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lunedì 30 dicembre 2013

3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2013.... ECCO COSA MI HA ENTUSIASMATO!!

Uno sguardo al passato per affrontare il futuro. Il 2014 enoico a Simo diVino parte da qui. E' tempo di bilanci, e come ho già fatto l'anno scorso, mi diverto a riassumere in un piccolo "The best of....", le più interessanti "stappate" dell'anno appena trascorso. Non ci sono state grandi discussioni per stilare la top ten, visto che sono l'unico a dover scegliere e che ho preso in considerazione solo le bottiglie recensite su questo blog. Non si tratta di una classifica e non ha pretese esaustive, non ho tenuto conto di assaggi volanti, fiere mercato e tavolate gogliardiche. Diciamo che si tratta di una selezione dei vini assaggiati dalla prima all'ultima goccia, vini di cui ho potuto farmi un'idea precisa e per molti di essi parlarne anche con i produttori. Probabilmente non si tratta nemmeno dei più buoni in assoluto (diciamo a livello organolettico), ma quelli che per un'insieme di motivazioni mi hanno maggiormente convinto e coinvolto. Eccovi quindi 5 bianchi, 5 rossi... più uno..., che hanno saputo segnare il mio 2013 enoico. Alcuni di voi li conoscono molto bene, per tutti gli altri qualche buon consiglio per gli eno-acquisti del 2014 !!. (clicca sul nome del vino per leggere la recensione completa!!)

 

> GRILLO 2011 - Sicilia I.G.T. - Barraco  
Per gli appassionati di vini "naturali" il nome di Nino Barraco non é una novità. Il giovane vignaiolo con questo Grillo é riuscito ad esprimere vitigno, terroir e tradizione come pochi, grazie ad un bicchiere "esplosivo", dove la complessità e la corrispondenza territoriale non sono per nulla plasmate. Il vino é diretto e sfoggia fin da subito la sua carta di identità... una materia importante arricchita ed equilibrata da un'insieme di sentori e suggestioni che parlano a più non posso di Sicilia e Marsala. Vino non perfetto, ma indubbiamente vivo, vero e viscerale... troppo spesso si abusa del termine "vino di territorio", che invece calza a pennello per questo Grillo... la Sicilia racchiusa in un bicchiere!!


> CINQUE TERRE 2011 - D.O.C. - Forlini Cappellini
Come si fa a non innamorarsi dei vini di due vignaioli come Germana Forlini e Alberto Cappellini ?? 9.000 "eroiche" bottiglie prodotte a strapiombo sul mare, e il loro bianco é un simbolo esemplare del territorio mozzafiato e "tagliagambe" su cui crescono le viti vecchie di settant'anni. Bosco, Vermentino e Albarola danno vita ad un vino tagliente e verticale ricco di suggestioni di macchia mediterranea, sale marino, resina di pino, agrumi, rocce bagnate, erbe selvatiche, note salmastre... le Cinque Terre illustrate in un sorso... per un vino di terra figlio del mare.

Quando si parla dei vini bianchi del Collio, si parla dell'eccellenza, soprattutto se si é al cospetto di un vignaiolo come Franco Terpin. Questa Ribolla é l'esempio di come deve essere un bianco macerato perfettamente. Un sorso che esprime carica, consistenza e originalità, ma senza dimenticare freschezza e bevibilità, una rocciosa e pungente mineralità carsica, una bella verticalità, ma anche una beva pulita e rinfrescante. Un grande vino "naturale" dall'equilibrio perfetto.

Ancora un bianco macerato.. evidentemente "me gusta"... ma in questo caso ad esaltarmi non é la macerazione perfetta, ma la macerazione estrema. Un vulcanico "orange wine" da uve Garganega, decisamente “punk”... non solo per essersi "volutamente declassato", ma perché qui a contare é l’impatto, il ruvido, la vibra... le sonorità meno pulite ma più dirette. In secondo piano la tecnica, la precisione stilistica, la pulizia nel suono. Ma va bene così… il punk rock quando è troppo patinato non arriva al cuore e soddisfa solo i fighetti che giocano a fare gli alternativi. Vino da stage diving!!

Questo forse, meriterebbe il primo posto tra i bianchi bevuti quest'anno. Niente macerazioni in questo caso ma una grandissima Malvasia che punta  alla qualità assoluta. Vinificazione in bianco e utilizzo di barriques, per un vino che esprime una complessità sottrattiva. Qui a colpire é la apparente semplicità, fatta di eleganza, finezza e grande pulizia. Tutti gli elementi che vai cercando in un grande vino bianco li ritrovi racchiusi in un equilibrio perfetto. Nicola Manferrari esprime nei suoi vini la complessità nella maniera più semplice possibile... come solo i grandi campioni sanno fare.

> MARCALEONE 2010 - Grignolino del Monferrato Casalese D.O.C. - Crealto
E’ vino da gustare e non da degustare, la sua essenza è ben rappresentata in etichetta, una bella tavola tra amici per un vino che esce dai salotti buoni, riappropriandosi della sua funzione alimentare e conviviale. Tenetene sempre una bottiglia a portata di mano, una pausa rigenerante durante una giornata di lavoro nei campi... un amico che passa a trovarti durante l'ora di cena, o più semplicemente una bella passeggiata tra le vigne... un bicchiere di Grignolino, un "panozzo" con il salame, un bel pezzo di formaggio... e vi rimettete in pace con il mondo. Gustoso ed appagante, pulito e mai grasso, è l’antitesi del vino moderno. Ogni volta che bevi un Grignolino, è un viaggio indietro nel tempo e il Marcaleone ne è un’ottima espressione. 

> NUDE 2005 - Campania Aglianico I.G.T. - Cantina Giardino
Ad entusiasmare é tutto quello che sta dietro ogni singola bottiglia prodotta dai soci/amici di Cantina Giardino... storie di amicizie, di rispetto per la terra, di amore e dissidenza. Storie di valorizzazione del territorio e delle uve autoctone... storie di antichi vigneti recuperati, di vino "naturale" in terra campana, storie di anziani conferitori artigiani e contadini, con la volontà di fare cultura e perché no reddito nel territorio. La grandezza di questo Aglianico, sta proprio nel saper integrare in un solo sorso, carattere e complessità, esprimere la stoffa del “grande” vino, rinunciando ad un po' di eleganza e finezza, ma mantenendo quel tocco di rusticità ed imperfezione che lo rendono incredibilmente verace e artigianale… Vino da “mangiare”!!

> CHIANTI COLLI SENESI 2008 - D.O.C.G. - Pacina
Il primo bicchiere mi ha lasciato un po' deluso, troppo ruvido e scomposto, poi mi ci sono tuffato dentro e me lo sono "goduto" fino all'ultima goccia, ed era da tempo che un rosso non mi regalava un così "rustico" appagamento. Da una parte abbiamo ancora chi persevera a produrre vini spesso legnosi e pesanti, seduti dopo il terzo bicchiere, dall'altra la contro-tendenza di sgrassare il più possibile, puntare sulla leggerezza, sullo stile "Borgogna"... ma per fortuna nel mezzo ci sono vini genuini come questo Chianti a cui poco importa della tendenze e riesce con innata semplicità ad esprimere l'autenticità e la ruralità del luogo in cui nasce. Sovversivo, perché sa essere contadino e artigianale, sa esprimere la potenza e il vigore che ti aspetti da un vino che non si piega alle tendenze e ti stupisce con una beva mai doma, ricca di succo e di  polpa masticabile, che ci lascia felici e appagati, obbligandoci a leccarci le labbra una volta posato il bicchiere. Questo é il vino che ogni oste dovrebbe servire ai propri ospiti... 

> ROSSO DI MONTALCINO 2009 - D.O.C. - Campi di Fonterenza
Montalcino non é solo Brunello e riesce a racchiudere la sua essenza anche nel suo rosso base... soprattutto quando porta la firma "natur" di Francesca e Margherita Padovani. Un bicchiere ricco di sfaccettature… un vino che non perde mai tono… struttura e persistenza, complessità… mai sulle gambe. E' gagliardo grazie ad una tensione sempre viva, territoriale, leggermente rustico ma con una sua eleganza... chiamiamola personalità, credo sia questa la parola giusta. Vino vero, autentico e senza trucchi, questa indubbiamente é la sua marcia in più… espressione di un grande terroir, della passione e dedizione del suo vignaiolo nell'accudirlo. Tutto questo si sente nel bicchiere e fa la differenza !

> BAROLO GINESTRA CASA MATE' - D.O.C.G. - Elio Grasso
Vino nobile e di razza, leggermente sgraziato, con un tannino non proprio vellutato e una struttura importante... etereo, persistente e di grande complessità aromatica...  é la perfetta espressione di una giornata tardo autunnale passata tra i filari di Monforte... é la perfetta espressione del carattere schivo, tenace e fiero dei contadini di Langa. Gente come Elio Grasso, uno che vuol essere definito contadino ancor prima di produttore, a testimonianza del forte legame con il mondo rurale in cui é nato, che ne fa un agricoltore langarolo e un vignaiolo vecchio stampo. Tradizionalista come il suo Barolo.
Siamo in Sardegna e quando si parla di un vino simbolo, che ha saputo segnare la storia e il carattere di questa terra, non può non venire in mente la Vernaccia di Oristano. Dal color ambra e una consistenza che ricorda i vini passiti, ma  più fluido, esprime caratteristiche "flor" di grande fascino, dalle nocciole tostate alle mandorle amare, amaretto, frutta secca, nespole, canditi. Davvero eccellente e coinvolgente. E' proprio un piacere perdersi con il naso dentro il bicchiere. Sublime. Vino storico e "old style" troppo spesso dimenticato. Non commettete questo errore!!




Concludo menzionando una serie di vini che per i più svariati motivi hanno saputo convincere il mio palato, ma che ho dovuto escludere dalla top ten...  Due classici dell'enologia nostrana, vini dell'enologo con cui ho poco feeling ma che non posso discutere per la loro precisione stilistica, come il Montevetrano 2008 di Silvia Imparato e il Terre Brune 2008 di Santadi. Ma soprattutto ho dovuto scartare a malincuore dalla top ten il "materico" Vigna del Prey 2011 di Boschis, il "notturno" Under the Sky 2010 di Mattia Filippi, il Ser Balduzio 2006 di Fiorano, autentico Montepulciano di razza, il Nepomuceno (Esercizio n°7) di Cantrina, davvero un bel esercizio di stile. Menzione speciale per i due vini che più degli altri avrebbero meritato un posto tra i 10+1 del 2013. Il Vigneri Rosso 2010 di Salvo Foti un "signore" che ha saputo valorizzare e ridare dignità ad un territorio. Storia, tradizioni e la magia di queste antiche vigne aggrappate sull'Etna valgono molto di più di qualsiasi considerazione organolettica. Per concludere impossibile non menzionare Eugenio Rosi e il suo Anisos 2009. Lo sguardo, le mani, le parole, esprimono tutta la passione e le energie profuse da anni su e giù tra i filari delle montagne trentine e questo vino ne é espressione diretta. 
Un buon 2014 enoico a tutti.

Leggi la top ten dell'anno scorso:
STAPPATI 2012... ECCO I MIGLIORI 10+1 LE PIU' INTERESSANTI BEVUTE DEL 2012

 

domenica 7 aprile 2013

MONTEVETRANO 2008 - Colli di Salerno I.G.T. - Az. Agr. Montevetrano

...mi sarebbe piaciuto maggiormente un grande vino autoctono, ma rimane comunque l'esempio di un vino "costruito" con grande intelligenza, che ha saputo "trasversalmente" conquistare gli eno-appassionati.


Dai che partiamo... primo stappato per questa nuova serie di Passaggi Etilici in collaborazione con Avionblu... come anticipato nel post di presentazione "La mano dell'enologo" 5 vini da assaggiare figli di 5 scelte enologiche differenti. Per affrontare l'argomento non potevamo non partire da un grande vino, oramai diventato un classico, figlio della mano di un grande enologo... ovvero il Montevetrano di Silvia Imparato firmato dal più blasonato enologo italiano ovvero Riccardo Cotarella.

Ci sarebbe da scriverne un libro o quasi sull'argomento, tanto fa discutere (e divide) gli eno-appassionati di mezza Italia, tra chi a priori prende posizione contro (o pro) i così detti "vini dell'enologo". Si discute sulla scelta di "tagliare" le uve provenienti da zone vocate con il soliti vitigni francesi, ci si domanda se il successo di certi vini non sia figlio di marketing ed immagine ecc... se sia la firma di un enologo di fama internazionale, piuttosto che l'effettivo livello qualitativo del vino a generare l'aumento di vendite e prezzi.

L'enologo che in alcuni casi va a sostituire il vignaiolo... c'è chi compra solo i "vini di vignaioli" perché quel vignaiolo, la sua storia, la tradizione, la sua etica e il territorio che esprime nei suoi vini sono una garanzia di "vericità" e "onestà"... e c'è chi compra i vini firmati da Cotarella, Tachis o Rolland... indipendentemente dal terroir, dall'uvaggio o dal paese di produzione, perché comunque sa di avere a che fare con un certo tipo di vino, fatto con un certo stile, magari non originale, ma quella firma ne é una garanzia.

Ad ognuno il suo vino dico sempre io... chi mi segue sa da che parte sto.... ma al di là delle critiche che spesso leggiamo sui wine-blog verso supertuscan e similari, (vini che sembrano non interessare più a nessuno).... al di là della tendenza che negli ultimi anni ha portato ad un crescente interesse mediatico e di pubblico verso i vini di tradizione e territorio, basta guardare i dati di vendita e le vetrine delle enoteche del centro per capire che i vini dell'enologo, tutto sommato, hanno ancora il loro tiro... In Italia siamo un po' così... tutti sembrano non tollerare Berlusconi, tutti lo criticano, poi si va alle elezioni e quello che doveva essere un morto che cammina é ancora lì a giocarsela e a recitare il ruolo del protagonista... a dimostrazione che al di là del tam-tam mediatico, il suo stile piace ancora (mannaggialamiseriaccia) a molti.

Questo Montevetrano, questo "winemaker" che riempie le copertine delle riviste di settore, questo vitigno autoctono "annegato" negli uvaggi bordolesi, questo affinamento in barriques nuove, sembra avere ancora molti estimatori e i riconoscimenti ricevuti anno dopo anno, sembrano dimostrarlo.

Montevetrano non é solo il nome di un vino I.G.T. ma è anche il nome della cantina che lo produce, essendo questa l'unica tipologia di vino ad essere imbottigliata, anche se quest'anno in occasione dei 20 anni dalla nascita di Montevetrano, dovrebbe uscire una tiratura limitata di Aglianico in purezza che si chiamerà Core... (e chissà se si tratta di un'edizione unica e celebrativa o se anche qui hanno deciso di puntare su un vino più territoriale). Siamo nel comune di S.Cipriano Picentino, prov. di Salerno, qui sorge la splendida azienda agricola di Silvia Imparato, quasi 5 ettari di vigneti di proprietà incastonati tra gli Appennini e la costiera Amalfitana... Un vino inizialmente prodotto tra amici appassionati, ma ben presto le conoscenze enologiche di Cotarella e la grande passione per i rossi bordolesi, hanno portato all'impianto di vigneti come Merlot e Cabernet Sauvignon, oltre all'Aglianico, con la suggestione di creare un Bordeaux di Campania. Di li a breve nel 1993 viene commercializzato il Montevetrano come lo conosciamo oggi, ed é subito un successo....

Classificato come I.G.T. dei Colli di Salerno, questa annata 2008 é stata prodotta attraverso l'assemblaggio di Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30% e Aglianico 10% provenienti dai vigneti di proprietà, coltivati su terreni a medio impasto ricchi di scheletro. Resa per ettaro di circa 70ql. con densità di impianto di 5000 ceppi. Le uve dopo una macerazione di circa 20 giorni, fermentano in acciaio inox per altri 20, prima di passare in barriques nuove per un periodo di 8-12 mesi e affinare in bottiglia per altri 6. Il vino particolarmente longevo, continuerà a maturare ed evolversi per i successivi 10/15 anni. Produzione annua di circa 30.000 bottiglie, vendute ad un prezzo che si aggira, euro più euro meno, sulle 45 euro. Per gli amanti dei riconoscimenti (anche se tutti lo negano sono sicuro che c'è ancora chi compra vino dopo aver sfogliato le guide...) questa annata ha conquistato il punteggio massimo sia da parte dell'A.I.S., che sul Gambero Rosso e Slow Wine.

Stappo e come mi aspettavo mi ritrovo un vino dal colore rubino scuro concentrato, brillante e profondo, con unghia porpora che colora le pareti del bicchiere, dimostrando che questo 2008 non é ancora completamente maturato. Elegante e di buona fluidità, alle prime rotazioni dimostra da subito carattere e complessità, con un naso persistente e pungente, dove il calore alcolico (13%vol.) e una venature pungente, introducono un bouquet variegato che snocciola piacevoli sentori di piccoli frutti a bacca rossa sotto spirito, con un fondo di speziatura dolce come liquirizia, vaniglia, cioccolato, a contrastare ed equilibrare note più pepate ed erbacee. La sua complessità olfattiva ci conduce verso suggestioni floreali e balsamiche, grafite e roccia vulcanica, macchia mediterranea, tostatura e legno. La beva dimostra a pieno il grande carattere e struttura del Montevetrano, lungo, persistente, profondo, abbastanza equilibrato. La trama tannica é possente e ancora scalpitante, un' acidità che non ti aspetti, una rocciosa mineralità, il legno ben presente e una sapidità quasi marina, ci accompagnano fino ad un interminabile finale ricco di frutto.

Considerazioni in merito... direi tantissime... per prima cosa rimane un po' il rammarico per aver bevuto un vino di grande longevità tendenzialmente ancora "verde", con il tannino ancora scalpitante, la vena acida ancora marcata, il legno ancora sopra le righe... mi rimane così il dubbio su cosa sarebbe potuto essere il Montevetrano se stappato tra qualche anno, quando la completa maturazione, avrebbe regalato un vino complesso e potente ma anche perfettamente in equilibrio, vellutato e suadente. Se...il vino é come un bellissimo fiore che non si sa quando cogliere (cit.) vi consiglio (almeno per questo 2008), di saperlo aspettare ancora un po'. Se i punti a favore di questo vino sono indubbiamente tanti, personalmente (diciamo a mio gusto...) quello che un po' manca é.... il sole... quella solarità che un po' ti aspetteresti di trovare in un vino del sud. La sensazione é che sappia esprime più l'entroterra che il mare, il nero e cupo vulcano piuttosto che il "frizzante" clima mediterraneo. Il bouquet, la beva, le sensazioni gusto-olfattive in continua evoluzione, mancano di fresca leggerezza solare, quella snellezza estiva, quell' apertura primaverile, che ne farebbe un vino oltre che eccellente anche molto più "simpatico" (se mi passate il termine), mantenendo la beva importante ma anche leggera, spigliata e croccante... non vi nego che dopo tre/quattro bicchieri un po' mi ha appesantito e la mescita del giorno successivo é stata molto più entusiasmante, ritrovandomi nel bicchiere un vino meno cupo e più aperto. Un filo di immediatezza non gli guasterebbe (anche se forse in pochi possono condividere questo mio pensiero..).

Le ultime considerazioni le dedico alla cantina di Montevetrano... visto che questo vino é stato inserito all'interno della rassegna "La mano dell'enologo"... parliamone... devo ammettere di aver stappato il vino un poco prevenuto... l'enologo di grido, il "merlottiano" marchio Cotarella, il taglio bordolese, le barriques... mi aspettavo il classico vino internazionale e parkerizzato. Invece ha il pregio di non risultare mai esageratamente piacione o costruito. Il connubio tra Imparato-Cotarella ci regala un vino che guarda alla Francia ma che riesce ad esprimere il carattere del territorio di provenienza. Dobbiamo riconoscere a Montevetrano la capacità e il coraggio di puntare in alto, di voler proporre un vino importante in un'area vitivinicola che fino a quel momento non era riuscita a decollare (non dimentichiamo che siamo all'inizio degli anni 90) diventandone simbolo ed elemento di traino per tutto il movimento. Per riuscirci ci é voluto un professionista del settore e l'utilizzo di vitigni alloctoni, poco male... peccato, mi sarebbe piaciuto maggiormente un grande vino autoctono, ma rimane comunque l'esempio di un vino "costruito" con grande intelligenza, che ha saputo "trasversalmente" conquistare gli eno-appassionati.

Non é il tipo di vino su cui personalmente investirei 50 euro... ma per chi vuole una cantina importante (e può permettersi l'esborso), un paio di queste bottiglie lì a prendere polvere ci stanno davvero bene. Senza entusiasmarmi esageratamente, per i motivi di cui ho scritto sopra e di gusto personale, rimane un grande classico in grado di scalfire il tempo...

lunedì 1 aprile 2013

QUINTA SOMMINISTRAZIONE... LA MANO DELL'ENOLOGO

Prosegue con mio sommo piacere la rubrica Passaggi Etilici in collaborazione con l’enoteca Avionblu. La formula é sempre la stessa... Andrea mi propone un trittico di vini da assaggiare e raccontare, partendo da un argomento, uno stimolo, un'idea... un punto di incontro che li unisce nelle loro grandi e piccole differenze. 

Questa volta saranno ben cinque gli assaggi, per affrontare una figura importante come quella dell'enologo, ruolo da "dietro le quinte", ma spesso fondamentale nella realizzazione del vino. Cinque bottiglie per cinque tipologie di enologi differenti. 

Il Montevetrano, mono-vino di Silvia Imparato (che proprio in questo periodo sta uscendo con il suo secondo vino), firmato da Riccardo Cotarella, che ha timbrato alcuni dei più famosi vini italiani. Il wine-maker, il consulente di cantina, colui che grazie alle sue indicazioni, dispensa consigli e indicazioni, il giramondo, colui che pianifica la nascita di nuove cantine insieme ai proprietari per garantirne il successo. Il Michel Rolland di Mondovino made in Italy. Curriculum da paura, premi internazionali, uomo copertina....Personaggio in grado di influenzare lo stile e i "numeri" di diverse cantine. Se persone così influenti siano un bene o un male dipende dai punti di vista, di sicuro hanno ridato lustro internazionale all'Italia del vino, rivalutato terreni e vigne poco vocate trasformando quelle uve in oro, le cantine che si avvalgono delle sue competenze, si fregiano di una firma importante ed influente, che garantisce attenzione mediatica, premi, riconoscimenti e conseguentemente l'aumento dei prezzi dei loro vini. 

Di contro questo ha portato all'emolazione di molti produttori, nel tentativo di produrre vini simili e quindi facili da vendere. Penso al successo internazionale di Supertuscan da lui firmati (Solaia in primis). E così abbiamo visto l'esplosione del taglio bordolese, il connubio italo-francese, tanto che anche in terroir vocati abbiamo assistito all'espianto del Sangiovese per lasciare spazio a Cabernet e Merlot, in cantina via le vecchie grandi botti e spazio alle barriques ecc... per non parlare dei "trucchi" di cantina, alla ricerca di vini che puntano a raccogliere il consenso internazionalità perdendo in territorialità.

Da Cottarella a Salvo Foti, passionale enologo che porta nel cuore il suo territorio. Non un consulente giramondo che dispensa ricette, ma un profondo conoscitore di un preciso terroir, un'idea di vino che parte dalla valorizzazione della vigna e dal recupero delle tradizioni, lavorando in sincrono con il vignaiolo, avendo lo scopo di ottenere vini caratteristici in grado di esprimere al meglio il territorio. Foti é il protagonista della salvaguardia, del recupero e della rinascita, della cultura vitivinicola della Sicilia orientale. Vecchie vigne ad alberello, uve autoctone, piccoli produttori, artigianalità, ricerca... le conoscenze e la tecnica enologica come valore aggiunto.... Scopriremo il suo lavoro assaggiando il Rosso della sua azienda agricola, ovvero "I Vigneri", che ingloba anche diversi piccoli vignaioli del "vulcano". 

Poi ecco l'enologo di se stesso, o meglio l'anti-enologo, il produttore fai da te, il vignaiolo che non si avvale di alcuna consulenza e segue personalmente tutto il processo produttivo, dalla cura della vigna al lavoro in cantina. Produzione legata al territorio e all' idea di vino del suo vignaiolo, a volte legata alle tradizioni, altre volte originale ed anarchica nella tecnica produttiva, nella scelta dei nomi, degli assemblaggi ecc... Scopriremo Mattia Filippi, dolomitico viticoltore errante, attraverso il suo visionario Cabernet "Under the Sky"...

Giusto per non farci mancare nulla, torneremo anche in Sardegna regione alla quale abbiamo dedicato un focus in passato. Terra ricca di biodiversità anche tra i produttori... e così dalla cantina "5 stelle" di Santadi a quell'anarchico di Gianfranco Manca, oggi andiamo da Quartomoro, piccola cantina in continua evoluzione gestita da Piero Cella e Giuliana Basso. Piero si appassiona al vino grazie al padre enologo e oggi porta avanti questo interessante progetto di recupero e valorizzazione degli autoctoni vitigni sardi, anche quelli meno conosciuti e salvati dall'estinzione. Cantina artigianale e uve recuperate da contadini che gestiscono vigne vecchie di oltre 40/50 anni. 

Assagerò il suo vino a base Cagnulari, vitigno autoctono situato nella regione del Coros in prov. di Sassari, oggi abbandonato da molti produttori, tanto che gli ettari vitati sono solamente 260. Piero ne produce solo 600 bottiglie con l'obbiettivo di ricavarne non solo un vino, ma realizzare "il viaggio, il sogno, il progetto di valorizzazione di perle viticole, il progetto di valorizzazione di vitigni autoctoni della Sardegna... un percorso attraverso le vigne più vecchie della Terra Sarda, attraverso i racconti appassionati e appassionanti di anziani vignaiuoli, che hanno, della vita e del lavoro in vigna, una visione per noi degna di grande rispetto, rispondente spesso ai nostri ideali." (cit.)

Concludiamo il nostro viaggio "enologo" con un bianco, ovvero lo Chardonnay
di Villa Angarano, strepitosa villa palladiana accerchiata dai vigneti in quel di Breganze. Oggi la proprietà é nelle mani delle cinque sorelle Bianchi Michiel che gestiscono una cantina nel segno della qualità, tecnologia ed innovazione. 8 ettari di vigneti nelle mani dell'enologo Marco Bernabei, figlio di Franco anch'esso enologo di successo in terra toscana, valorizzando e "modernizzando" il Sangiovese (quel gran vino che é il Flaccianello della Pieve porta la sua firma). Oggi la famiglia Barnabei gestisce questo progetto denominato Enoproject, ed offre la propria consulenza ad una trentina di cantine. Nasce così lo Chardonnay Ca' Michiel, un bianco barricato dal taglio moderno, figlio di un progetto enologico che guarda al futuro.
 
Cosa ne pensate? Quale impronta enologica preferite? Che stile di vino amate? Quali le differenze tra un consulente girovago, un enologo che conosce la sua terra come le sue tasche e un vignaiolo fai da te?? Sicuramente tante... cuore e denaro il vino é anche bussness e chi può permettersi di investire denaro lo fa... avvalersi di un grande enologo é come per una squadra acquistare un grande allenatore... l'obbiettivo é il successo.... Restate sintonizzati su Simodivino e Avionblu per leggerne delle belle... nel frattempo vi consiglio di esplorare l'argomento attraverso l'ottimo libro di Corrado Dettori "Non é il vino dell'enologo". Maledetta primavera...

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Il solito grande classico di fine anno... puntuale come il mercante in fiera, eccovi la playlist di questo 2015...

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...ritroverete in questo sorso di Gattinara un vino autentico… Il collegamento imprescindibile di vigna, uomo e terra.

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Ancora Crealto, ancora un grande vino... prendetemi alla lettera, la loro Barbera affinata in terracotta è una chicca che sorprende e affascina...

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"Per noi acquistare una bottiglia di vino, significa acquistare consapevolezza e sapere, oltre che la gioia di godere di un vino come poesia"

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Uno dei migliori assaggi della Riviera Ligure di Ponente... uno di quei casi in cui è il vino nel bicchiere che parla (...anche al posto del vignaiolo...)

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Serdiana prov. di Cagliari, a pochi metri da dove nasce il vino status symbol dell'enologia sarda, troviamo una bella realtà di bio-resistenza contadina...

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi
Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine
...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello
Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia
...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori
...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.