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martedì 4 agosto 2015

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...


Cos'altro posso aggiungere io, semplice appassionato bevitore, che non sia già stato scritto su questa cantina, diventata punto di riferimento indiscusso tra i produttori artigianali e "naturali"?  

Esordivo più o meno così qualche mese fa, scrivendo del Renosu Rosso, oggi, mentre volge al termine il luglio più caldo che ricordo, cercherò di raccontarvi del Renosu Bianco, l'altro vino "base" di Dettori, autentico alter ego del Rosso, tanti sono i punti in comune nei due vini, al cospetto delle ovvie differenze. 

C'è un'impronta stilistica comune, diciamo "marchio di fabbrica", ma sarebbe meglio usare il termine "mano del vignaiolo", visto che "fabbrica" è già di per sé un termine che stona al cospetto di un vigneron artigianale come Alessandro Dettori, diciamo un'idea di vino e di gusto che accomuna i due Renosu, nella dolcezza, nella succosità, nella gustosità della beva. 

Il Bianco sfodera riflessi oro piuttosto intenso, carico di solare luminosità con leggere velature, a ricordarci che siamo al cospetto di un vino "natur" che non subisce ne chiarifiche ne filtrazioni. Consistente e piuttosto materico é un vino che si lascia pregustare già con gli occhi. Non riesci a lasciarlo troppo nel bicchiere, ti viene voglia di berlo subito, e quando l'hai svuotato, hai altrettanto voglia di riempirlo di nuovo, fino a quando sconsolato, non ti resta che osservare la bottiglia prosciugata.

Vino intenso anche se non lunghissimo, come per il rosso, denota da subito un ingresso con qualche eccesso di dolcezza, un tocco mielenso che ti si attacca piacevolmente al palato, lasciando il ricordo di un frutto (albicocca) maturo, polposo e succoso. Bevuto fresco in queste calde giornate, se ne apprezza anche il suo lato più dinamico e rinfrescante, dove il dolce caldo del sud, lascia spazio a sensazioni saline, quasi a ricordarci che il mare è li a pochi passi dai vigneti, così come i rimandi di macchia mediterranea, il profumo della resina dei pini marittimi, il timo, la salvia. 

Le note "organolettiche" contano fino ad un certo punto, quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso, per un vino dal bel equilibrio tra rotondità e dolcezza, acidità e freschezza, a cui si aggiunge un prezzo di vendita più che democratico (10 euro circa a bottiglia). 

Per realizzare questo piccolo gioiello si utilizzano uve di vermentino e moscato bianco di Sennori, lieviti indigeni, nessuna aggiunta di solforosa e 2/3 anni di affinamento in vasche di cemento. 

Lo definirei un vino estivo ed esplosivo, originale al naso e al palato, ma senza quegli eccessi che a volte capita di trovare in alcuni vini "triple A". Non basta un'etichetta a garantire la bontà di un vino, ma qui potete andare sul sicuro, godibile e piacevole, se mi passate il termine "facile", che non può non piacere e convincere. 

Renosu Bianco e Rosso due fratelli da inserire di diritto in ogni top ten dedicata ai vini dal miglior rapporto qualità/prezzo. Dal produttore al consumatore, quasi impossibile trovare un difetto ai "fratelli Renosu". Questi sono i vini che più piacciono e che vado cercando, naturali, artigianali, gustosi, bevibili e per ogni portafoglio. Forse non dovrei dirvelo, ma personalmente ho un debole per questo Bianco (che adoro più del Rosso). 

Adesso posso partire soddisfatto... dopo avervi raccontato questa bevuta... si riprende a settembre... stay tuned!!

martedì 10 marzo 2015

RENOSU ROSSO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

...rotondo, succoso e sanguineo, davvero godereccio ed amabile, sicuramente originale, ed espressione a tutto tondo del mio personale concetto di vino "naturale" e artigianale.



La Sardegna rappresenta un contesto vitivinicolo unico e Tenuta Dettori ne é la conferma, la sua migliore espressione. Ogni volta che incontro Alessandro Dettori alle fiere, é per me un obbligo fermarmi ad assaggiare il trittico di cannonau Tuderi-Tenores-Dettori... Così l'altra sera mentre mi trovavo a cena nella piccola osteria di Nerito Valter a Cantello (VA), non ho avuto dubbi sulla scelta del vino, quando in fondo alla lista ho scovato il Renosu Rosso. Cos'altro posso aggiungere io, semplice appassionato bevitore, che non sia già stato scritto su questa cantina, diventata punto di riferimento indiscusso tra i produttori artigianali e "naturali"?

Quattro info per i neofiti o per chi, non é ancora riuscito ad andare oltre ai vini di Sella & Mosca bevuti durante le vacanze estive in Costa Smeralda.. Tenuta Dettori provincia di Sassari, località Badde Nigolosu, comune di Sennori, in quella parte di regione denominata Romangia, che si affaccia sul golfo dell'Asinara nel nord-ovest della Sardegna. Tra le 20-40.000 bottiglie l'anno (variabili in base all'annata), poco più di 20 ettari vitati tra i 100 e i 200 metri di altitudine che si affacciano sullo splendido mare sardo. Non aggiungo altro, ma servirebbero intere pagine per raccontare la storia, il territorio, la società, il vino di questa regione e di questa cantina. 

Vigneti ad alberello che partono dai 40 fino a passare i 100 anni di età, coltivati su terreni sabbioso-calcarei. Una filosofia produttiva non interventista, quasi arcaica se mi passate il termine, decisamente tradizionale nel metodo e fortemente territoriale nell'espressione. Fare vino "vero" come la storia e la cultura del luogo ha tramandato. Zero chimica in vigna, chiarifiche, filtrazioni e solforosa aggiunta, solo lieviti indigeni, rese bassissime. Ogni annata é diversa dall'altra, ogni bottiglia esprime la sua personale unicità. Il Cannonau é il vitigno principale, ma tutte le uve vengono vinificate in purezza, per valorizzare il carattere di ogni singolo appezzamento, a cui si aggiunge la decisione di abbandonare una D.O.C. generalizzante, per salvaguardare l'originalità e la tipicità dei suoi vini espressione di un terroir unico.

Così parlò Alessandro Dettori e non credo sia necessario aggiungere altro:
“Io non seguo il mercato, produco vini che piacciono a me, vini del mio territorio, vini di Sennori. Sono ciò che sono e non ciò che vuoi che siano”.Alessandro Dettori  – 1998 – Vignaioli, Artigiani del Vino e della Terra

Il Renosu, (anche se il termine non mi piace) può essere considerato il vino base tra i rossi della tenuta, in quanto é realizzato attraverso l'unione delle uve non selezionate per la produzione dei cru (quelle che per Dettori sono uve "non selezionate" sarebbero oro per molti altri produttori...). Si tratta quindi di un vino a base Cannonau, con piccole percentuali di Monica e Pascale, all'interno del quale confluiscono anche uve di annate differenti e per questo in bottiglia non viene specificata l'annata. Dai 3 ai 10 giorni di macerazioni e dai 2 ai 3 anni di affinamento in piccole vasche di cemento. Poi bottiglia. 

Di un bel rubino vivo, compatto e concentrato, é un vino ricco di carica positiva, é un vino della gioia e del sole, nella sua pienezza del frutto, vivo, rosso e maturo, nel suo residuo zuccherino, che spicca in un ingresso abboccato di succosa dolcezza. Caleidoscopico nel liberarsi da qualsiasi eccesso di autocompiacimento, con una bella acidità e invitante sapidità, tra gli arbusti della macchia mediterranea, la mineralità, i richiami salmastri, il timo, l'origano, la lavanda, il pepe. Vino rotondo e sanguineo, davvero godereccio ed amabile, sicuramente originale, ed espressione a tutto tondo del mio personale concetto di vino "naturale" e artigianale. Apparentemente semplice, altamente bevibile e altrettanto godibile, succoso e coinvolgente... quasi da mangiare. Vino che potrebbe essere ancor più eccezionale, se bevuto leggermente fresco durante una calda serata estive.

Il vino base che ogni cantina dovrebbe avere nel suo "roster", che sogneresti acquistare sfuso a litrate. L'opera é completata da un rapporto qualità/prezzo davvero invitante, tra le 10-15 euro. Da provare, quasi impossibile rimanere delusi.

giovedì 10 aprile 2014

ENORACCONTI >> VINI VERI 2014 - Vini Secondo Natura - XI ed.

"Maledetta primavera… in un solo colpo Vinitaly-ViniVeri-Vinnatur, un’enorme calamita nel cuore del Veneto che attira gli eno-appassionati italiani in un girone dantesco percorribile (al volante) in meno di un’ora. Un triangolo delle Bermuda alcolico in cui ognuno di noi, peccatori e peccatrici nel nome di Bacco, vorrebbe perdersi". 

Così ho esordito un paio di anni fa nel post dedicato a Vinnatur e così esordisco oggi mentre scrivo della mia eno-esperienza a ViniVeri, perché alla fine é una storia che si ripete ogni santissimo anno, come Pasqua e Natale, sono una certezza!!. Ho preso un "anno sabbatico" nel 2013, ma domenica mi sono messo in moto per la settimana santa dell'eno-strippato, che annovera un gran quantitativo di eno-cinghiali accodati 50 euro in mano, all'ingresso del Vinitaly, pronti a sgomitare per bere il più possibile (difficile dargli torto visto il prezzo del biglietto...). Non spenderei mai quei soldi per il Vinitaly, ma quest'anno free entry anche per i wine-blogger e quasi quasi, volevo approffittarne... Poi ho realizzato che proprio non fa per me il mega evento... non mi appartiene culturalmente e se mi sparo più di 200km e oltre due ore di macchina per andare ad una fiera vinicola, é perché cerco molto di più di una piacevole bevuta o di una buona “sbronza” in compagnia... 

Elenco produttori Viniveri 2014
Ovviamente per produttori e addetti hai lavori la fiera ha soprattutto una valenza "commerciale" e il successo del Vivit di questi ultimi anni ne é una dimostrazione... anche molti dei miei vignaioli preferiti, hanno pensato bene di ritagliarsi uno spazio nella più importante fiera italiana del vino, speranzosi di riuscire a raccogliere qualche buon ordine... Ineccepibile... bisogna pur vendere le bottiglie per mantenere in vita la propria azienda agricola, ma rimango dell'idea che anche il modo in cui si vende il vino abbia la sua importanza e fatico a comprendere come il modello commerciale-culturale di Vinitaly, possa rappresentare quei produttori notoriamente estranei alle tendenze e alle logiche di mercato, che hanno fatta della contadinità e dell'artigianalità un loro tratto distintivo. 

Non sta a me giudicare, con il vino non ci campo, casomai rappresenta una nota spesa del mio budget familiare, che ognuno faccia il proprio gioco, io faccio il mio e punto deciso su Cerea, sulla bella iniziativa organizzata da Bea e il consorzio Viniveri, quest'anno con dedica speciale a Emmanuel Giboulot, produttore della Borgogna che rischia 6 mesi di carcere per essersi rifiutato di utilizzare i pesticidi nelle proprie vigne. (pena a quanto pare ridotta ad una semplice muulta...). La sosta "prolungata" in una trattoria di Custoza e il restante viaggio tra campi, passaggi a livello che non si alzano mai e strade sbarrate da mercatini domenicali, mi costringono ad arrivare all'Areaexp con un certo ritardo... rimangono meno di tre ore prima alla chiusura... e allora devo ottimizzare i tempi e cercare di assaggiare a più non posso... 

Si studia un piano d'azione
Il parcheggio é pieno ma la bella "fabbrica" di Cerea, risulta meno affascinante di Villa Favorita, ma decisamente più funzionale... offre molto respiro e si ha quasi la sensazione che ci sia poco movimento... situazione distesa quindi e questo é decisamente un punto a suo (e a mio) favore ... Ritiro l'accredito e mi fiondo ai banchi assaggi, non prima di aver avvistato Jonathan Nossiter... vorrei salutarlo e dirgli che senza il suo Mondovino forse molti dei presenti non sarebbero qui (anche se probabilmente non lo ammetterebbero mai!!), ma sono timido e il tempo stringe... 

Salto a malincuore per questioni di minutaggio i produttori stranieri e mi fiondo da Terre a Mano, tre annate del loro rosso in assaggio (dal 2009-2011), per uno dei migliori Carmignano che abbia mai attraversato questo palato. Ad intrigarmi però é soprattutto il Sassocarlo, classico assemblaggio toscano tra Trebbiano e Malvasia con leggera macerazione sulle bucce... mi piacciono i bianchi macerati ben equilibrati... c'è sostanza, bevibilità e un'intrigante trama aromatica... ottimo e convincente, prima di chiudere il cerchio con un Vin Santo da applausi. La qualità e anche l'originalità di molti vini proposti a Cerea é fuori discussione... mi basta un balzo trasversale verso destra per ritrovarmi nell'affollato banco assaggi di Dettori. Punto dritto sul trittico di Cannonau Tuderi-Tenores-Dettori. Tutti quelli che sono abituati ai Cannonau "standar" carichi e concentrati, dovrebbero assaggiare almeno una volta nella vita queste perle tridimensionali... magri e quasi aranciati nel bicchiere, ad eccezione del Tenores che apre con una spiccata riduzione, colpiscono con una gamma aromatica originale e una beva incredibilmente fresca e slanciata, anche al cospetto di una gradazione alcolica imponente. Il Dettori in particolare, é un vino pazzesco!! 

situazione rilassata a Cerea
Torno alla "normalità", se così si può dire, con i classici piemontesi di Cascina delle Rose... assaggio la gamma completa, dal Dolcetto al Barbaresco Rio Sordo, tutti assaggi da botte, perché le loro bottiglie vanno letteralmente a ruba. Mi gusto vini in divenire dal grande potenziale evolutivo, nel segno della tradizione e della bevibilità, eleganti e puliti, ad eccezione della più carica e concentrata Barbera d'Alba superiore "Donna Elena", comunque ottima. Esemplare e disponibilissimo Italo che parla della sua cantina e della sua familia con grande fierezza... non posso che ascoltare ed innamorarmi di questo vignaiolo d'altri tempi. Già che sono arrivato fino a Cerea, non posso perdermi quel pezzo da 90 che é il Kurni di Oasi degli Angeli. Con un po' di timore referenziale per via del blasone di questo vinone, allungo il bicchiere e assaggio il loro unico vino che é appunto il Kurni 2012, ancora da imbottigliare ma che nel bicchiere sembra già incredibilmente pronto... Rimango piacevolmente sorpreso da quanto mi sono sentito a mio agio a chiaccherare con Eleonora e Marco. Lui é sicuramente un personaggio... si chiacchera a ruota libera e all'argomento "densità d'impianto" la risposta secca di Marco non si lascia attendere... "una volta le vigne dei contadini avevano 30.000 piante per ettaro... le basse densità d'impianto le hanno inventate quelli della Fiat, per far passare i trattori e meccanizzare il lavoro...". Chiedo se la dolcezza che avverto nel finale sia figlia del residuo zuccherino... in risposta Marco recupera  il Montepulciano di Valter Mattoni e mi riempie il bicchiere... "senti il finale?? Molto simile al mio vino... é proprio una caratteristica di quest'uva". Anche se il Kurni non é stilisticamente nelle mie corde, devo ammettere che impressiona... e alla faccia del prezzo di vendita... é stato il banco assaggi dove mi hanno riempito di più il bicchiere!! 

Sol-l-etico
Ma c'è chi ha fatto di meglio, concedendomi addirittura il bis.... eccomi da un altro pezzo da 90 di Viniveri... accostarsi al banco assaggi di Ezio Cerruti é un po' come far sosta all'ora dell' aperitivo nel bar di fiducia... Ci vede arrivare da lontano e fa segno di aspettarlo, giusto il tempo di finire la sigaretta ed eccolo pronto a deliziarci con il suo unico vino, il Sol, da uve moscato appassite in pianta, con affinamento di 4 anni in legno. Un passito che non esagera in dolcezza  e densità, rimanendo pulito, godibile e fresco, mai stancante. Come lo stesso Ezio sottolinea..."il Sol non é il classico passito da meditazione". Chiedo news in merito al suo secondo vino in preparazione... se la ride sotto i baffi, il Moscato secco inizia a "prendere forma" e le premesse sono buone, così come l'idea di produrre un vino meno complesso, più bevile ed "economicamente" meno impegnativo per gli appassionati. 

A proposito di vini interessanti e acquistabili a prezzi abbordabili... sosta doverosa per scoprire i vini della giovane realtà umbra di Collecapretta. Attivi dal 2006, si fanno notare (oltre che per le particolari etichette), per la scelta di selezionare e vinificare in purezza tutte le varietà di uve presenti nel vigneto di famiglia, da cui in passato si ricavava un generico rosso venduto in damigiane. Scopriamo così una convincente Barbera umbra, caratterizzta dal giusto mix di acidità e dolcezza che ne caratterizza il vitigno. Per molti possono essere vini a cui manca complessità e lunghezza, ma li ritengo ottimi per freschezza e piacevolezza, gustosi e veraci nella loro artigianalità, dal rosato della casa al Greco, fino ai Rossi a base sangiovese (2 tipologie da vigne di 10 anni e da vigne di 30) e il "Lautizio" da uve ciliegiolo. Tutti promossi i vini degustati e su una cosa siamo completamente in accordo... quello che si ha nel bicchiere si beve... non si sputa!! Rimango in regione e passo dal padrone di casa... spazio a tutta la batteria di Paolo Bea. Anche in questo caso bellissime le etichette e straordinari i vini, su cui non c'è molto da dire tanto sono conosciuti. Se i due Sagrantini "Rosso de Veo" e "Pagliaro" non ammettono discussioni, sorprendono piacevolmente il "San Valentino" e soprattutto il "Pipparello", mix di uve Sagrantino, Montepulciano e Sangiovese. Materico e possente, tannico e profondo, non si fa mancare una bella acidità e una sorprendente eleganza con un allungo finale importante. 

Il Fiano di Zampaglione
Finalmente... il Don Chisciotte... lo cercavo da qualche anno dopo essermi innamorato dei vini di Tenuta Grillo, ma non ero mai riuscito ad assaggiarlo.. Ne approfitto con la generosa e simpatica mini verticale offerta da Zampaglione, 2009-2010-2011. Vino più fresco e bevibile di quanto mi aspettassi, 10gg. sulle bucce, poi acciaio e vetro. Scelta voluta da Pierluigi, che lascia per ultimo l'assaggio del 2009, versione prodotta con la complicità del nipote Guido... vino decisamente più estremo, difficile, ricco di idrocarburi e note erbacee, quasi salmastro, torbido alla vista... due impronte stilistiche differenti, entrambe a loro modo interessanti, anche se l'estremismo di Guido conferisce al vino una marcia in più. Mancano pochi minuti alla chiusura, molti banchi sono ormai vuoti e anche i vignaioli ormai se la sbevazzano... Vorrei riuscire a passare da Andrea Tirelli e da Redondel ma non c'è tempo e risulta inutile cercarli... mi ritrovo così davanti alla bella e solare faccia di Anna Martens, e allora che Vino di Anna sia.. sorsi accompagnati dal simpatico slang di Anna, vignaiola di origini australiane con la Sicilia nel cuore e nello spirito. Ottimo il rosso "Qvevri" da uve Nerello in purezza. Fresco, minerale, speziato. 

Fine dei giochi....due passi in enoteca, ma é rimasto molto poco... non mi resta che cedere il volante alla mia compagna e battere in ritirata... piuttosto lenta a dire il vero, considerando il flusso di auto in uscita dalla fiera di Verona. Mi chiedo se abbia senso concentrare queste fiere nello stesso week-end e nello stesso luogo... penso al traffico, al pubblico che si divide, ma anche ai produttori "naturali" ormai "separati" in tre festival differenti... Personalmente credo sia giusto così... trovo sia corretto soprattutto oggi con il Vivit sempre più in ascesa, che Vinnatur e ViniVeri mantengano orgogliosamente il loro originario ruolo di anti-Vinitaly... anche questa a suo modo una forma di eno-dissidenza a cui non voglio di certo mancare!! 

Alla prossima fiera e un saluto affettuoso a tutti quelli da cui non sono riuscito a passare...

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...ritroverete in questo sorso di Gattinara un vino autentico… Il collegamento imprescindibile di vigna, uomo e terra.

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Serdiana prov. di Cagliari, a pochi metri da dove nasce il vino status symbol dell'enologia sarda, troviamo una bella realtà di bio-resistenza contadina...

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

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Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

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...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

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Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

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...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

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CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

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Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.