proprio per questo o li ami o li odi… ma se li ami… è passione vera.

domenica 27 novembre 2011

LA TERRA TREMA 2011

La Terra Trema torna anche quest'anno presso il Leoncavallo spa (so che fa un po' strano come dicitura, ma significa spazio pubblico autogestito) e siamo ormai alla quinta edizione sia per gli organizzatori (Folletto 25603 + Leoncavallo) che per il sottoscritto, pronto come ogni anno a timbrare il cartellino.

Per chi non conosce questa iniziativa mi permetto di scrivere due parole in merito prima di passare a raccontarvi dei banchi d'assaggio. Quando si parla di un'iniziativa come "La Terra Trema" non si può semplicemente parlare di vino come se fosse una degustazione qualsiasi, qui c'è molto di più.. ed é proprio quel "di più" a rendere questo evento unico e ricco di significati. Dall' autogestione a zero sponsor degli organizzatori, passando agli agricoltori e vignaioli resistenti, acquisto dei prodotti a km zero, dibattiti, concerti ecc...

Un mix di "agri-cultura", ovvero partire dalla terra, dalla materia prima e dal suo processo produttivo per creare consapevolezza nel consumatore finale. Partire dalla conquista e valorizzazione del territorio, attraverso produttori i cui prodotti parlano di una piccola rivoluzione, storie di uomini e donne, di sudore e di stagioni, un connubio forte tra agricoltura e popoli resistenti. La terra come forma di sostenibilità, non solo nel rispetto ambientale ma anche sociale, la terra da rivendicare e per cui lottare. Partire dalle radici per dare forma al cambiamento reale, per dare voce a produttori resistenti, dalla Val di Susa ai braccianti immigrati.

Credo sia importante sottolineare questo per far capire che qui, non si parla solo del prodotto fine a se stesso; la tecnica passa in secondo piano, il vino e le degustazioni sono solo un tramite, un mezzo per arrivare ad altri significati. Quindi poco importa se la temperatura del salone e dei vini serviti (parlo dei rossi) non risulta consona ad una degustazione, se i banchi d'assaggio sono un po' tutti mischiati e non suddivisi per regione, se la chiusura alle dieci ci costringe a degustare un po' tutto di corsa.

Resta il bello di una festa ricca di significati, di produttori stupendi nella loro semplicità e nei loro sorrisi, dai più freakettoni a quelli più seriosi e anzianotti, tutti disponibili a scambiare quattro chiacchere, a raccontarti dei loro vini, della loro idea di agricoltura e della loro fatica nel produrre in maniera sostenibile vini che ben rappresentano il terroir di provenienza e il carattere di chi li produce.

Se però cari lettori state pensando ad un raduno di contadini dai vini rustici e qualitativamente mediocri, vinelli da pasto e senza classe, siete assolutamente fuori strada. Qui si incontrano prodotti di livello assai alto, in alcuni casi addirittura altissimo, vini che hanno carattere ma anche eleganza, che sanno essere rustici ma anche originali e ben fatti da vignaioli e cantinieri che sanno il fatto loro, vini che parlano e possono tranquillamente mettere in fila un bel po' di decantate e spesso insignificanti bottiglie proposte dall' AIS o eno-giornalisti da strapazzo.

Questo è il buono che avanza.. vini naturali, agricolture biologiche e biodinamiche, vendita diretta, acquisto consapevole. Di soldi non ne girano un granché, ma quando sei qui non ti dispiace investire 100euro per portarti a casa un po' di buon vino, ma anche un racconto, una stretta di mano, un brindisi e soprattutto la consapevolezza che un'altro modo di vivere e interpretare il vino è possibile.

In ordine sparso parliamo degli assaggi, perché la serata è stata lunga, caotica, molto alcolica e dal risveglio pesante...

Io e il mio compagno di viaggio Stefano abbiamo assaggiato ottimi vini partendo dalla Toscana, la regione più rappresentata insieme al Piemonte. Si inizia con un dignitoso Chianti delle colline senesi proposto dalla Fattoria San Donato di San Giminiano, conferme qualitative dalla riserva di Majnoni Guicciardini  (clicca qui e leggi la recensione) e ottime sensazioni dall'azienda agricola biologica il Cerchio di Capalbio, di cui mi innamoro e acquisto il loro Ansonica, semplice e tradizionale. Ottimi risultano anche il Valmarina Sangiovese e soprattutto il Tinto, prodotto con uve Alicante, carico, profumato e rotondo. Tutto bio e zero barriques.

Due soste veloci senza grandi entusiasmi nell'assaggio del Refosco proposto dalle due cantine friulane Nicolini Giorgio e Foffani, sicuramente meglio il secondo del primo, ma non eravamo in serata per il Refosco, troppo giovane, acidino e dinamico. Ci tengo a precisare che la versione di Foffani che degusto ogni anno, rimane comunque un gran bel bere.

Andando a sud assaggiamo tutta la serie del Podere Veneri Vecchio di Benevento. Buono il Nigrum Aglianico barricato, ma soprattutto mi è piaciuto il Perdersi e Ritrovarsi, dove l'Aglianico viene assemblato con un 30% di Piedirosso, molto intenso e fruttato.

Risalendo in Piemonte tappa obbligata dai Quat Gat, Matteo, Luca e Franco (ma dov'è il quarto??), continuano a sfornare prodotti eccellenti, ruspanti e caratteristici. Il Gattinara non si discute (provata anche l'anteprima 2006 di Calligaris ancora molto "nervosa" ma già dal gran potenziale), più "easy" il Bramaterra di Matteo. Dopo un sorso di Barolo da Clerico Franceso (il Barolo è sempre il Barolo...) eccomi al banco d'assaggio che più mi ha entusiasmato in questa edizione. Trattasi della Tenuta Grillo, Monferrato, dove mi soffermo ad assaggiare e ascoltare le interessanti spiegazioni di quel genio di Guido Zampaglione, vignaiolo indipendente dallo spirito innovativo e al contempo tradizionalista. Assaggio e acquisto un Cortese strepitoso (Baccabianca). Zero lieviti, zero filtraggi, zero controllo della temperatura durante la macerazione che dura quasi 40 giorni, 12 mesi in legno grande, come dire un bianco che sembra un rosso, un Cortese come natura ci consegna. Venduto a 14 euro.. meritate. Acquisto e porto a casa anche una boccia di Pecoranera, un Freisa del 2003 assemblato con Dolcetto, Merlot e Barbera, un rosso di carattere e grande longevità. Per il sottoscritto la top cantina de "La Terra Trema 2011". Vi aspetto l'anno prossimo perché voglio acquistare la vostra ottima Barbera!!

Restando nel campo delle eccellenze, dopo la miglior cantina eccomi al miglior vino di questa quinta edizione, a cui assegno la mia personale Roncola d'Oro 2011. Sono un amante dei rossi ma il premio devo darlo ad un bianco.. siamo nelle Marche e il riconoscimente va al Verdicchio "Il Pigro" della società agricola La Marca di San Michele. 18 euro di Verdicchio non sono poche, ma le ho spese volentieri perché qui siamo una spanna sopra tutti gli altri bianchi degustati. Tutto bene, tutto bello, tutto buono. Una versione Riserva prodotta in sole 2500 bottiglie per questa cantina di Cupramontana specializzata nella produzione di Verdicchio dei Castelli di Jesi, proposto nella versione Superiore e Riserva. Un vino maturato in legno che impressiona per complessità olfattiva e per importanza al palato. Number one.

Per concludere.. anche se sicuramente avrò dimenticato qualcuno... torniamo su alcuni vignaioli classici e imperdibili de La Terra Trema, che dopo 5 edizioni possiamo definire quasi amici. Rimanendo nelle Marche ecco il "Milanese"... così ci piace definire Paolo dell'agricola Fiorano. Assaggiamo tutti i suoi ottimi prodotti da un elegante Pecorino (grazie per averci tenuto da parte l'ultima bottiglia) ai suoi rossi, espressione di un territorio unico, dal classico Piceno Superiore (clicca qui per leggere la recensione) al suo cru Ser Balduzio Riserva, 100% di Montepulciano affinato 36 mesi in botti grandi e 24 in bottiglia. Importante, tannico, ricco, strutturato ma decisamente amabile ed elegante. Un grande vino. Dimenticavo.. giusto per non farci mancare niente assaggiamo anche un goccio di ottima grappa bianca.

Risalendo in Toscana ritroviamo il Podere Prato al Pozzo di Cinigiano. Tappa fissa ormai con il suo Sangiovese di Montecucco, di cui ovviamente acquistiamo la bottiglia migliore, ovvero l'Arpagone riserva. Da buoni toscani affinamento in barriques e di recente la scelta di uscire con una versione di Cabernet Sauvignon in purezza che mi ha lasciato un po' stranito. Il prodotto é ottimo ma perché sto cavolo di Cabernet deve essere come il prezzemolo? Da nord a sud c'è sempre chi punta su questo vitigno internazionale e mi fa strano che un'azienda come questa preferisca investire su un vino del genere, anziché puntare sul più tradizionale e territoriale Montecucco D.O.C. Comunque scelta loro che rispettiamo, non vogliamo fare i criticoni e non apprezzare il lavoro di un'azienda seria solo perché si affida a vigneti non autoctoni o a tecniche di affinamento meno tradizionali.

Per concludere la tappa obbligatoria e imperdibile é dal grande vecchio, mister Aldrighetti, che dalla Valpolicella arriva ogni anno a Milano per "regalarci" a 16 euro un Amarone Classico (clicca qui per leggere la recensione) che sa entusiasmare sia per corpo ed importanza, sia per la capacità di essere armonioso, caldo e avvolgente. Molto bene anche il Ripasso, dolcino e beverino, sicuramente più snello rispetto all'Amarone, ma comunque di buona struttura.

Come sempre felici, contenti e un po' scassati rientriamo a casa con un carico di vino non indifferente, che attualmente riposa in cantina e prossimamente degusteremo (e scriveremo). Qualche euro in meno nel portafoglio ma spesi con gran piacere e con il pensiero che guarda già all'anno prossimo... pronti a scoprire qualche altro produttore ecccellente e resistente.

In alto il rombo dei trattori.. a Milano La Terra Trema.

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Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

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...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

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Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

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...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

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...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.