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sabato 10 ottobre 2015

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi


Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.


Il Friuli bianchista è sotto “attacco” mediatico in seguito all'articolo del Piccolo sul Sauvignon "truccato nell'aroma"... come dire brutta storia davvero... di quelle che non solo danneggiano i produttori furbacchioni, ma che rischiano di coinvolgere l'intero movimento bianchista friulano, compresi quelli che non coinvolti. O forse no, come spesso accade nei momenti di "crisi" chi da sempre lavora bene e onestamente riesce ad emergere ancora più forte di prima... 

Ho così volutamente  deciso di ripartire da qui… da quel Corno di Rosazzo, dove troviamo alcuni dei terroir migliori dell’intero Collio, ma soprattutto dove ha sede la cantina e parte dei vigneti de “I Clivi”, a mio modesto parere una delle realtà più interessanti della zona. Ho in cantina tutti i loro vini e sono stato da loro… ho già scritto di quell’incredibile Brazan 180 mesi (vorrei dire... uno dei bianchi più fighi che abbia mai bevuto...), ed oggi voglio raccontarvi di questa semplice quanto super Ribolla, che tanto mi piace e che tanto prende le distanze da molte delle versioni che mi capita di assaggiare, sia che si parli di ribolle "standardizzate" al gusto, sia che si parli delle versioni orange come si usa fare qui in Friuli. 

Ecco quando sono andato su ad incontrare il sig. Zanusso, il primo vino che mi ha fatto assaggiare è stata questa Ribolla del 2013… ed è stato amore al primo sorso. Un vino di una leggerezza incredibile, essenziale, quasi scarnificato. Un lavoro di sottrazione per portare nel bicchiere l’essenza del vitigno e del terroir. Immagino che un vino del genere possa non piacere a tutti… sopratutto per chi adora quelle Ribolle molto gialle e tropicaliste, ma forse proprio per la sua particolarità, unita alla suggestione di averlo bevuto la prima volta proprio li, dove viene prodotto, è stato un colpo di fulmine. (per correttezze con la ribolla non si parla di Collio, ma di colli orientali del Friuli...)

Già l’etichetta ci da un indizio importante… gradazione alcolica 11%vol., volutamente bassa, una scelta consapevole, la volontà di proporre un vino leggero e da bere con disinvoltura. Versi ed ecco subito un altro indizio… vino di un paglerino scolorito… dovete versarne in buona quantità ed avere uno sfondo bello bianco, per coglierne il colorito giallo tenue tendente al trasparente. Molto fluido, dinamico, pulito.

All’olfatto è questione di gusti. E’ quanto di più lontano possiate trovare da i bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi. Questa Ribolla è un “vertical garden”, dritta, lineare, rocciosa, citrina, erbacea, amarognola, con qualche sbuffo di terra umida. 

La beva è di una leggerezza esaltante… più la bevi e più ti vien voglia di berla. Fine, lineare, fresca, tesa e minerale ma senza eccessi, grazie ad una acidità spiccata ma naturalissima, senza avvertire mai alcuna sensazione di pesantezza o fastidio. Ripeto per qualcuno può sembrare un vino troppo beverino e scarico… ma se vi lasciate coinvolgere potete berne un cartone in una sola serata. Superlativo e a suo modo originale.

Su come lavorano I Clivi non si discute... approccio natural con l'obbiettivo unico di rendere giustizia al vitigno e sfruttare la qualità indiscussa delle loro uve... il che significa acciaio e solo acciaio per i bianchi... fermentazione sui propri lieviti e 6 mesi di affinamento sulle fecce fini. No chiarifiche e no macerazione. Solo una leggera chiarifica prima di finire in bottiglia. Una ribolla che è un soffio di vento... al top nella categoria...  In enoteca (e purtroppo anche in cantina) sulle 15 euro.

venerdì 2 gennaio 2015

3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2014.... ECCO LA PLAYLIST!!

Uno sguardo al passato per affrontare il futuro. Il 2015 enoico a Simo diVino parte da qui, con i doverosi auguri di buon anno. Come ho già fatto negli anni passati, mi diverto a riassumere in un piccolo "The best of....", le più interessanti "stappate" dell'anno appena trascorso prendendo in considerazione solo le bottiglie recensite su questo blog. Non si tratta di una classifica e non ha pretese esaustive, non ho tenuto conto di assaggi volanti, fiere mercato e tavolate gogliardiche. Diciamo che si tratta di una selezione dei vini assaggiati dalla prima all'ultima goccia, vini di cui ho potuto farmi un'idea precisa e per molti di essi parlarne anche con i produttori. Probabilmente non si tratta nemmeno dei più buoni in assoluto (diciamo a livello organolettico), ma quelli che per un'insieme di motivazioni mi hanno maggiormente convinto e coinvolto. Eccovi i 10 che hanno segnato l'anno appena trascorso. Alcuni di voi li conoscono molto bene, per tutti gli altri qualche buon consiglio per gli eno-acquisti del 2015 !!. (clicca sul nome del vino per leggere la recensione completa!!)

 

> BRAZAN 2001 (140 mesi) - Collio Goriziano D.O.C. - I Clivi
Cosa aspettarsi da un Tocai che passa 140 mesi sui lieviti? Tiratura limitata per un vino in stato di grazia, un sorso pazzesco che è l’arma in più di questo Brazan e che ben rappresenta l'anima de "I Clivi". Da un vino così complesso, intenso, strutturato, ti aspetteresti una beva piuttosto impegnativa, da sorseggiare in degustazione più che da “sgargarozzare” a tavola… Invece mentre tutto quel "popò" di roba che troverete nel bicchiere vi rimarrà inchiodata alle papille gustative per interminabili secondi di piacere, il vino scivola via pulito, grazie ad un’acidità naturale e una mineralità levigata, che conferisce una leggerezza e una bevibilità disarmante...
Non vincerò il premio "originalità 2014", ma devo essere onesto con il mio palato ed inserire questo vino “contenitore” nella top ten. Qui trovate tutto quello che vorreste trovare in un vino bianco... ricco, pieno, variegato ed intenso. Parla e non sussurra… sa essere carico e solare, maturo e materico, come ti aspetteresti da un vino del sud... il frutto é pieno e ricco, bilanciato da una ventata nordista... quindi tensione, mineralità, acidità rinfrescante, note floreali ed erbacee, sapidità marina e aromi mediterranei. Vino di grande bevibilità, verticale, fluido ma anche di grande piacere gustativo, croccante e masticabile. E’ un continuo susseguirsi di suggestioni dolci/amare di bella intensità e profondità. Piacevole, pulito, appagante, preciso, incisivo e a tratti rinfrescante.

Per me questa é una delle scoperte più interessanti del 2014. Ecco un esempio di come deve essere un bianco macerato. Un'esplosione complessa e assai piacevole che appaga i sensi a 360° tra profumi vegetali, spezie piccanti, note sapide, frutta polposa e dolciastra, senza dimenticare un tocco ossidativo che piace. Una fusione d'insieme caleidoscopica, pieno e tondeggiante, ha buon corpo e struttura, senza perdere in allungo, nerbo e sapidità. Come spesso accade le sorprese più sorprendenti, spesso arrivano dalle denominazioni meno conosciute.
Anche quest'anno un bianco ligure sugli scudi. Un grande vino che bisogna saper aspettare, perché dimostra grandi capacità evolutive. E allora ecco saltar fuori le suggestioni liguri che volevo. Varietale, con la delicatezza e l’eleganza dei vini che amano farsi scoprire per non lasciarti indifferente. Il giallo inizia ad attenuarsi per lasciar spazio al verde della macchia mediterranea, dei pini marittimi e della resina, del timo e della salvia, alloro, basilico e lavanda, fino al cedro, il pompelmo e il lime. Il sorso sale di tono, e pur mantenendo una bella pulizia e una piacevolissima sensazione materica, acquista tensione gustativa, con acidità leggera e mai sopra le righe, mineralità e sapidità fini e ben integrate che conferiscono al sorso allungo e scorrevolezza verso un finale lungo e tipicamente amarognolo che sfocia nella frutta secca.

Il più grande vino che abbiamo in Italia non può mancare in una top ten di fine anno, soprattutto se la firma é illustre come quella di Giovanni Canonica. Vigneron tradizionalista e dissidente, perché alla tradizione contadina e piemontese è legato, lontano da qualsivoglia concetto di marketing. Il sorso "ruspante" é ancora saturo di giovanil furore, ma se é vero che il 2010 barolista é anno di grazia, ne goderemo assai in futuro (fortunatamente ho fatto scorta). Il sorso é incredibilmente teso e pulito, si beve con gusto grazie ad una "ruvida" scorrevolezza dettata dalla sua grana "imperfetta" che conferisce un tocco fortemente artigianale, contadino e anarchico. Nel complesso mondo del Barolo, il Paiagallo è una piccola (grande) chicca che non può mancare sul tavolo di ogni appassionato che sa bere con il cuore.

L'altra Franciacorta... artigianale e rurale, ben lontana dallo stile dei grandi nomi a cui i più sono abituati e che a sorpresa mi entusiasma con un rosso di ottima leggerezza espressiva... tanto da "sverniciare" i piatti di una cucina stellata... Un intrigante mix di frutta rossa, note balsamiche, rimandi erbacei, eucalipto, sottobosco e spezie piccanti, il tutto avvolto da una leggera affumicatura. Un eccellente equilibrio tra tannini, alcool e acidità, con un frutto vivo e succoso che ti rimane li attaccato al palato dopo un finale appagante e pulito. La Beccaccia mi entusiasma per la sua leggerezza espressiva... riesce ad essere un vino assolutamente "godereccio" senza rinunciare ad una naturale eleganza, un'intrigante complessità e un tocco di austerità.

> CAMPORENZO 2009 - Valpolicella Classico Superiore D.O.C. - Monte Dall'Ora
Quella di Monte Dall'Ora é una di storia contadina e "dissidente", di quelle che fanno innamorare noi che di vino scriviamo e il loro Camporenzo é un vino di quelli che ti prendono "emotivamente", costringendomi a mangiare solo per il piacere di accompagnare questo rosso buonissimo. Un Valpolicella vivo e vigoroso, al naso come al palato, dove si contraddistingue per un ingresso discreto, quasi fresco, prima di esplodere energico e succoso, ricco e materico, gustoso, con una trama tannica ben integrata, che scivola via grazie ad una interessante vena acido-sapida che rendono il sorso vivo e mai sulle gambe, verso un allungo finale di grande appagamento. E' un vino che da grandi soddisfazioni... non so bene come spiegare questo concetto, bisogna berlo per capirlo, ma é una cosa che capita solo con i vini "naturali".

> SASSELLA ROCCE ROSSE RISERVA 2001 - Valtellina Superiore D.O.C.G. - Ar.Pe.Pe

Questa non vuole essere una classifica, ma se lo fosse, ecco a voi il vincitore. Un perfetto pezzo "folk" di razza pura e cristallina... un caleidoscopico ventaglio di sfumature aromatiche e suggestioni che ne fanno un vino di grande espressività territoriale e grande eleganza, dalla beva "tridimensionale". Vino per palati fini, che richiede attenzione e che deve essere capito...  Se devo dirvela proprio fuori dai denti... se non capite la grandezza di questo Rocce Rosse forse non siete in sintonia con questo blog e vi meritate un "vino frutto" consigliato da Luca Maroni!!

> MONTEPULCIANO D'ABRUZZO 2003 - D.O.C. - Emidio Pepe
Annata 2003, contraddittoria per via di un'estate particolarmente calda che ha consegnato hai posteri vini decisamente "cotti"... Non é il caso di questo Triple A del mitico Emidio Pepe, prodotto con la stessa artigianalità di sessant'anni fa. Bicchiere dopo bicchiere ci svela le sue molteplici sfaccettature... così a random... fiori appassiti, ciliegia e frutta rossa macerata, spezie piccanti, noce moscata, cuoio, erba bagnata, respiro animale, note minerali, balsamiche e una piacevole sensazione di calore. Spirito "giovanile" nonostante gli undici anni di età e una piacevole freschezza che rendono il vino snello e incredibilmente bevibile. Struttura e longevità sono impressionanti, tannicità e morbidezza sono ben equilibrati, carnoso e potente, compatto, ma con quel filo di acidità che snellisce il tutto e rende "semplicemente" straordinaria la beva. E' come se il tempo da queste parti si fosse fermato e racchiuso in un Montepulciano d'Abruzzo tutt'altro che moderno. 

> CHIANTI CLASSICO 2010 - D.O.C.G. - Monteraponi
Non é un vino tirato, ma una semplice quanto ricca rappresentazione di un territorio, di un luogo, dove le viti sono abbracciate dagli ulivi e dal bosco. Così solare nel suo frutto succoso e dolce, nei profumi estivi di macchia mediterranea e prati in fiori; così intrigante nella sua texture piacevole e pulita al palato, quasi snella, ma dalla suggestioni polverose e terrose, una grana fatta di elegante rusticità. La beva di incantevole piacevolezza, senza grassezze e forzature, nessuna pesantezza... ha un tiro verticale e minerale, un allungo teso e vibrante, una ventata di fresca acidità sostenuta da un tenore alcolico che scalda, su una trama tannica smussata e perfettamente integrata. Bravo Michele Braganti, i suoi vini sanno parlarti di un luogo, hanno carattere, vibrano, sanno dimostrarsi rustici ed artigianali con l'eleganza e l'equilibrio di chi sa fare il proprio mestiere molto bene.




OUTSIDER 2014
Concludo menzionando una serie di vini che per i più svariati motivi hanno saputo convincere il mio palato, ma che ho dovuto escludere dalla lista, per non sforare... Devo partire ovviamente da Alfiano Natta dove ha sede Crealto, già protagonista nelle passate top ten di fine anno con il loro Marcaleone (ribevuto un'altrettanto sublime 2011!!). Quest'anno sono i primi degli esclusi con ben due vini a dir poco entusiasmanti realizzati a quattro mani e che potete scoprire qui. Il Crevijn é un zero solfiti realizzato mixando le proprie uve di Grignolino, con quelle di Cascina Tavijn, mentre il Flora, é un quasi "orange" realizzato macerando in maniera meno "strong" le uve di Sauvignon fornite da Tenuta Grillo. Proseguendo con i bianchi, convince sempre un best seller della viticoltura naturale come il Fontanasanta Manzoni Bianco di Elisabetta Foradori, così come é splendida la semplicità espressiva del Friulano di Doro Princic, autentico vignaiolo di Cormos. Tornando ai rossi, sugli scudi la leggerezza scarnificata del nebbiolo di montagna, marca distintiva del Sassi Solivi della Cooperativa di Triasso e Sassella, a cui si contrappone la gustosissima surmaturazione del Poiema di Eugenio Rosi, da anni é probabilmente il miglior marzemino in circolazione. Rimanendo in regione, colpisce il Pigeno il Blauburgunder di Stroblhof, vino fine, pulito e preciso, mai banale. Scendendo in direzione sud vi segnalo le ultime due "figate" del 2014... un toscano natur di alta classe che può far impallidire molti costosi e chiaccherati "super" della zona, come il Montecucco Riserva Arpagone di Prato al Pozzo, e il Sagrantino Colle Grimaldesco di Giampaolo Tabarrini, tra le più belle bevute di sempre all'interno di una denominazione con cui fatico ad entrare in sintonia.

Ora se ne avete le forze... riavvolgete il nastro e sfoderate la vostra playlist....
Leggi la top ten dell'anno scorso:

mercoledì 5 novembre 2014

BRAZAN 2001 (140 mesi) - Collio Goriziano D.O.C. - I Clivi


Il Tocai 140 mesi de I Clivi... la "naturale" classe di un vino con la stoffa del campione...



Durante una delle poche giornate assolate di questa estate uggiosa (almeno qui al nord), mi sono recato per un paio di giorni a girovagar nel Collio, in transito direzione ex Jugoslavia. Quando é stato il momento di scegliere a quale porta (o meglio cantina) andare a bussare non ho avuto dubbi... Sono così riuscito a prendere appuntamento con Ferdinando Zanusso de I Clivi, e mi sono immerso in uno spettacolare anfiteatro di vigneti in località Gramogliano a Corno di Rosazzo, una manciata di chilometri a nord di Cormons, considerata la capitale enologica del Collio. Ho così passato un paio d'ore con Ferdinando sotto il portico della sua bella cascina ristrutturata, situata sopra la cantina e soprattutto in cima ad una collina da cui si gode una delle più belle viste della zona. 

Con il senno di poi sono contento della scelta fatta... ed il primo motivo a farmelo pensare sono proprio i vigneti... in due giorni su e giù tra Italia e Slovenia ho avuto modo di osservare splendidi vigneti di collina, ma anche vigneti di pianura che si perdono all'orizzonte, immensi, e soprattutto in questa annata difficile, un continuo via vai di trattori tra i filari a spruzzare porzioni magiche, con vigneti completamente diserbati, dove é impossibile trovare un solo filo d'erba. 

Qui dai Zanusso (Ferdinando gestisce l'azienda agricola insieme al figlio Mario, purtroppo non presente) le vigne emozionano... condotte a regime biologico, sono rigogliose di erba e vegetazione, raggiungono i 60-70 anni di età e possono essere accudite solo manualmente. Una parte di esse (tocai, ribolla, verduzzo, malvasia, merlot) per 8 ettari in totale, sono situate intorno alla cantina, mentre altri 4 ettari sono a pochi chilometri di distanza, "dietro quella collina che si vede all'orizzonte" mi dice Ferdinando. Il che significa parte nei Colli Orientali del Friuli e parte nel Collio Goriziano (seguirà chiacchierata sulle questioni amministrative e burocratiche che sembrano essere il coltello nella piaga di ogni vignaiolo..).

Capelli e barba bianchi, occhi azzurri vispi, all'aspetto più "lupo di mare" in congedo che vignaiolo, Ferdinando mi racconta la sua storia, da semplice appassionato a vignaiolo, quando nel '94 decide di stabilirsi in Friuli, terra natia della moglie, acquistando cascina e vigneti. Le sue idee sono semplici ma chiare e con un unico fine... fare vini bevibili e senza forzature, in grado di esprimere il vitigno e il terroir di provenienza. Quindi nessuna ideologia o filosofia "vinnaturista" alla base, ma la volontà di agire "naturalmente" per ottenere grandi vini di territorio... Quindi vecchie vigne autoctone, rese basse (20/30 ql/ha), zero chimica, nessuna irrigazione, potature corte, inerbimento spontaneo... insomma ottenere la qualità massima da un territorio ad altissima vocazione vitivinicola (giustamente Ferdinando sottolinea l'importanza del terreno, il famoso flysch, un multistrato di marne e arenarie eoceniche). Con un frutto di partenza di così alto livello, gli interventi in cantina sono ridotti al minimo indispensabile, attraverso procedimenti lenti e mai invasivi. I vini fermentano sui propri lieviti e fanno solo acciaio (per Ferdinando é il miglior contenitore per il vino perché non ne altera le caratteristiche). Soprattutto (essendo in Friuli é giusto sottolinearlo) niente bianchi macerati. Piccole presse, fermentazioni a basse temperature, nessuna filtrtura, chiarifiche per sedimentazione, imbottigliamento manuale e per gravità. Circa tre anni dalla vendemmia prima della commercializzazione. Vini buoni ed espressivi, ma anche belli da vedere, puliti, eleganti e con gradazioni alcoliche contenute. Circa 35.000 bottiglie in tutto.

Non mi dilungo troppo così avrò altro da raccontarvi quando stapperò e vi racconterò gli altri vini de I Clivi che mi sono portato a casa. Nonostante mi piace sempre partire dai così detti vini "quotidiani", preso dall'entusiasmo ho deciso (anche perché smanettando su Google mi sembra che nessuno ne abbia ancora parlato) di stappare per primo il Brazan 2001 "special edition"... I tredici anni di vita già vi fanno capire che si tratta di una tiratura limitata piuttosto particolare.

Il Brazan prende il nome dal vigneto di provenienza situato sul versante sud del Monte Quarin a Brazzano. Zona umida e più fredda, con forti escursioni termiche, ed un'esposizione sud, sud-est, verso il golfo di Trieste che soffia sul vigneto le sue brezze marine. Il vino é un Friulano (ex Tocai) con aggiunta di Malvasia e viene vinificato in acciaio. Fermentato sui propri lieviti, svolge fermentazione malolattica spontanea e affinato per 2 anni sulle sue fecce fini in acciaio e per 1 anno in bottiglia niente legno, nessuna filtrazione, niente macerazione. Questo é il processo produttivo del Brazan "classico", mentre per questa riserva speciale del 2001 che vado a stappare, la fase di affinamento é prolungata a  ben 140 mesi. Il che mi incuriosisce molto.

Peccato aver scoperto questo vino solo durante i saluti, mentre Ferdinando mi elencava i vini che mi aveva messo nella scatola, avrei sicuramente chiesto delucidazioni in merito... non so quindi se si tratta di un esperimento o di una scelta ponderata, non posso nemmeno dirvi se questa riserva speciale avrà un seguito anche nelle annate successive al 2001... posso però raccontarvi come é andata la bevuta... 


Il Brazan 2001 si presenta carico di un giallo intenso color oro. Brillante e pulito, al primo impatto, visivamente mi ricorda certi bianchi “tropicalisti”. Poi infilo il naso nel bicchiere, in continuazione... operazione che ripeterò prima di ogni sorso, fino all’ultimo bicchiere. E’ troppa la curiosità esplorativa nei confronti di questo calidoscopico e mutante Friulano. Fin da subito è chiaro che i frutti esotici non sono tipici del Friuli, grazie al cielo, il resto è un viaggio senza meta… Persistente e lungo, complesso, varietale, ricco di suggestioni mutanti e in continua progressione. Tridimensionale. Un leggero fondo amarognolo che intriga... idrocarburi, agrumi come il pompelmo con il suo dolce/amaro, erbe officinale, sottobosco, un mazzo di fiori selvatici, camomilla, lavanda, sbuffi minerali, sapidità… mai scontato ognuno può trovarci del suo e rendervi l'idea a parole é davvero complesso. Mai un accenno di resa, mai una perdita di tensione… non pensate però ad un vino verticale, teso e affilato come una lama di rasoio… 140 mesi non passano inosservati e si fanno sentire… ne hanno placato il fervore giovanile, arrotondando gli spigoli e conferendo equilibrio, consegnandoci  un vino pieno, ricco, importante. 

A chiudere il cerchio di un Tocai in stato di grazia, un sorso pazzesco che è l’arma in più di questo Brazan. Da un vino così complesso, intenso, strutturato, ti aspetteresti una beva piuttosto impegnativa, un vino da sorseggiare in degustazione più che da “sgargarozzare” a tavola… Invece mentre tutto quel "popò" di roba che ho scritto sopra vi rimane inchiodato alle papille gustative per interminabili secondi di piacere, il vino scivola via pulito, grazie ad un’acidità naturale e una mineralità levigata, che conferisce una leggerezza e una bevibilità disarmante, per un vino così pieno e profondo, che sa essere anche molto piacevole grazie ad una sensazione di calore alcolico, avvolgenza e pienezza. 

Vino di grande personalità con la naturalezza e il tocco tipico dei grandi campioni. Raramente si bevono bianchi così importanti e complessi con tanto piacere, gusto e facilità. Incredibile anche per longevità... forse mi sono lasciato ingannare dall'annata vecchiotta e l'ho stappato prima di tutti, ma avrebbero meritato un ulteriore invecchiamento in bottiglia, anche se l'ho già trovato decisamente pronto.

Non so dove si possa recuperare questa riserva (a parte su dai I Clivi), sappiate comunque che ha un prezzo impegnativo (30 euro), ma é una di quelle eccellenze a tiratura limitata, che ogni eno invasato ricercatore di rarità dovrebbe possedere (e bere). Per tutti gli altri ripiegate tranquillamente sul resto della batteria a marca I Clivi... avrò modo di parlarne in futuro ma posso già garantirvi che sono tra le più interessanti bevute che si possono fare nel Collio... Nel frattempo il Brazan 2001 si candida prepotentemente per la top ten di fine anno.  

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3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2015.... ECCO LA PLAYLIST!!

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Il solito grande classico di fine anno... puntuale come il mercante in fiera, eccovi la playlist di questo 2015...

GATTINARA RISERVA 2006 - D.O.C.G. - Paride Iaretti

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...ritroverete in questo sorso di Gattinara un vino autentico… Il collegamento imprescindibile di vigna, uomo e terra.

VIS 2011 - Barbera d'Asti Superiore D.O.C.G. - Crealto

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Ancora Crealto, ancora un grande vino... prendetemi alla lettera, la loro Barbera affinata in terracotta è una chicca che sorprende e affascina...

LA TERRA TREMA 2015 - 9°edizione

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"Per noi acquistare una bottiglia di vino, significa acquistare consapevolezza e sapere, oltre che la gioia di godere di un vino come poesia"

PINOT NERO 2010 - Toscana I.G.T. - Voltumna

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Se avete passato uggiosi pomeriggi a consumare i vinili di Joy division, The Cure, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus... non potete rimanere indifferenti al pinot nero di Voltumna.

VB1 VERMENTINO 2010 - Riviera Ligure di Ponente D.O.C. - Tenuta Selvadolce

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Uno dei migliori assaggi della Riviera Ligure di Ponente... uno di quei casi in cui è il vino nel bicchiere che parla (...anche al posto del vignaiolo...)

ALTEA ROSSO 2012 - Sibiola I.G.T. - Altea Illotto

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Serdiana prov. di Cagliari, a pochi metri da dove nasce il vino status symbol dell'enologia sarda, troviamo una bella realtà di bio-resistenza contadina...

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

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Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

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...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello
Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

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...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

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...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.