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lunedì 30 dicembre 2013

3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2013.... ECCO COSA MI HA ENTUSIASMATO!!

Uno sguardo al passato per affrontare il futuro. Il 2014 enoico a Simo diVino parte da qui. E' tempo di bilanci, e come ho già fatto l'anno scorso, mi diverto a riassumere in un piccolo "The best of....", le più interessanti "stappate" dell'anno appena trascorso. Non ci sono state grandi discussioni per stilare la top ten, visto che sono l'unico a dover scegliere e che ho preso in considerazione solo le bottiglie recensite su questo blog. Non si tratta di una classifica e non ha pretese esaustive, non ho tenuto conto di assaggi volanti, fiere mercato e tavolate gogliardiche. Diciamo che si tratta di una selezione dei vini assaggiati dalla prima all'ultima goccia, vini di cui ho potuto farmi un'idea precisa e per molti di essi parlarne anche con i produttori. Probabilmente non si tratta nemmeno dei più buoni in assoluto (diciamo a livello organolettico), ma quelli che per un'insieme di motivazioni mi hanno maggiormente convinto e coinvolto. Eccovi quindi 5 bianchi, 5 rossi... più uno..., che hanno saputo segnare il mio 2013 enoico. Alcuni di voi li conoscono molto bene, per tutti gli altri qualche buon consiglio per gli eno-acquisti del 2014 !!. (clicca sul nome del vino per leggere la recensione completa!!)

 

> GRILLO 2011 - Sicilia I.G.T. - Barraco  
Per gli appassionati di vini "naturali" il nome di Nino Barraco non é una novità. Il giovane vignaiolo con questo Grillo é riuscito ad esprimere vitigno, terroir e tradizione come pochi, grazie ad un bicchiere "esplosivo", dove la complessità e la corrispondenza territoriale non sono per nulla plasmate. Il vino é diretto e sfoggia fin da subito la sua carta di identità... una materia importante arricchita ed equilibrata da un'insieme di sentori e suggestioni che parlano a più non posso di Sicilia e Marsala. Vino non perfetto, ma indubbiamente vivo, vero e viscerale... troppo spesso si abusa del termine "vino di territorio", che invece calza a pennello per questo Grillo... la Sicilia racchiusa in un bicchiere!!


> CINQUE TERRE 2011 - D.O.C. - Forlini Cappellini
Come si fa a non innamorarsi dei vini di due vignaioli come Germana Forlini e Alberto Cappellini ?? 9.000 "eroiche" bottiglie prodotte a strapiombo sul mare, e il loro bianco é un simbolo esemplare del territorio mozzafiato e "tagliagambe" su cui crescono le viti vecchie di settant'anni. Bosco, Vermentino e Albarola danno vita ad un vino tagliente e verticale ricco di suggestioni di macchia mediterranea, sale marino, resina di pino, agrumi, rocce bagnate, erbe selvatiche, note salmastre... le Cinque Terre illustrate in un sorso... per un vino di terra figlio del mare.

Quando si parla dei vini bianchi del Collio, si parla dell'eccellenza, soprattutto se si é al cospetto di un vignaiolo come Franco Terpin. Questa Ribolla é l'esempio di come deve essere un bianco macerato perfettamente. Un sorso che esprime carica, consistenza e originalità, ma senza dimenticare freschezza e bevibilità, una rocciosa e pungente mineralità carsica, una bella verticalità, ma anche una beva pulita e rinfrescante. Un grande vino "naturale" dall'equilibrio perfetto.

Ancora un bianco macerato.. evidentemente "me gusta"... ma in questo caso ad esaltarmi non é la macerazione perfetta, ma la macerazione estrema. Un vulcanico "orange wine" da uve Garganega, decisamente “punk”... non solo per essersi "volutamente declassato", ma perché qui a contare é l’impatto, il ruvido, la vibra... le sonorità meno pulite ma più dirette. In secondo piano la tecnica, la precisione stilistica, la pulizia nel suono. Ma va bene così… il punk rock quando è troppo patinato non arriva al cuore e soddisfa solo i fighetti che giocano a fare gli alternativi. Vino da stage diving!!

Questo forse, meriterebbe il primo posto tra i bianchi bevuti quest'anno. Niente macerazioni in questo caso ma una grandissima Malvasia che punta  alla qualità assoluta. Vinificazione in bianco e utilizzo di barriques, per un vino che esprime una complessità sottrattiva. Qui a colpire é la apparente semplicità, fatta di eleganza, finezza e grande pulizia. Tutti gli elementi che vai cercando in un grande vino bianco li ritrovi racchiusi in un equilibrio perfetto. Nicola Manferrari esprime nei suoi vini la complessità nella maniera più semplice possibile... come solo i grandi campioni sanno fare.

> MARCALEONE 2010 - Grignolino del Monferrato Casalese D.O.C. - Crealto
E’ vino da gustare e non da degustare, la sua essenza è ben rappresentata in etichetta, una bella tavola tra amici per un vino che esce dai salotti buoni, riappropriandosi della sua funzione alimentare e conviviale. Tenetene sempre una bottiglia a portata di mano, una pausa rigenerante durante una giornata di lavoro nei campi... un amico che passa a trovarti durante l'ora di cena, o più semplicemente una bella passeggiata tra le vigne... un bicchiere di Grignolino, un "panozzo" con il salame, un bel pezzo di formaggio... e vi rimettete in pace con il mondo. Gustoso ed appagante, pulito e mai grasso, è l’antitesi del vino moderno. Ogni volta che bevi un Grignolino, è un viaggio indietro nel tempo e il Marcaleone ne è un’ottima espressione. 

> NUDE 2005 - Campania Aglianico I.G.T. - Cantina Giardino
Ad entusiasmare é tutto quello che sta dietro ogni singola bottiglia prodotta dai soci/amici di Cantina Giardino... storie di amicizie, di rispetto per la terra, di amore e dissidenza. Storie di valorizzazione del territorio e delle uve autoctone... storie di antichi vigneti recuperati, di vino "naturale" in terra campana, storie di anziani conferitori artigiani e contadini, con la volontà di fare cultura e perché no reddito nel territorio. La grandezza di questo Aglianico, sta proprio nel saper integrare in un solo sorso, carattere e complessità, esprimere la stoffa del “grande” vino, rinunciando ad un po' di eleganza e finezza, ma mantenendo quel tocco di rusticità ed imperfezione che lo rendono incredibilmente verace e artigianale… Vino da “mangiare”!!

> CHIANTI COLLI SENESI 2008 - D.O.C.G. - Pacina
Il primo bicchiere mi ha lasciato un po' deluso, troppo ruvido e scomposto, poi mi ci sono tuffato dentro e me lo sono "goduto" fino all'ultima goccia, ed era da tempo che un rosso non mi regalava un così "rustico" appagamento. Da una parte abbiamo ancora chi persevera a produrre vini spesso legnosi e pesanti, seduti dopo il terzo bicchiere, dall'altra la contro-tendenza di sgrassare il più possibile, puntare sulla leggerezza, sullo stile "Borgogna"... ma per fortuna nel mezzo ci sono vini genuini come questo Chianti a cui poco importa della tendenze e riesce con innata semplicità ad esprimere l'autenticità e la ruralità del luogo in cui nasce. Sovversivo, perché sa essere contadino e artigianale, sa esprimere la potenza e il vigore che ti aspetti da un vino che non si piega alle tendenze e ti stupisce con una beva mai doma, ricca di succo e di  polpa masticabile, che ci lascia felici e appagati, obbligandoci a leccarci le labbra una volta posato il bicchiere. Questo é il vino che ogni oste dovrebbe servire ai propri ospiti... 

> ROSSO DI MONTALCINO 2009 - D.O.C. - Campi di Fonterenza
Montalcino non é solo Brunello e riesce a racchiudere la sua essenza anche nel suo rosso base... soprattutto quando porta la firma "natur" di Francesca e Margherita Padovani. Un bicchiere ricco di sfaccettature… un vino che non perde mai tono… struttura e persistenza, complessità… mai sulle gambe. E' gagliardo grazie ad una tensione sempre viva, territoriale, leggermente rustico ma con una sua eleganza... chiamiamola personalità, credo sia questa la parola giusta. Vino vero, autentico e senza trucchi, questa indubbiamente é la sua marcia in più… espressione di un grande terroir, della passione e dedizione del suo vignaiolo nell'accudirlo. Tutto questo si sente nel bicchiere e fa la differenza !

> BAROLO GINESTRA CASA MATE' - D.O.C.G. - Elio Grasso
Vino nobile e di razza, leggermente sgraziato, con un tannino non proprio vellutato e una struttura importante... etereo, persistente e di grande complessità aromatica...  é la perfetta espressione di una giornata tardo autunnale passata tra i filari di Monforte... é la perfetta espressione del carattere schivo, tenace e fiero dei contadini di Langa. Gente come Elio Grasso, uno che vuol essere definito contadino ancor prima di produttore, a testimonianza del forte legame con il mondo rurale in cui é nato, che ne fa un agricoltore langarolo e un vignaiolo vecchio stampo. Tradizionalista come il suo Barolo.
Siamo in Sardegna e quando si parla di un vino simbolo, che ha saputo segnare la storia e il carattere di questa terra, non può non venire in mente la Vernaccia di Oristano. Dal color ambra e una consistenza che ricorda i vini passiti, ma  più fluido, esprime caratteristiche "flor" di grande fascino, dalle nocciole tostate alle mandorle amare, amaretto, frutta secca, nespole, canditi. Davvero eccellente e coinvolgente. E' proprio un piacere perdersi con il naso dentro il bicchiere. Sublime. Vino storico e "old style" troppo spesso dimenticato. Non commettete questo errore!!




Concludo menzionando una serie di vini che per i più svariati motivi hanno saputo convincere il mio palato, ma che ho dovuto escludere dalla top ten...  Due classici dell'enologia nostrana, vini dell'enologo con cui ho poco feeling ma che non posso discutere per la loro precisione stilistica, come il Montevetrano 2008 di Silvia Imparato e il Terre Brune 2008 di Santadi. Ma soprattutto ho dovuto scartare a malincuore dalla top ten il "materico" Vigna del Prey 2011 di Boschis, il "notturno" Under the Sky 2010 di Mattia Filippi, il Ser Balduzio 2006 di Fiorano, autentico Montepulciano di razza, il Nepomuceno (Esercizio n°7) di Cantrina, davvero un bel esercizio di stile. Menzione speciale per i due vini che più degli altri avrebbero meritato un posto tra i 10+1 del 2013. Il Vigneri Rosso 2010 di Salvo Foti un "signore" che ha saputo valorizzare e ridare dignità ad un territorio. Storia, tradizioni e la magia di queste antiche vigne aggrappate sull'Etna valgono molto di più di qualsiasi considerazione organolettica. Per concludere impossibile non menzionare Eugenio Rosi e il suo Anisos 2009. Lo sguardo, le mani, le parole, esprimono tutta la passione e le energie profuse da anni su e giù tra i filari delle montagne trentine e questo vino ne é espressione diretta. 
Un buon 2014 enoico a tutti.

Leggi la top ten dell'anno scorso:
STAPPATI 2012... ECCO I MIGLIORI 10+1 LE PIU' INTERESSANTI BEVUTE DEL 2012

 

lunedì 12 agosto 2013

CHIANTI COLLI SENESI 2008 - D.O.C.G. - Az. Agr. Pacina


...sa essere contadino e artigianale, sa esprimere la potenza e il vigore che ti aspetti da un vino che non si piega alle tendenze e ti stupisce con una beva mai doma, ricca di succo e di  polpa masticabile, che ci lascia felici e appagati, obbligandoci a leccarci le labbra una volta posato il bicchiere.


E' con non poco entusiasmo che mi appresto a scrivere di questo "piccolo" ma grande Chianti dei Colli Senesi. Deve ammettere che in questo caldo inizio di Agosto, ho bevuto soprattutto vini bianchi ed era da un po' che non mi bevevo un rosso con così grande piacere e soddisfazione. Per raccontarvela tutta devo partire dall'inizio, ovvero dall'acquisto di questo Chianti (e del loro ottimo farro) dell' Agricola Pacina, azienda gestita da Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa in quel di Castelnuovo Berardenga, che ho avuto modo di incontrare a Vini di Vignaioli in quel di Fornovo. Ho assaggiato i loro vini e alla fine ho optato per questo Chianti che mi é sembrato il più interessante del lotto, oltre che venduto ad un prezzo decisamente onesto (12 euro).  

Pacina il cui nome di origine etrusca significa niente meno che "Bacco", ha la propria sede in un antico convento del decimo secolo, in un ambiente dove regna la biodiversità, tra vigneti (circa 10 ha.), boschi, oliveti, cereali e altro ancora. In grande armonia con la natura circostante, in questa terra di confine tra il Chianti Classico e quello dei Colli Senesi, Giovanna e Stefano non conducono semplicemente un'azienda agricola, ma protraggono una cultura rurale che affonda le radici in un passato ricco di storia, tradizioni e cultura. La scelta del biologico appare quasi scontata e obbligato per chi vuole vivere in simbiosi con l'ambiente circostante... e mantenerne vivo il carattere e l'unicità. La gestione naturale della vigna, il ridotto interventismo in cantina, la riduzione delle rese a 50ql/ha., sono il mezzo affinché la tipicità rurale di Pacina possa esprimersi nei loro vini. Su terreni principalmente sabbiosi/argillosi, si coltivano Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo e Syrah per i rossi, Trebbiano e Malvasia per i bianchi, per una produzione annua di circa 45.000 bottiglie. 

Il vino che vado a stappare é un Chianti dei Colli Senesi, annata 2008, quasi un Sangiovese in purezza se non fosse per quel 3% di Canaiolo e Ciliegiolo. Le uve fermentano in vasche di cemento sui lieviti indigeni, e ci rimangono a macerare per ben 6 settimane. Affinamento piuttosto lungo, 14 mesi in fusti da 500 litri e botti da 17/25 hl di rovere, più un anno in bottiglia. Vino non filtrato.

Allora, fatte tutte le dovute mosse necessarie per servire il vino ad una temperatura più o meno adeguata (qui in prealpi si bolle!!) mi ritrovo un vino che onestamente non ricordavo così "buono"!! Nel bicchiere un rosso rubino intenso, concentrato e profondo, ma dai riflessi vivi e brillanti.... vino consistente e tosto come non mi capitava da un po' (anche perché in estate prediligo i bianchi )... al naso mantiene le aspettative... vinoso ed intenso, dritto e persistente, leggermente alcolizzato (14.5%vol.), frutta sottospirito, accompagnata da note terrose e floreali, con leggero sentore animale in sottofondo. Non un naso particolarmente complesso, che non va alla ricerca delle sfumature e dell'eleganza, ma che vuole esprimere fin da subito il suo vigore e la sua fierezza, lasciando solo dopo una buona ossigenazione, spazio alle note più fruttate e speziate. La beva ha grande corrispondenza gusto-olfattiva, con ancora un sentore alcolico leggermente sopra le righe, accompagnato da un tannino ancora su di giri e un corpo pieno, ricco di materia, splendidamente equilibrato da una componente sapido-minerale che mantiene il vino "su di giri", teso e sul pezzo.

Queste le sensazioni della prima mezza bottiglia.... Ritappata con il suo stesso tappo di sughero, l'abbandono in cucina e la ripesco il giorno dopo, me la bevo i giardino tutto solo.... io, il Chianti e un buon libro. Il vino si é rilevato ancor più buono rispetto al giorno prima.... puzzetta sparita, alcool calmirato... mantenuta alla grande energia ed intensità, un vino sotto certi aspetti pazzesco. Me lo sono proprio "goduto" fino all'ultima goccia, ed era da tempo che un rosso non mi regalava un così "rustico" appagamento. Da una parte abbiamo ancora chi persevera a produrre vini con il ricettario, omologati e costruiti, vini spesso legnosi e pesanti, seduti dopo il terzo bicchiere (sempre che si siano alzati), dall'altra la contro-tendenza di sgrassare il più possibile i vini, puntare sulla leggerezza, sullo stile "Borgogna"... ma per fortuna nel mezzo ci sono vini genuini come questo Chianti a cui poco importa della tendenze e riesce con innata semplicità ad esprimere l'autenticità e la ruralità del luogo in cui nasce. Per questo é "sovversivo", perché sa essere contadino e artigianale, sa esprimere la potenza e il vigore che ti aspetti da un vino che non si piega alle tendenze e ti stupisce con una beva mai doma, ricca di succo e di  polpa masticabile, che ci lascia felici e appagati, obbligandoci a leccarci le labbra una volta posato il bicchiere.

A suo modo un "grande" vino perché ti manda a letto contento, appagato e soddisfatto... questo é il vino che ogni oste dovrebbe servire ai propri ospiti... ma non dimenticatevi che questo è un vino dal grande potenziale, e se a differenza del sottoscritto, lo saprete aspettare ancora qualche annetto, potrebbe ulteriormente evolvere, mantenendo vivo il suo carattere e la sua autenticità, acquisendo maggior complessità e sfumature...

Rapporto qualità/prezzo assolutamente eccellente, da fare scorta in cantina (a me é rimasto solo mezzo pacchetto del loro farro), ed inserire nella classifica dei "the best" per l'anno in corso... di sicuro é un vino che per sincerità espressiva e godibilità di beva vi rimarrà indubbiamente nel cuore... e visto che é tempo di vacanze... se siete in Toscana non dimenticatevi di passare da queste parti...

martedì 6 novembre 2012

VINI DI VIGNAIOLI 2012 - Fornovo Taro


Il primo novembre di giovedì é l'occasione giusta per qualche giorno fuori casa. 2 mesi di lavoro dopo l'ultima esperienza messicana, sono sufficienti per richiedere qualche giorno di stacco. Sfruttiamo l'assolato venerdì per una bella pedalata nelle Valli di Comacchio, così domenica sulla strada del ritorno,  posso fare una deviazione a Fornovo per Vini di Vignaioli, la consueta fiera vinicola dedicata ai produttori di vini naturali e autentici. Nonostante siano già parecchi anni che si tiene questa iniziativa, riesco a parteciparvi per la prima volta. La lista dei produttori partecipanti é piuttosto interessante e ci sono un bel po' di vini da provare. 

Arrivo da Ferrara in un'ora e mezza di guida assonnata, tra le sferragliate elttro-industriali dei Nine Inch Nails e la pioggia battente. Alle 11.00 sono li, il parcheggio é già pieno e c'è un bel movimento. 12 euro per entrare, 13 se vuoi anche la guida. Prendo il mio bel bicchiere serigrafati e mi tuffo nella tensostruttura affollata. 

Prima di raccontarvi dell'interessante tour tra i banchi assaggi (tutti con esito positivo!!) permettetemi qualche considerazione sulla fiera. Voglio spezzare una lancia a favore degli organizzatori per la scelta dei produttori invitati e la possibilità di acquistare direttamente i vini, oltre al gentile "servizio d'ordine" dei signori della pro-loco. A loro svantaggio gioca la location poco suggestiva e molto rumorosa (anche se questo conferisce al tutto un'atmosfera più popular e meno fighetta...), tanto da rendere difficoltoso interloquire con i vignaioli. I banchetti sono piuttosto piccoli e quindi affollati, costringendomi ad attese piuttosto lunghe. Il vino bisogna saperlo aspettare... anche quando si é al banco assaggi... (e lo dico ad alcuni appassionati presenti domenica). Se siete impazienti potete passare al produttore successivo, senza bisogno di scavallare il sottoscritto che ha pazientemente aspettato il suo turno. 

Detto questo passiamo al "wine tasting tour", che mi ha permesso di scoprire e conoscere alcune interessanti realtà di cui avevo sentito parlare un gran bene. Tra facce conosciute (chiedo scusa ad Aurora, alle sorelle Conti e a Guido per non essere passato da loro... ma eravate sempre impegnati!!) decido di partire dalla Toscana senese (ok, era il produttore più vicino all'ingresso e avevo "sete", non é che ho deciso molto...) per stringere la mano e portarmi a casa il godibilissimo Chianti (e il farro!) di Pacina. Qualche banco più avanti sola soletta, trovo Elisabetta Dalzocchio. Finalmente direi!! Non vedevo l'ora di provare il suo Pinot Nero, tanto l'ho sentito decantare. E' piacevolissimo ascoltare questa sorridente vignaiola, che con grande modestia mi racconta la sua storia e il suo legame con il Pinot, unico vino da lei prodotto con grande maestria, dopo una folgorante visita alla Romanée-Conti. Da qui la scelta di lavorare nel modo più naturale possibile, sia in vigna che in cantina, riusciendo ad ottenere un Pinot Nero di eleganza e finezza tipicamente borgognana. Per me "number one" della giornata. 18 euro spese benissimo. 

Un assaggio al Syrah biodinamico di Amerighi da Cortona (scuro, pieno ma al contempo vibrante) che avrebbe meritato maggior attenzione e via verso un giro di bianchi a base di Sauvignon, Pinot Grigio e Ribolla Gialla da Terpin. Impressiona il livello qualitativo dei suoi vini, particolari già nel colore e così ricchi di suggestioni gustative. Inutile dilungarmi troppo, tanto i suoi vini li conoscete tutti!!

Da est ad ovest, dal Friuli al Monferrato, dal bianco al rosso… Ma soprattutto da Genova ad Alfiano Natta, per incontrare i ragazzi di Crealto, la "new generation", che molla il kaos della metropoli e decide di investire nell’agricoltura. Quattro anni di lavoro duro e sacrifici, l’inesperienza controbilanciata da idee chiare e una buona dose di coraggio, sono bastate a Crealto per ottenere i primi riconoscimenti importanti. Bene così. Non ero ancora riuscito a conoscerli personalmente e ad assaggiare i loro vini, ma avevo “buone vibrazioni” in merito che verranno confermate. Durante una bella chiacchierata con Eleonora assaggio i suoi rossi, Grignolino in primis, Barbera (2 versioni) e il Nebbiolo. I vini di rispecchiano il territorio e il suo produttore. Semplici, giovani, croccanti, freschi e vivi. Recupero due bottiglie anche da loro e mi sposto al banchetto adiacente per incontrare un vignaiolo che di nome fa Eugenio Rosi. 

Sembra essere il giorno dei trentini, o meglio di quelli che provengono da Rovereto. Dopo essermi innamorato dell'elegante e articolato Pinot di Elisabetta, Rosi propone una serie di vini quasi in controtendenza... Mentre tutti sembrano puntare su leggerezza e freschezza, lui propone vini succosi, carichi e fruttati, utilizzando uve mature e affinamento in legno. Ottimo il Marzemino Poiema (forse il suo vino meglio riuscito) e il bianco Anisos, macerato sulle bucce. Sorprendente il Ciso, un vino a base di Lambrusco a foglia frastagliata. Un autoctono (e centenario) vigneto trentino, coltivato a piede franco e sopravissuto alla fillossera. 11 intrepidi vignaioli (tra cui Eugenio) conosciuti come "I Dolomitici", tengono in vita questo vitigno (e vino) unico. Anche nel kaos della fiera, ascoltare Eugenio raccontare come nascono i suoi vini é una bella emozione. 

Per concludere alla grande mi concedo una sosta al banco assaggi di Cappellano, per gustarmi i suoi due Barolo, il Pié Rupestris e il Pié Franco. Siamo alla quinta generazione di vignaioli in quel di Serralunga. Vini veri e senza compromessi, fedeli alla tradizione langarola e mai inclini alle mode, quelli prodotti dal compianto Baldo Cappellano e oggi dal figlio Augusto, che ne ha saputo cogliere l'eredità.  Molto interessante notare le differenze tra le due versioni, nonostante il medesimo trattamento riservato in cantina. La dimostrazione lampante di quanto sia importante (e si faccia sentire nel bicchiere) il carattere delle vigna e del terroir, quando si producono vini senza trucchi. Si é lasciato preferire il Pié Franco più amabile e morbido rispetto al Rupestris, più ruvido e tannico. Due vini immensi e il grande rammarico di averli assaggiati a fine giornata con il palato decisamente alcolizzato. Avrebbero meritato maggior attenzione dal sottoscritto. Mi rifarò alla prossima. 

Esperienza di Fornovo terminata... consueta sosta "cafferino di ripiglio" prima di affrontare un'oretta e mezza di piovosa autostrada e rientrare nelle prealpi varesine.

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3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2015.... ECCO LA PLAYLIST!!

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Il solito grande classico di fine anno... puntuale come il mercante in fiera, eccovi la playlist di questo 2015...

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...ritroverete in questo sorso di Gattinara un vino autentico… Il collegamento imprescindibile di vigna, uomo e terra.

VIS 2011 - Barbera d'Asti Superiore D.O.C.G. - Crealto

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Ancora Crealto, ancora un grande vino... prendetemi alla lettera, la loro Barbera affinata in terracotta è una chicca che sorprende e affascina...

LA TERRA TREMA 2015 - 9°edizione

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"Per noi acquistare una bottiglia di vino, significa acquistare consapevolezza e sapere, oltre che la gioia di godere di un vino come poesia"

PINOT NERO 2010 - Toscana I.G.T. - Voltumna

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Se avete passato uggiosi pomeriggi a consumare i vinili di Joy division, The Cure, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus... non potete rimanere indifferenti al pinot nero di Voltumna.

VB1 VERMENTINO 2010 - Riviera Ligure di Ponente D.O.C. - Tenuta Selvadolce

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Uno dei migliori assaggi della Riviera Ligure di Ponente... uno di quei casi in cui è il vino nel bicchiere che parla (...anche al posto del vignaiolo...)

ALTEA ROSSO 2012 - Sibiola I.G.T. - Altea Illotto

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Serdiana prov. di Cagliari, a pochi metri da dove nasce il vino status symbol dell'enologia sarda, troviamo una bella realtà di bio-resistenza contadina...

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi
Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

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...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello
Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia
...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori
...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.